È già domenica, il testo dedicato a Gabriele Sandri recita: “Dormi sorridendo, dormi dolce come sei… Il cielo è azzurro sopra noi, è gia domenica, le ali spiegherai… E ovunque tu sarai un aquilotto in volo…”.

Quella di 14 anni fa, fu per Gabriele Sandri l’ultima domenica vissuta in questo mondo. Fu la domenica in cui Gabriele Sandri fu strappato ingiustamente e violentemente da questa terra. L’ultimo saluto alla sua famiglia prima di recarsi allo stadio, senza poter mai più fare ritorno a casa. Quella di 14 anni fa, fu per Gabriele Sandri l’ultima domenica perché qualcuno, per incompetenza, follia e imperizia, gli spezzò la vita in modo atroce.

Alle 9:18 un colpo di arma da fuoco esploso da Luigi Spaccarotella, agente della Polizia stradale, uccise Gabbo. Sparò da circa 50 metri, dall’altra parte di un’autostrada. Avrebbe potuto fare una strage ancora peggiore colpendo un’auto in corsa e, purtroppo, ha causato una tragedia uccidendo un ragazzo innocente. Spaccarotella fu inizialmente condannato a 6 anni (omicidio colposo), ma la pena fu portata a 9 anni e 8 mesi in secondo grado (omicidio volontario con dolo eventuale). Era entrato in carcere nel febbraio del 2012, quando la Cassazione aveva emesso la sentenza definitiva. Il 6 novembre 2017, a soli 10 giorni dall’anniversario della morte di Gabbo, gli venne concessa la semilibertà.

Quel giorno 11 novembre 2007 resterà per sempre tra le pagine più nere della storia del calcio italiano e non solo. Un innocente fu ucciso da un colpo di pistola folle e avventato sparato da un agente che non sapeva fare il proprio lavoro. Un agente al quale è stata purtroppo concessa la semilibertà. Questa avventatezza e idiozia fu riconosciuta dall’allora capo della polizia Manganelli, come ha ricordato il papà di Gabriele Sandri, Giorgio.

Gabriele non era un facinoroso, ma un appassionato di calcio e innamorato della sua Lazio, che seguiva in casa e in trasferta. Si recava in trasferta di certo non per creare problemi, ma per incitare la sua squadra del cuore e passare alcune ore di spensieratezza con gli amici. Amore e spensieratezza che gli sono stati tolti in quel modo così vile e atroce.

Caro Gabbo, ovunque tu ti trovi, ovunque tu stia suonando ora, ovunque tu stia aspettando la partita della tua amata Lazio, ti giunga, in questa tristissima ricorrenza, il saluto di tutti quelli che, nonostante il passare inesorabile del tempo, mantengono vivo il tuo ricordo. Da Nord a Sud, tutti uniti nel nome di Gabriele Sandri, con l’auspicio che non succederà più nulla. L’11 novembre non sarà purtroppo una data come le altre. Eppure, in tutto questo, Gabbo è riuscito a unire tutte le tifoserie, anche quelle più avverse.