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Luciano Spalletti sarà ricordato per essere stato il tecnico che ha posto fine alle carriere di Francesco Totti e Dries Mertens con le maglia di Roma e Napoli. Il Capitano giallorosso si sarebbe comunque ritirato dal calcio giocato. Il belga è invece in attesa di una nuova squadra.

Le scelte del tecnico di Certaldo sono divisive. C’è chi lo difende perché avrebbe messo in primo piano gli interessi della squadra. C’è chi gli si scaglia contro per avere, invece, distrutto e umiliato due bandiere. Nella gestione della situazione vi sono analogie e differenze.

Se da un lato, Spalletti ha dimostrato di avere personalità e carattere per prendere decisioni così difficili, ciò che gli vengono contestate sono le modalità. Con Totti l’alea di polemica è stata tangibile. Il Capitano giallorosso accusò il tecnico di averlo spinto verso il ritiro. Il punto è che Spalletti lasciò la Roma contestualmente. Ritrovatosi in prima persona tra due fuochi, il tecnico ha risposto per tutti.

A Napoli, solo lo scontro tra De Laurentiis e parte della tifoseria ha impedito ai tifosi di reagire come i giallorossi all’addio di Totti. Palese che Mertens, calciatore più amato nell’era De Laurentiis, abbia rifiutato il rinnovo perché non ha avuto garanzie tecniche. L’offerta della società (rinnovo a 2,5 milioni) non è stata smentita. L’ex PSV non ne ha fatto una questione di “vil denaro” (cit.), ma voleva garanzie tecniche. Il tecnico è stato di avviso diverso.

A Napoli come a Roma è caccia al colpevole. Se nessuno ha detto bugie, la ricostruzione è lineare. Il Napoli gli ha offerto il rinnovo. Mertens ha voluto garanzie tecniche. Spalletti gli ha comunicato che non avrebbe potuto aspettarsi di giocare titolare o quasi. Quanto successo a suo tempo con Totti non lascia spazio a ricostruzioni, immaginazioni o congetture. I due non hanno lavato i panni sporchi in famiglia e lo scontro si è materializzato in ambito pubblico.

Nel rapporto tra Spalletti e Totti abbiamo avuto a che fare con episodi nevrotici. Litigi per nulla celati, riappacificazioni più o meno sincere, frecciate continue, ma di veri e propri chiarimenti nemmeno l’ombra. A Roma il culto di Totti è radicato dalla fine dello scorso millennio. Impossibile farsi voler bene dai tuoi tifosi se tratti il tuo capitano come uno qualunque davanti alle telecamere e non mostri pietà nei suoi confronti in allenamento.

Con Mertens c’è stato qualche screzio mediatico. Quando il belga parlò di “scudetto perso”, il tecnico rispose perentorio “Il campo ha detto che sono più forti gli altri. Altrimenti dica chi secondo lui è stato insufficiente, di chi è la responsabilità“. Alcuni giornalisti hanno parlato di “scintilla mai scoccata” tra i due e di “rapporto discreto”. Nulla a che fare con la situazione Totti, culminata, tra le altre cose, con le dichiarazioni dell’ormai ex moglie del calciatore, che definì il tecnico “Piccolo uomo”.

Ultima, ma non meno importante, considerazione riguarda il livello dei calciatori. Totti è uno dei migliori calciatori italiani di sempre. Mertens non è tra i primissimi calciatori visti in Serie A. La similitudine risiede però nell’amore della piazza. Tolto Maradona, ben pochi calciatori sono entrati in simbiosi con la piazza napoletana come il belga…