Oggi è il compleanno di Diego Fuser, uno dei centrocampisti italiani più forti a cavallo del nuovo millennio.  Qualche mese fa abbiamo avuto il piacere di parlare con Fuser durante il programma “Taca La Marca” in onda su Radio Musica Television è intervenuto. L’ex centrocampista di Torino, Lazio, Roma e Parma, tra le altre, si è soffermato sullo stato di crisi del calcio e su tanti altri temi.

L’intervista è di maggio, in piena pandemia, in attesa della ripresa del campionato. Eppure Fuser ha toccato tanti tempi di amarcord.

La ripresa: “La vita umana deve essere messa davanti a tutto. Se non c’è la possibilità di riprendere in sicurezza opterei per lo stop. È una situazione dura per tutti, ma non si può scherzare con la salute“.

Decurtazioni: “Bisogna mettersi anche nei panni dei presidenti che si trovano ad affrontare situazioni economiche difficili. È necessario stringere i denti e venirsi incontro“.

Esperienza Torino: “Ho esordito in Serie A nel derby, è un ricordo incancellabile, entrai in campo al posto di Leo Junior, partecipai insieme a Lentini alla rete del pari di Cravero. Giocare per il Torino era un sogno, visto che la considero una squadra fantastica“.

La Lazio dei giorni nostri: “Negli ultimi anni la squadra ha sempre fatto bene e non penso sia un qualcosa di passeggero. In questa stagione i biancocelesti possono giocarsi le loro chances per lo scudetto sino alla fine e porre fine all’egemonia della Juventus“.

Fiorentina: “Al Milan c’erano tanti fenomeni e giocavo molto poco, pertanto ho preferito cambiare piazza per dimostrare il mio valore. A Firenze sono stato molto bene e ricordo quel gol su punizione siglato contro la Juventus. Fu una stagione bellissima coronata dalla convocazione in nazionale“.

Derby: “Tra le tante stracittadine giocate scelgo il derby di Roma, che viene percepito dalle tifoserie già un mese prima della data fissata per l’incontro. Di derby della Capitale ne ho giocati molti e sono sempre stato sfortunato, ho colpito tanti pali, ricordo un tiro da lontanissimo che si stampò sulla traversa colpendo la linea di porta“.

Parma: “Andare via dalla Lazio in quel periodo è stato un pò strano, ma al Parma c’era una squadra fantastica e il segreto di quella compagine era che se non ci fosse stato un allenatore, avremmo vinto lo stesso“.

Malesani: “Lo reputo uno dei più bravi in assoluto ed era molto preparato su tutto“.

Zeman: “Con lui ho avuto un rapporto bellissimo, ho avuto la possibilità di imparare un nuovo ruolo e alla fine sono riuscito a ricoprirlo molto bene. È sempre stata una persona molto schietta, un vero personaggio. Ricordo che in un giorno di pioggia durante un allenamento un tifoso mi regalò un cappellino a forma di ombrello che si mise in testa facendoci ridere tutti“.

La scelta Roma: “Mi chiamò Capello chiedendomi di alternarmi con Cafu, visto che la Roma era impegnata anche in Champions League. Per i tifosi della Lazio non dovevo farlo, ma è un lavoro e va rispettata la professionalità“.

Somiglianze: “Il giocatore che mi assomigliava di più era Candreva ai tempi della Lazio. Grande gamba e capacità di tirare dalla distanza“.

Rivoluzionario: “L’allenatore che ha rivoluzionato il calcio e mi ha insegnato tanto è stato Sacchi. Provenendo dal Torino ero un po’ impreparato sul piano tattico ed andando avanti nella mia carriera mi sono sempre ritrovato con i suoi grandi insegnamenti“.

Euro ’96: “Ad Euro ’96 non ha funzionato il rigore di Zola e l’errore davanti alla porta di Casiraghi. Nel calcio c’è bisogno anche di fortuna, avevamo fatto molto bene. A mio avviso quella fu una nazionale molto sfortunata, magari a quest’ora staremo parlando di altro, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte“.

 

Vincenzo Di Maso