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PORTIERI

SZCZESNY 6,75 Stagione a doppia faccia. Pressappoco da dividere a metà. Agli albori, poche storie, da immolare a San Jashin come sacrificio purificatore per tutta la categoria degli “estremi difensori”. A poco a poco il polaccone si riprende ed arriva in fondo all’anno con una serie di paratone salva risultato, degne dei migliori numeri 1 juventini. Un quarto di punto in più per la tenuta psicologica, anche se le papere di Udine e di Napoli fanno fatica a perdersi nel vento.
PERIN 6 Dodicesimo per contratto e per presenze. Nulla di eclatante e nulla di disdicevole, sta al suo posto con educazione e senza troppo disturbo. D’altra parte non è mica Gigi che va a giocare in serie B pur di non fare la riserva.
PINSOGLIO S.V. Ma dov’è Carlìn? In panca a tifare, con il sole e con la pioggia, col vento e con l’afa, col freddo cane e con l’umidità. Non para mai, ma non perde occasione per confortare e sdrammatizzare. 10 e lode nelle pagelle del mio cuore.

DIFENSORI

ALEX SANDRO LOBO SILVA 5,25 Ciò che per le coppie è valido per il settimo anno, per il difendente paulista scatta al sesto. Troppe volte aleggia sul campo lo spettro del primo Alex Sandro, quando si pensava di avere uno dei più forti laterali del mondo. Un numero di partite anonime da perdere il conto; una serie di esterni alti persi per strada, numerosi come le stelle del cielo. Della serie: se qualcuno lo vuole, saluti a casa…
BONUCCI 6,50 La butto lì: vuoi vedere che gli Europei vinti lo hanno sbiellato e sfibrato? Per carità, l’esperienza è talmente spessa da sopperire in ogni momento topico, ma accumula lentezza a macchinosità nel palleggio e si dimentica sovente negli spogliatoi la spingarda per i lanci che lo hanno reso famoso nel mondo. Riceve anche un premio prestigioso, segno evidente che di difensori che ho conosciuto, prima che il calcio implodesse in uno sport di “amiconi”, non ce ne sono più.
CHIELLINI 6 Per forza, non posso esagerare col voto, visto che fa spesso il “capitano non giocatore”, una sorta di Pietrangeli mutuato dal tennis. Si nota più sovente a chiacchierare amenamente col mister ed a ridere con tutti quelli che incontra, dentro o fuori dal campo, che a contrastare l’attaccante di turno come solo lui sa fare. Che stia attendendo la vacanza di qualche sedia importante e tiri avanti dando retta agli acciacchi il meno possibile?
DANILO 7 La scoperta del guerriero. Pare che una sera di Champions, abbia visto su SKY un paio di giocate di Cancelo con la maglia del City e da quella sera si sia detto: “Ed io devo essere da meno di quello là?” Detto, fatto. La Juve oggi può contare su un esterno che gioca sia a sinistra che a destra, ad un centrocampista aggiunto davanti alla difesa, ad un fluidificante con la licenza dello “schoot” da paura. La sorpresa della prima parte della stagione é subito notata da quella gran meretrice di Eupalla, che lo costringe ad un lungo recupero da un infortunio.
