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Questa estate, come non succedeva da tempo, abbiamo assistito ad un valzer vertiginoso di allenatori che ha modificato radicalmente la geografia delle panchine in serie A.

Tanti colpi di scena come il ritorno di nomi illustri (da Spalletti a Sarri, da Mourinho ad Allegri), sfide difficili (Simone Inzaghi all’Inter), allenatori in rampa di lancio approdati in piazze ambiziose (Italiano alla Fiorentina, Juric al Torino) e poche conferme (Pioli e Gasperini su tutti).

C’è molta attesa e grande curiosità per la stagione che sta per iniziare. Tutte queste novità in panchina faranno aumentare l’appeal e la competitività del nostro campionato. Il dato oggettivo che emerge tuttavia è che le società più blasonate hanno deciso di puntare sull’esperienza e non sui profili emergenti. Uno su tutti Roberto De Zerbi.

Un tecnico capace, ambizioso che è riuscito, nei tre anni trascorsi a Sassuolo, a consolidare una realtà emergente a ridosso delle grandi squadre. Un allenatore a cui è sempre piaciuto imporre il gioco, giocarsela con tutti, che ha portato valore al suo club in termini sportivi ed economici valorizzando tanti giovani come Sensi, Berardi, Locatelli, Raspadori e creando una mentalità vincente.

De Zerbi è un tecnico sicuramente anticonformista, a suo modo rivoluzionario che non ama scendere a compromessi. Un Mister con tutte le carte in regola per essere appetito dai top clubs italiani che invece lo hanno ignorato preferendo investire sull’usato sicuro.

Ora l’esperienza in Ucraina con lo Shakhtar Donetsk per il tecnico bresciano. Una sfida esaltante, stimolante a partire dai preliminari di Champions League in cui è già stato protagonista ieri sera nella sfida vinta in rimonta per 2-1 sul campo del Genk.

In bocca al lupo Roberto!

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