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Nella parte finale della scorsa stagione assistemmo al prevedibile attacco a Sarri ad opera di una parte (casualmente sempre la stessa) dell’illuminata stampa locale sportiva; le precedenti esperienze di Mazzarri e Benitez si sono ripetute a livello mediatico con puntualità di vichiana memoria ed il mister che sognava di arrivare (da solo, va ribadito) al “Palazzo” si è trovato ad essere il responsabile unico ed ingiustificabile del mancato scudetto.

Mentre il mondo intero ammirava il gioco del Napoli (definito da Guardiola di gran lunga il migliore in Europa) alcuni giornalisti attaccavano Sarri per la presunta incapacità nel gestire la rosa.
In particolare la critica più feroce riguardava il massiccio turn over in Europa e la scelta prestabilita di schierare sempre i titolari in campionato.

Stranamente, va sottolineato ancora stranamente, nessuno oggi pare accorgersi che Ancelotti, seguendo pedissequamente i diktat societari sta facendo lo stesso, invertendo però gli obiettivi stagionali.
Sarri decise di puntare tutto sul campionato mentre Re Carlo, su indicazioni pubbliche del Presidente, sta schierando sempre la migliore formazione in Europa ruotando tantissimo in campionato.
Mercoledì con la Stella Rossa sarà una gara decisiva per il prestigio e per il portafogli ma in campionato appare evidente che il bicchiere è mezzo vuoto.


Lo scorso anno di questi tempi gli azzurri erano primi a + 5 sulla Juve, oggi è malinconicamente già a – 8.
Cambiare 5 o 6 giocatori in una partita inevitabilmente toglie sicurezza ed equilibri alla squadra che certamente è meno organizzata e bella di quella di Sarri; ieri il centrocampo è stato modificato per 3/4 ed i risultati sono stati ahimè evidenti.

Ancelotti senza dubbio è uno dei migliori tecnici al mondo ma è evidente che sposando in toto la linea societaria (a differenza del suo predecessore) guarda al campionato come il momento giusto per far rifiatare i titolari schierando i giocatori che De Laurentiis ha pubblicamente chiesto di valorizzare.

Premettendo che tale politica non può agli occhi del tifoso essere mai condivisa (non si può accettare da tifosi di essere già così lontani a novembre) ma siamo sicuri che facendo giocare Diawara ed Ounas il loro valore economico aumenti?

In particolare va sottolineato appunto che quando si cambia così tanto la squadra perde i suoi equilibri e quindi si rischiano come ieri pomeriggio delle figure davvero brutte.
Lo stesso Zielinski, in uno stato di forma molto mediocre, è stato schierato per la prima volta centrale in un centrocampo a 4, in un ruolo inedito in cui ieri francamente non ha mai inciso.

Lo scorso anno l’ambiente era coeso e fiducioso perché ci credeva la squadra e ci credeva il mister che, come già scritto, in direzione ostinata e contraria ha provato a conquistare da solo o quasi il palazzo.
Ancelotti invece dall’alto dei suoi trofei ha sposato in piena una linea aziendalista protesa al passaggio del turno in Champions e ad una rotazione (direbbe Totò a prescindere) in campionato.
Il risultato è un distacco dalla prima già deprimente; il Napoli ruotando tantissimo in campionato ha rischiato abbastanza con squadre modeste come Empoli, Udinese e Genoa ed ha lasciato punti in casa della Samp (dove calcisticamente parlando hanno passeggiato cani e porci) e ieri ha onestamente fatto una prestazione piuttosto indecente, innanzitutto sotto l’aspetto motivazionale.

Se il messaggio che Sarri lanciava alla squadra schierando i titolari in campionato era chiaro (per buona parte della stampa napoletana, sempre la stessa) non si intuisce perché lo stesso ragionamento non vale per Ancelotti e le sue scelte in campionato.
La formazione si è rivelata già dalla lettura al San Paolo piuttosto ardita, mancava equilibrio a centrocampo, come del resto mancavano cattiveria e fosforo, ed il Chievo più modesto degli ultimi 10 anni con 0 punti in classifica per almeno 60 minuti non ha dovuto faticare nemmeno tanto a reggere l’urto blando, se non inesistente, degli azzurri.
Turn over a mio avviso scriteriato ed approccio pessimo: questi i motivi del risultato che dopo 24 ore si fatica ancora ad accettare.

Inoltre, è l’intera fascia sinistra (Ghoulam dove sei?) che inoltre si è rivelata confusionaria e mai incisiva a rendere ancora più impacciato il gioco che è apparso complessivamente scontato, quasi banale.
Nella ripresa perlomeno gli azzurri hanno deciso di provarci ma tra sfortuna e dubbie decisioni arbitrali il risultato non cambia e le facce dei 50,000 che hanno sfidato la bufera sono rimaste tristi ed incredule.
Un discorso a parte merita Milik.

Sosteniamo che al Napoli manca un centravanti di livello da 2 anni; Milik probabilmente oggi ha un problema soprattutto psicologico perché offre un rendimento non all’altezza e le tante voci sui presunti acquisti di un bomber certamente non lo aiutano.

Mertens ha tecnica da vendere ma se non segna sono dolori.
In conclusione, considerando che ai tifosi non si può chiedere di riempire lo stadio annientando i loro sogni, deve essere chiaro che il turn over di Ancelotti dovrebbe essere operato in maniera scientifica e non certo in modo così massiccio; personalmente credo che il Napoli non possa più permettersi il lusso (o forse il principio) di rinunciare contemporaneamente a Ruiz, Hamsik ed Allan a meno che non si decida scientemente di abbandonare ogni velleità in campionato accontentandosi di una qualificazione Champion’s anche a distanze già umilianti dalla prima in classifica.

Mercoledì c’è la Stella Rossa, il crocevia fondamentale della stagione; il passaggio del turno sarà fondamentale anche dal punto di vista economico perché vale almeno 20 milioni.
Onestamente, visto che a De Laurentiis non interessa né il record di punti né vincere ma solo andare avanti in Champions e valorizzare la rosa (ipse dixit), questi 20 milioni a cosa serviranno?

Lo stadio nuovo non si fa più, i famosi ettari sono evaporati fisicamente e negli articoli dei giornali, come la “scugnizzeria” ed il nuovo centro sportivo, a gennaio non ci sarà mercato e se Cavani vuole davvero tornare (il Napoli credo abbia un accordo di massima col calciatore dallo scorso luglio) dovrà convincere il PSG quasi a regalare il cartellino.

Mi sembra il ripetersi di quella storia gattopardiana: cambiare tutto per non cambiare niente.

Salvatore Menale