DE SCIGLIO 6,25 Ha un difetto strutturale che lo penalizza: non fa mai parlare di sé perché al centro di polemiche. In altri termini, è un bravo ragazzo, schivo ed educato, quindi facile bersaglio dei criticoni in cerca di capri espiatori. Il suo, quando chiamato in causa, lo fa ed anche bene, senza esaltazioni da soldato ubriaco mandato all’assalto, anzi dimostra di essere in possesso di ottimi fondamentali, come il controllo di palla, che potrebbe insegnare a tanti compagni più quotati e pagati.
‘de LIGT 7,25 Se si rigiocasse Ajax – Juventus andata dei quarti di finale di Champions League 2018, CR7 non sarebbe libero di battere a rete in tuffo, bevendosi il difensore. Eh già, perché quel difensore, oggi non glielo permetterebbe, perché quel difensore sarebbe de Ligt. Il de Ligt che sta imparando la lezione italiana del grande centrale della difesa, al cospetto dei docenti di Cambridge della materia, Bonny e Chiello. Nelle ultime 5 o 6 partite il numero degli errori sull’uomo è praticamente zero. Da incorniciare e far rivedere a Coverciano la marcatura adottata su Vlahovic, una sorta di “nontifacciovederebiglia” che il viola si ricorderà per tutta la vita.
JUAN CUADRADO 7 Juanito de mi corazon. Con lui la regia si defila sulla fascia destra, un po’ come se un direttore d’orchestra si mettesse a dirigere in mezzo ai violoncelli. Oddio, sono sempre di più gli incontristi che non abboccano alle sue finte, ma alla fine li sfianca con la continuità. E’ vero che è un poco costretto per motivi tattici a presidiare la metà campo amica, piuttosto che partire in avanscoperta, ma quando mette in mezzo un cross o quando si accentra per riempire gli spazi della terra di mezzo, il repertorio resta di prim’ordine. Non perde il vizio di provare e trovare reti con traiettorie impossibili (Terracciano lo sa).
PELLEGRINI 6,5 L’operaio dell’ultima ora che si merita il salario intero, equiparato a quello degli operai di primo mattino. Gli viene data una chance e se la gioca alla grande. Al secondo giro, si prende la posta intera e diventa titolare. Sarà anche per la quotazione in discesa di Alex Sandro, ma il ragazzo ci mette del suo, per la felicità di Allegri.
RUGANI S.V. Mister 3 milioni, senza colpo ferire o quasi. Bella la vita, eh! Per vederlo giocare si deve verificare una congiunzione astrale tra Venere (Persico) e Cassiopea, con l’influsso dei Pesci a nuoto nell’Acquario. E meno male che queste congiunzioni nefaste non sono numerose. La grande specialità della casa sta nel marcare l’avversario da dietro e spingerlo come in una mischia da football americano e se l’attaccante impara a fare perno sul busto di Rugani, ciao Rugani. E ciao difesa della Juve.
DE WINTER S.V. Una sola partita contro il Malmoe a qualificazione straottenuta. Una settantina di minuti di appoggi indietro, mentre la gambe facevano “giacomo giacomo”. Eh, ma ha 19 anni…Vero, però quando Cabrini è entrato in campo quella domenica, ci siamo accorti subito che era un campione. Anche se aveva solo 19 anni, come De Winter…

