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Con ogni probabilità, senza la falsa partenza (6 punti in 8 partite), l’Atalanta avrebbe non solo distanziato il gruppetto in lotta per il quarto posto, che ha superato solo nelle ultime giornate, ma avrebbe addirittura insidiato la seconda piazza.

Ieri gli Orobici hanno certificato la loro prima, storica, qualificazione alla Champions League. In molti penseranno che questa qualificazione ha dell’incredibile ma, visto il trend dell’Atalanta nelle ultime stagioni e considerati i punteggi non altissimi delle rivali, questo risultato non deve sorprendere più di tanto. 60 punti nel 2017-2018 con l’Europa League giocata a certi livelli e 72 punti nel 2016-2017 sono stati il preludio a questa qualificazione.

Ma cosa ha distinto l’Atalanta rispetto ad altre squadre? Ci riferiamo ad esempio alla Lazio, alla Roma o al Milan in costruzione. È presto detto: Gasperini è da anni alla guida degli Orobici e ha svolto con pazienza il proprio lavoro, migliorando di anno in anno e sviluppando un gioco corale sempre più sincronico e affinato. Tutto ciò che Gasperini tocca si trasforma in oro. Poi i calciatori vanno altrove e quasi mai si confermano sui livelli espressi in nerazzurro.

Anni di lavoro, alla ricerca non solo della bellezza, ma anche della concretezza e della precisione, all’insegna della ricerca di una perfezione maniacale, hanno prodotto questo splendido gioiello. Il tutto nonostante una difesa e una fase difensiva rivedibili. Ma lo scopo dell’Atalanta è stato sempre quello di segnare un gol in più dell’avversario, anzi, vari gol in più dell’avversario.

Tolto qualche fisiologico harakiri, vedi proprio contro il Milan, la squadra di Gasperini ha mostrato costanza nel rendimento e nei risultati. E ha puntato al massimo sulla Coppa Italia. A inizio anno ha eliminato proprio la Juventus ed è arrivata vicino ad alzare un trofeo ambitissimo. E, allo stesso tempo, è riuscita a raggiungere il terzo posto, sfiorando i 70 punti, qualificandosi giustappunto per la prossima edizione della Champions League.

Cambiano gli interpreti, ma non l’andamento dei match. La squadra funziona alla grande anche quando manca qualche pedina importante. Nel match contro il Genoa, ad esempio, mancavano ben tre difensori, oltre al Papu Gomez. Nonostante il gioco non è stato fluidissimo, l’Atalanta ha mostrato qualità mentali da grande squadra, gestendo la partita e commettendo solo un paio di sbavature nel finale, una delle quali è costata in gol del 2-1.

L’Atalanta è diventata oramai una squadra capace di leggere le partite, di non farsi prendere dalle difficoltà e avere la meglio sfruttando risorse diverse. Anche quando non è assistita da una condizione atletica straripante, la squadra di Gasperini regge bene.

C’è da dire inoltre che grazie al lavoro di Gasperini molti giocatori sono indubbiamente migliorati. Gli esterni Gosens, Hateboer e Castagne sono migliorati molto a livello tecnico-tattico. I tre calciatori del centro Europa garantiscono un moto perpetuo sulla fascia e sono anche abili a servire le punte.

In attacco c’è poi la vena di uno straordinario Zapata, assistito da Gomez e Ilicic, due funamboli. Manca forse qualcosa a centrocampo, almeno in termini di alternative, ma l’Atalanta non ne ha risentito più di tanto. Le squadre di Gasperini volano nel girone di ritorno e l’Atalanta non ha giocato in Europa da settembre a maggio. Il prezzo per la preparazione anticipata  lo ha pagato a inizio stagione. Se nelle prime 8 giornate non avesse ottenuto solo 6 punti, ma avesse avuto un cammino appena sufficiente (tipo una media di un punto e mezzo a partita), la squadra di Gasperini avrebbe staccato il gruppetto per il quarto posto.

Non volendoci impelagare in valutazioni sulla qualità dei calciatori e sul valore tecnico della rosa, la differenza con il Milan o la Roma salta subito all’occhio. Gli Orobici hanno un gioco ben definito, che prevede una squadra corta, con movimenti continui dei centrocampisti e dei dei trequartisti/esterni. I terzini fluidificano con i tempi giusti e accompagnano l’azione in perfetta sincronia, cosa che invece non avviene con il gioco di Gattuso e non avveniva con quello di Di Francesco. Poi c’è Zapata, che con Gasperini è finalmente diventato bomber da 20 gol, che non si limita ad attaccare l’area, ma ha la capacità oculo-podalica per dialogare con i compagni e gioca a tutto campo.

L’Atalanta di Gasperini non è certo un fuoco di paglia, visti gli anni a questi livelli, ma una splendida creatura costruita nel tempo grazie a pazienza e competenza. Poi si sa che in provincia è tutto più semplice.