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Fino alla giornata precedente il derby di Milano, Gennaro Gattuso veniva incensato per le cinque vittorie consecutive e venivano messi in risalto alcuni accorgimenti tattici. Ricordiamo alcuni fermi immagine con la difesa perfettamente in linea, la squadra corta, i movimenti di Piatek, Paquetà che dettava il passaggio e si muoveva tra le linee, giusto per fare degli esempi.

In poco tempo, Gattuso è passato dall’essere “una garanzia per il futuro” all’ultimo dei brocchi. La verità chiaramente sta nel mezzo. Vediamo quindi cosa è possibile imputare al tecnico del Milan.

In primo luogo, pur sacrificando l’Europa League, la squadra è arrivata stanca a primavera inoltrata. Gli infortuni hanno indubbiamente avuto un loro peso, non ultimo quello di Paquetà, che ha tolto brio, qualità, imprevedibilità e geometrie al centrocampo. Ma nel periodo d’oro, c’erano comunque forti perplessità sul fatto che giocassero sempre gli stessi, ovvero quei 14-15 giocatori principali. A centrocampo è stato deciso di non reintegrare Montolivo, mentre Mauri e Bertolacci non sono al livello dei titolari, per usare un eufemismo. Ma un maggiore turnover, a costo di perdere qualche punto, avrebbe preservato la squadra da questo calo fisico. Magari il Milan avrebbe recuperato adesso qualche punto perso prima.

In secondo luogo, la difesa non ha mai convinto. Gattuso ha subito pochi gol nel periodo favorevole perché il Milan difende con molti uomini. Stesso discorso per Soslkjaer allo United, poi là i nodi sono venuti al pettine. Con il calo fisiologico di Kessié e Bakayoko in alcune partite, è venuta in parte meno la diga e i centrali sono stati sollecitati. Romagnoli non è Nesta e gli errori li commette, ma è colui che regge la difesa. Ma perché preferire quasi sempre Musacchio a Zapata? Caldara è stato scambiato con Bonucci, per un investimento importante: possibile che dopo una stagione, fermo restando l’infortunio, non sia pronto per giocare titolare?

Senza Paquetà il gioco è diventato spesso inconcludente. Dopo tanti passaggi in difesa, ieri facilitati dalla presenza di Reina, che ha piedi da centrocampista, si dà palla a un esterno, che cambia gioco o torna dietro. Non c’è sincronia tra esterni e terzini, con i tempi di passaggio e sovrapposizione che non coincidono. Al centro vi sono troppo spesso dei calciatori ben marcati, che non fanno movimento.

Paquetà è tornato da un infortunio ma, viste le performance dei compagni, perché non farlo entrare? Non sarà Kakà né il salvatore della patria, ma è nettamente il calciatore più talentuoso e creativo. Dall’altro lato, fermo restando alcune partite di livello, Suso è regredito. Spostato sulla fascia, lo spagnolo fa sempre quel tocco in più e, se non in forma, rischia di essere inconcludente e dannoso.

Cosa deve portare il mercato?

La vertenza con l’UEFA è ancora in piedi e, visti anche i dubbi sulla partecipazione alla prossima Champions, non è dato sapere il budget a disposizione di Leonardo e Maldini. Pensiamo piuttosto ai profili, a questo punto probabilmente con un nuovo allenatore in panchina.

Serve sicuramente un centrale di livello da affiancare a Romagnoli. A sinistra si auspica un terzino diverso da Rodriguez, mentre a centrocampo serve uno che sappia dettare i ritmi di gioco, ma abbia anche una buona corsa. Per intenderci, un elemento ben diverso dal flop annunciato Lucas Biglia. Paquetà sarà fondamentale e Bonaventura potrà essere un nuovo acquisto. Per quanto riguarda gli esterni, ne servirebbero due, di livello diverso rispetto a Suso e Calhanoglu, i quali sono comunque sacrificabili. Serve un esterno puro, rapido, forte nel dribbling, bravo a servire palloni e con capacità realizzative. Leonardo si sta muovendo in Brasile in tal senso. L’attacco invece va bene: tutto sta nel servire Piatek e/o Cutrone.