CENTROCAMPISTI

ARTHUR MELO 4,75 Mi assale spesso un incubo notturno, in cui in una città costiera ai tempi di Roma Antica, in un mercato di schiavi, un venditore proclami a voce alta le qualità di una sua “merce”, dicendo che è svelto nel palleggio, restio a perdere la palla, brasiliano puro sangue e così via. Ma nessuno lo compra. Perchè? Perchè fa il regista e non è capace. Sia chiaro, è solo un sogno, ma assomiglia tanto a… Sfido che dopo averlo ammirato in un paio di partite a qualche magistrato venga voglia di immaginare qualche strana plusvalenza. Davvero ha il passaporto verdeoro? Chiedo per un suo estimatore, ormai senza capelli da tanto che se li è strappati.
BENTANCUR 5,25 Don Rodrigo in versione convocazione dal Conte Zio, con le orecchie basse e il cappello in mano. Nelle sue presenze in campo fluttua dal Bandolero Stanco a Torero Camomillo, senza una lievitazione che una e guardandosi bene dal tirare in porta. E’ al capolinea dell’avventura in bianconero, tanto non si cava di più e di meglio. E pensare che ci avevamo creduto. Che delusione…
CHIESA 7 L’altra faccia della moneta spesa agli Europei, vedere Bonucci. Già nella scorsa stagione si intravvedevano le qualità del Federico, ma dopo la vittoria europea è tornato a casa un giocatore più maturo, più consapevole, più ripulito da leziosità. Peccato che sempre quella cortigiana di Eupalla diventi invidiosa degli eroi così motivati e lo metta fuori uso dopo la notte orribile di Londra. Sta tornando a breve e non ce n’è per nessuno.
KULUSEVSKI 5,25 Tra lui e Chiesa, i Pink Floyd si ispirerebbero per un altro “The dark side of the moon”. Gli opposti in tutto e per tutto. Tanto chirurgico il figlio d’arte, tanto casinista lo svedese cossovaro. Tanto risoluto l’italiano, tanto macchinoso Dejan. Certo, a sentir pronunciare il cognome vengono in mente steppe siberiane dove farlo correre, libero e bello. Ah, già, arriva dalla Svezia. Quindi se lo facciamo correre nella tundra, cambia qualcosa?
LOCATELLI 6,50 Il migliore del centrocampo e mi viene subito da pensare alla pubblicità il cui slogan è: “Ti piace vincere facile!” E’ sempre questione di motivazioni: famiglia juventina, juventino lui, brividi e lacrime alla prima maglia indossata e via…là dove ti porta il cuore. Riconoscente, da juventino torinese, per il goal nel derby. Ogni giocata non è mai banale, ma sempre volta a mandare in avanti un compagno. Di prima o al massimo a 2 tocchi, con Arthur che studia a bordo campo, con profitto quasi nullo.
McKENNIE 6,50 Rispolvero il vecchio mantra: McKennie deve sempre giocare! Lo usavo con Pirlo, si adatta bene con Allegri. Perché? Perché è l’unico vero incursore in rosa, incontrista dall’intervento pulito, pronto a ripartire una volta artigliata la palla, pericoloso in percussione ed in progressione. Non ostante la statura non elevatissima, è il miglior colpitore di testa di tutta la squadra. Ecco perché McKennie deve giocare sempre… non vi pare?
RABIOT 5,00 Pieno, senza resti, meritato. Il rallentatore applicato alla capacità immediata di capire il momento tattico. Resterà per sempre impresso nella mia mente la perorazione di Szczesny a Rabiot su dove stare in area sul corner milanista per marcare Rebic, talmente compresa al volo che il Milan pareggia, colpo di testa di…Rebic. A Venezia impiega un quarto d’ora abbondante per capire che il secondo tempo è iniziato. Quando se ne accorge, gli arancioneroverdi hanno impattato di già e buonanotte alle gondole. Dice di essere felice a Torino: sfido io, a 7 milioni all’anno, con mamma al seguito e partite finite con poche stille di sudore sulla maglia…e tanti tifosi con l’anello al naso. Per fortuna, non tutti.
RAMSEY 4,00 Non calco la mano per le prestazioni discutibili, per i presunti infortuni, miracolosamente evaporati nella sua nazionale, per l’ingaggio faraonico privo di senso. Ciò che mi indigna è l’assoluta assenza in fatto di squadra, di Juventus. Separato in casa per 29 giorni, eccetto quello in cui arriva il bonifico. A Londra dovrebbe giungere un’istanza di risarcimento danni. Se proprio ci dobbiamo accontentare, a Londra spediamo il gallese. Così potrà ringraziare Paratici di persona.
MIRETTI S.V. Per il momento siamo ancora fermi al racconto ai nipoti quando sarà nonno.

