Lionel Messi è passato dal Barcellona al PSG dopo la scadenza del contratto con il club Blaugrana. Un addio che ha lasciato di stucco molti. Un epilogo, tuttavia, non inaspettato viste le premesse dello scorso anno.

L’asso argentino ha lasciato quindi il club Blaugrana dopo ben 20 anni di militanza, di cui 17 in prima squadra. Messi ha attraversato varie casi nel suo percorso con il Barcellona. Il campione argentino ha giocato con vari allenatori diversi per il Barcellona di cui, dopo la partenza di Iniesta, ne è stato il capitano.

È sempre stato aperto a nuove situazioni, nuovi allenatori, nuovi giocatori e, soprattutto, nuovi schemi di gioco. Ha iniziato a giocare con continuità nel 2005/2006, partendo però dietro a Ronaldinho, Eto’o, Larsson e Giuly. L’anno dopo è arrivata la promozione a titolare. Era tuttavia ancora Ronaldinho il calciatore che rubava la scena.

Solo nel 2007/2008 Messi è diventato vero e proprio leader Blaugrana, iniziando a segnare con continuità anche in Champions. Il primo Messi giocava più da seconda punta, partendo però dall’esterno. Il numero 10 era il fenomeno brasiliano. Con l’addio di Ronaldinho e l’avvento di Guardiola le cose sono cambiate.

L’argentino è diventato il fulcro del club catalano. In breve tempo si è trasformato in un calciatore totale. Basti pensare che Guardiola gli chiedeva anche sacrificio e fase difensiva. E la Pulga, poco più che 20enne, eseguiva le consegne alla perfezione. Con il passare del tempo, Messi ha poi affinato le proprie capacità realizzative. Dal 2008/2009 ha messo a referto numeri fuori dall’ordinario.

In seguito, Messi ha dovuto abbandonare il ruolo di falso nueve che lo ha portato a 91 gol in un solo anno, nel 2012, perché l’anno successivo non andava più come prima. Sì, avete capito bene: 91 gol in un anno!

Per rendere l’idea di quanto siano fuori dal normale i numeri della “Pulga”, due scrittori di calcio spagnolo, Andy West e Guillem Balague, hanno teorizzato la provenienza aliena del calciatore argentino.

La motivazione, l’ambizione, l’impegno, la leadership, l’intelligenza emotiva, i geni e la fortuna sono tutte qualità di un campione, su questo non c’è dubbio. Quello che però rende Messi un extraterrestre è che lui probabilmente le ha tutte quante insieme. Anche quello che è uno dei giocatori più forti della storia può essere capace di cambiare e di migliorarsi in ruoli diversi.

Il Messi 2.0, quello che ammiriamo già da qualche stagione, non è né un falso nueve né un esterno, ma un calciatore offensivo totale, che fa da punto di riferimento sulla trequarti. Avendo da poco compiuto 34 anni, la Pulga riesce comunque ad avere un raggio d’azione ampio, arrivando a dribblare sulla fascia e a fare uno-due con i compagni in varie parti del campo. Le cose sono cambiate dall’addio di Neymar, con l’argentino che è tornato a fare più dribbling.

Prima divideva il compito con O’ Ney, mentre adesso rimane lui il punto di riferimento a cui dare la palla e da cui aspettarsi uno contro uno continui. Non che altri compagni non siano eccellenti dribblatori, ma Messi si eleva e si è sempre elevato anche rispetto ad altri campioni Blaugrana.

Messi è stato il sole del Barcellona, attorno al quale gli altri pianeti ruotavano. L’argentino è colui che gestisce i ritmi e controlla la sua squadra e le partite come un navigato direttore d’orchestra. La metamorfosi totale, ovvero lo spostamento verso un ruolo da trequartista puro, potremmo averlo adesso, quando il suo fisico sta iniziando leggermente a calare.

In molti non notano questo calo, basandosi sui numeri. D’altronde i gol sono stati ben 69 nelle ultime due stagioni. Score notevolissimo per un giocatore che è oramai un trequartista. Eppure, rispetto a qualche annata fa, i gol sono diminuiti. Questo calo, almeno rispetto al leggendario livello raggiunto pochi anni fa, si è palesato in Champions.

Vero che il Barcellona si è notevolmente indebolito nelle ultime stagioni, ma l’argentino non ha più quella potenza atletica che ne contraddistingueva le prestazioni. Una squadra come il PSG potrebbe esaltarne le qualità. Eppure, nonostante la campagna acquisti faraonica, gli mancano uno Xavi e un Iniesta. Il centrocampo è il punto debole del club parigino, almeno per competere in Champions.

Messi ha tessuto le lodi di Marco Verratti, probabilmente il miglior centrocampista della squadra. Ma Verratti non è Xavi e nessun altro nel reparto nevralgico è Iniesta. Con lo spostamento di ruolo, la Pulga potrà dare assistenza al reparto ed è questa la sfida a cui è chiamato. Messi dovrà portare quella mentalità vincente in Europa a un club, di proprietà di un fondo sovrano, entrato nel grande calcio da circa un decennio, che ha un lignaggio tutto da guadagnare.

Vederlo in una squadra diversa dal Barcellona è davvero strano Molti in Inghilterra sostengono che non ne uscirebbe molto bene da una notte fredda e umida a Stoke. Secondo la maggior parte delle persone, invece, farebbe la differenza ovunque. Farla in Ligue 1 non è difficile. L’obiettivo è farla in Europa con la maglia di una squadra diversa dal Barcellona…