I 92 anni di Boniperti: “La Juve è qualcosa di radicato”

Raccontiamo "lo Juventino del secolo", Giampiero Boniperti, un uomo che ha scritto la storia della Juve sia da giocatore che da presidente

Compie oggi 92 anni Giampiero Boniperti, una delle figure più importanti della storia bianconera. Una storia che Boniperti ha scritto sia da giocatore che da presidente.

Un emblema zebrato, un uomo che si è dedicato alla Juventus sin da quando ha esordito in Serie A, nel 1947, diciannovenne, contro il Milan, acquistato per 60.000 lire.

«La Juve, il sogno della mia vita – ha dichiarato in un’intervista – avevo in quegli anni un solo desiderio, giocare una partita di Serie A con la maglia bianconera: me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444». «Ho avuto tante offerte. Inter, Milan, Roma, il Grande Torino. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: “Commendatore” – gli dissi – sono della Juve, non posso”».

La sua carriera da calciatore, durata sino al 1961, è stata condita da cinque Scudetti, due Coppe Italia, capocannoniere con 27 gol nella stagione 1947/48; e tra l’altro sino al gennaio 2006 è stato in vetta alla classifica dei marcatori bianconeri di tutti i tempi, battuto dal solo Del Piero.

A riguardo ha raccontato: «Le trattative furono brevi; io avevo firmato il cartellino per il Momo ma, sentimentalmente, il mio cuore era per la squadra del mio paese, il Barengo, e desideravo che, nel passaggio alla Juventus, anche quella società avesse qualche guadagno. Andò a finire così: prezzo di acquisto 60.000 lire; 30.000 furono per il Momo e 30.000 per il Barengo, in scarpe, maglie e reti, di cui avevano bisogno. Io, mi accontentai dell’onore. Furono gli amici a leggermi la Juve del quinquennio come se fosse un romanzo d’avventure. Il fenomeno di casa, però, era Gino, mio fratello. Solo che fumava come un turco. Sarebbe diventato un fuoriclasse. Ha fatto il radiologo. Me l’ha portato via un tumore. Feci il provino in Piazza d’Armi, dove si allenavano i ragazzi. Borel venne a vedermi. Poi, entrò in campo. Mi lanciava la palla. Di destro: pim, di sinistro: pim. Chiamò il dottor Egidio Perone, medico di Barengo e tifosissimo della Juventus, e gli disse: “Portamelo ancora domenica, così lo faccio giocare nelle riserve prima della partita con il Livorno”. La domenica, era il 22 maggio 1946, tornammo a Torino. Sulla Topolino del dottor Perrone. L’appuntamento era allo Sporting, il tennis club, dove i giocatori mangiavano, prima di andare, a piedi, al Comunale. Vidi per la prima volta Sentimenti IV e Rava, Parola e Piola, Varglien II e Locatelli, Coscia e Depetrini, insomma conobbi la mia Juve. Poi andammo al campo: l’avversario era il Fossano e mi marcava un giocatore vero, anche se un po’ in là con gli anni. Era stato lo stopper del Torino. Vincemmo 7-0 ed io segnai sette goal. Carlin, storico giornalista di “Tuttosport”, scrisse: “È nato un settimino”. La Juve, con Volpato che era il responsabile del settore giovanile, mi fece firmare il cartellino nel sottopassaggio che portava agli spogliatoi».

Bene anche in nazionale dove ha collezionato 38 presenze e 8 reti.

Numerosissimi anche i titoli vinti da presidente della Juventus (dal 1971 al 1994): nove Scudetti; una Coppa dei Campioni, due Coppe Uefa, una Coppa delle Coppe, una Coppa Intercontinentale (nel 1985 e lo stesso anno anche la SuperCoppa).

Boniperti è sempre stato sempre apprezzato per la sue idee chiare, l’umanità, l’ironia e i toni diretti. Famoso anche per la sua scaramanzia: celebri i suoi “rituali”, dalle dita incrociate in odore di rete alle sue fughe dalla tribuna alla fine del primo tempo per seguire l’andamento della partita in auto, alla radio.

Uno juventino doc prima di tutto il resto che non a caso è stato eletto juventino del secolo in un sondaggio promosso per il Centenario della squadra.

Celebri ovviamente le sue frasi, su tutte quelle che costituisce il credo dei tifosi juventini: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Frase che è stata stampata sul colletto della maglia bianconera nella stagione 2013-2014.

Indimenticabile nel 2011, sottobraccio ad Alessandro Del Piero, quasi 400 gol in due, illuminato da un taglio di luce bianca, che raggiunge il centro del campo del nuovo Juventus Stadium appena inaugurato, accolto da una standing ovation. In mezzo non una, ma due vite. Una da giocatore, straordinaria. Una da presidente, formidabile.

Alessio Maria Giannitti

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