ATTACCANTI

CRISTIANO RONALDO 9,00 “Cinque minuti e poi…” cantava Maurizio allo sfiorire degli anni ‘60. Cinque minuti a Udine che avrebbero potuto cambiare non solo il risultato della partita, ma anche l’inizio del campionato della Juve e forse la permanenza di CR7 a Torino. Ma c’era quell’aggeggio diabolico chiamato V.A.R. a stabilire che un gomito di Ronaldo era in fuorigioco al sopraggiungere del pallone, follia schierata contro lo spirito del gioco del football (volutamente in inglese). Tutto il resto è silenzio. Grazie di tutto, dei 100 goal ed oltre; dell’aver tolto tante di quelle castagne dal fuoco da poterle vendere all’ingresso dello Stadium come fanno i caldarrostai; di aver diviso e condiviso gare insieme a giocatori non all’altezza dei Benzema, Casemiro, Kroos e compagnia cantante. Te ne vai con due scudetti, una Coppa Italia ed una Supercoppa, ma senza quella “maledetta”, obbiettivo inseguito col tuo ingaggio. Grazie di tutto, CR7, senza rancore.
DYBALA 5,50 A mezzo servizio, forse anche meno, per via di infortuni e facezie simili. Quando gioca non brilla, anche se piazza un paio di reti alla sua maniera solita, cioè di sinistro a cercare l’angolino rientrando verso il centro. Certo che se dovessimo sempre aspettare che stia bene e che gli permettano di battere a rete, potremmo diventare non dico vecchi, ma attempati. Il bello (o il brutto, fate voi) è che anche la dirigenza si sta ponendo simili quesiti e il contratto può attendere. Può una società che punta sempre al massimo affidarsi ad un campione discontinuo, spesso assente e con tempi biblici per riprendersi? Non mi si venga a dire che ha avuto il Covid, che è già passato un anno ed il Covid non se lo ricorda neanche di striscio. Contratto firmato? Parametro zero evitato.
KAIO JORGE 5,25 Il quinto uomo per l’ultima sostituzione, possibilmente a tempo abbondantemente scaduto. E dire che il mister lo ha battezzato come un tipo sveglio… Gioca a Venezia per la solita indisposizione di Paulino, ma non brilla. Sarà che è difficile brillare in una squadra già opaca di suo. Non gli ho visto fare un tiro mai e se si gioca di punta e non si tira mai, vengo sommerso da dubbi enormi. Nella storia della Juventus, i brasiliani non hanno mai risaltato particolarmente e Kaio Jorge si sta adeguando.
KEAN 6 Almeno lui qualche goal lo ha fatto. E in un attacco asfittico all’ennesima potenza è già qualcosa. Si deve affinare su tutta la linea, ma sta imparando a muoversi in senso tattico, sotto la guida del mister. Sta studiando da seconda punta, come prima sa già come funziona. Certamente è il Millenial che più promette. Crediamoci.
MORATA 6,5 A Milano direbbero: “El segna semper lu” Se non segna lui, chi lo può fare? A certuni tifosi, arciconosciuti per la loro sagacia tattica, viene da stracciarsi le vesti considerandolo punta centrale e fermadosi lì. In realtà Alvarone fa tutto, là davanti. Ha una metà campo a disposizione, parte da lontano, fa a sportellate col difensore che picchia di più, crea spazi per gli inserimenti (di chi?). Non ha tempo per fare quella che è la sua specialità: occupare d’improvviso lo spazio nell’area piccola e bruciare difesa e portiere. Veramente appena gli capita sono reti, come a Napoli, come col Malmoe, come a Venezia. Peccato che quei tifosi, famosi per la loro capacità di lettura tattica, non se ne accorgano. Sarà solo distrazione?

ALLEGRI 6,75 Vorrei dargli 7, per i miracoli che è tenuto a fare, ma talvolta i miracoli non riescono perfettamente e quindi mi fermo un pelo più sotto. Il presidente in primavera gli prospettava ben altro scenario, da quello che si è palesato all’apertura della stagione. Un conto poi era la Juve CON Ronaldo e un altro conto è la Juve SENZA Ronaldo. Al pronti via si è reso subito edotto che gli ingredienti non erano proprio quelli della “haute cuisine”, soprattutto nel settore nevralgico del campo. Ha pagato lo scotto di una rosa non sua o per lo meno trovata senza mettere becco. Ha subito 5 sconfitte in breve tempo, umilianti anche come con l’Empoli, il Sassuolo o il Verona. Poi, ha iniziato a sistemare la difesa, a dare una parvenza di continuità agli stessi interpreti a centrocampo, a cambiare modulo piegando su un 4 – 3 – 3 più libero del paludato 4 – 4 – 2. Insomma ha dato spazio ad una evoluzione che ha portato la squadra, ancorché non eccelsa nei quadri e nell’assemblaggio di essi, a risalire la china e ad affacciarsi in posizioni più consone al blasone. Non si deve dimenticare che in Champions League il cammino è stato convincente, anche con un pizzico di fortuna, che non guasta mai. Il primo posto nel girone a spese di un Chelsea campione uscente, non ostante una scoppola storica a Stanford Bridge, ha il sapore del risultato inatteso e il sorteggio (dal parto problematico come si ricorderà) con il Villareal, al netto della pericolosità sottintesa di una compagine iberica, autorizza un minimo di ottimismo verso i quarti di finale. Il lavoro è ancora grande e si vedrà subito alla ripresa del campionato a che punto di amalgama si trova la Juventus. Ci sono subito scontri diretti di importanza capitale, la finale di Supercoppa e la novità di un girone di ritorno asimmetrico. Le studiano tutte, ma sempre meno di quelle che deve studiare Max per ottenere il meglio dai suoi e non è detto che sia sufficiente…