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Si fa presto ad utilizzare o abusare del termine “Garra Charrua” (il buon Lele Adani ne sa qualcosa), ma vi sono calciatori uruguaiani a cui la definizione calza a pennello. Nel novero di questi calciatori figura Rodrigo Bentancur. Il centrocampista della Juve si è meritato la celeberrima etichetta ai mondiali 2018, nei quali ha formato una grande cerniera di centrocampo assieme a Torreira.

Bentancur, classe ’97, ha passato una stagione alle spalle dei titolari, apprendendo dai campioni presenti nella rosa bianconera e diventando mano mano sempre meno invisibile.

Non sta studiando per raccogliere l’eredità di qualcuno, diventare il nuovo Pjanic, il nuovo Khedira o il nuovo Pogba. Vista la capacità di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, Bentancur è stato avvicinato a turno a tutti e tre i suddetti calciatori. Ma lui è semplicemente Rodrigo Bentancur, un centrocampista completo e versatile, dotato non sono della famosa “garra charrua”, ma impressionante dal punto di vista tattico. La partita contro il Manchester United ha diviso la critica. C’era chi lo criticava per qualche appoggio errato, così come chi lo esaltava per i movimenti difensivi e offensivi.

Ed è contro la Spal (siamo a novembre e Bentancur ha già superato le 10 partite da titolare) che ha dato un’ulteriore dimostrazione di crescita. Bentancur ha giocato un match “posizionale”, come voluto da Allegri, gestendo il gioco in maniera fluida e ragionata, ma non troppo compassata. La sua dota principale in fase di possesso è quella di riuscire a fungere da apriscatole non con percussioni o dribbling, ma in maniera ragionata, passaggio dopo passaggio.

Quello che sta impressionando nel Bentancur di quest’anno è la capacità di prevedere l’azione, capire dove arriva il pallone, giungendo ad anticipare l’azione e a prevedere l’inserimento degli avversari. Chiaramente con caratteristiche strutturali diversi, ma il suo ruolo di “prevenzione” ricorda molto quello di Jorginho con Sarri: due elementi dotati di fenomenali abilità nel leggere l’azione avversaria e i movimenti avversari.

E Bentancur non si limita a leggere l’azione o a dettare i ritmi di gioco, ma è anche bravo a fare da “collante” tra centrocampo e attacco. In Sud America questa funzione è chiamata di enganche, appunto collante. L’uruguaiano non è tanto tipo da inserimento (ma ha tutte le carte in regola per poter diventare molto pericoloso anche in zona gol), bensì è un elemento che con i suoi movimenti offensivi riesce a creare lo spazio per gli avanti. E quando in attacco hai gente come Dybala e Cristiano Ronaldo, un collante simile, giocatore a tutto campo, si rivela fondamentale.

Detto questo, Bentancur non è ancora un titolare fisso e deve migliorare ancora in molti aspetti (come tecnica pura e inserimenti, ad esempio). Ci sono tuttavia margini di miglioramento che, se completati, possono portarlo a diventare non sono un punto fermo dello scacchiere di Allegri ma anche tra i migliori centrocampisti in circolazione.