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In prima linea sempre, Luca Marelli è un ex arbitro che, in fondo, non ha mai smesso di esserlo. Il suo ruolo all’interno di DAZN gli ha regalato adrenalina, perché un conto è dire la propria opinione quando i giochi sono fatti, un conto è continuare ad “essere arbitro” e dare la propria opinione pochi secondi dopo un contatto o un episodio dubbio, senza paura del giudizio e vivendo la “sensazione” come se fosse in campo.

Luca Marelli si è creato un ruolo forte, scevro da condizionamenti, abbandonando i “forse” nel giudicare quello che accade in partita. Un compito molto difficile, quasi temerario nella nostra realtà pallonara; talmente divisivo da averlo fatto finire in tendenze per venti volte su trentotto partite di campionato. Un modo diverso di vivere “il mestiere più difficile del mondo” che, nel rettangolo verde o da commentatore, Luca Marelli ama in egual misura.

Una passione per il calcio e per l’arbitraggio che emerge anche dalle sue parole, nell’intervista esclusiva che ci ha rilasciato, dove ha spaziato a 360 gradi su passato, presente e futuro della classe arbitrale.

Partiamo dal VAR: tirando le somme dopo tanta sperimentazione e aggiustamenti, è un aiuto o destabilizza l’arbitro?

“Visto dalla prospettiva dell’arbitro è sicuramente un aiuto. Io avrei pagato, ai tempi in cui arbitravo, per avere un ausilio ed evitare tanti errori che sono nella natura dell’uomo. Non c’è conflittualità tra le parti, anzi. Gli arbitri vedono il VAR come la possibilità di avere una seconda chance, la possibilità di sistemare un errore. Sanno che un errore li penalizza, come è giusto che sia, ma hanno meno pressione perché sono consapevoli che le possibili sviste non influiranno sull’esito della partita”.

Nel tempo si sono create due correnti di pensiero. Chi pensa che il VAR debba essere “oggettivo”, intervenendo solo su fuorigioco e goal line technology, e chi pensa che invece debba intervenire in maniera “soggettiva“. Qual è l’opinione di Luca Marelli in tal senso?

“Il VAR deve rimanere anche soggettivo, io sono assolutamente a favore di questo perché preserva la regolarità del gioco stesso, basti pensare ai contatti che non vengono visti e che solo all’intervento esterno vengono poi rettificati. Bisogna però implementare la possibilità di intervenire sulle situazioni soggettive. Io, ad esempio, interverrei sul fatto che il VAR possa entrare in gioco anche su un contatto visto dall’arbitro in campo, il “visto e valutato” per intenderci, cosa che al momento non può accadere. Sono convinto che si interverrà ancora per migliorarlo perché, in fondo, il sistema è ancora “giovane”, ha solo cinque anni. Sembra tanto ma bisogna pensare che nel football americano l’Instant Replay ci ha messo 20 anni a diventare quello che è adesso ed ha avuto un percorso travagliato; è stato tolto per oltre 7 anni prima che la Lega si rendesse conto di quanto fosse indispensabile”.

La FIFA sta sperimentando la possibilità del ritorno al fuorigioco soltanto in caso di luce, anche se solo a livello giovanile…

“E io sono totalmente contrario a questa scelta per due motivi. Il primo è perché il calcio non è solo Serie A, tutt’altro. Il 90% dell’attività si svolge tra categorie minori e giovanili, e a quelli livelli per gli assistenti già in passato era letteralmente impossibile valutare se nei fuorigioco ci fosse luce o meno. Già è difficile così, figurarsi valutare i corpi e i loro movimenti. Il secondo motivo è perché si sposta solo il problema: adesso si discute sui centimetri, anche se in realtà è un falso problema, mentre nell’altro caso si discuterebbe sui centimetri di luce. Sarebbe un problema ulteriore”.

E in ottica Mondiale si introduce addirittura il concetto di fuorigioco semiautomatico…

“Per questo secondo me il concetto di luce nel fuorigioco non verrà portato avanti. Se la FIFA per il Mondiale in Qatar ha investito tanti soldi per introdurre il fuorigioco semiautomatico, aiutando a velocizzare il lavoro del VAR, non credo che di punto in bianco tornerà indietro o modificherà la regola. Il ruolo del guardalinee resterà comunque fondamentale per definire poi l’effettiva influenza sull’azione del fuorigioco geografico”.

Si dice che uno dei motivi delle difficoltà delle nostre squadre in Europa sia dovuta a una difformità di arbitraggi e che all’estero si lasci correre molto di più. Realtà o tabù da sfatare?

È un falso problema, perché dati del CIES alla mano, soltanto in Inghilterra c’è uno stacco netto rispetto al nostro campionato dove si fischiano 19.2 falli a partita, che sono 5.7 in meno rispetto all’Italia. Possiamo realmente pensare che la differenza di falli tra i due campionati possano influire così tanto? Anche sul tempo effettivo c’è da dire che in Italia, dati alla mano, si gioca più che in Inghilterra. C’è uno 0,5% a favore della Serie A, quindi lo scarto è minimo, ma non definisce il problema delle italiane in Europa. La differenza la fanno i giocatori e la loro qualità. Basti pensare che l’Italia è al quinto posto in Europa per tempo effettivo, l’Inghilterra è fuori dai primi dieci campionati”.

Per smorzare le polemiche e retropensieri che incalzano ogni domenica, molti vorrebbero tornare al sorteggio integrale. Potrebbe essere una soluzione per Luca Marelli?

“Il sorteggio integrale è assolutamente negativo: non esiste campionato al mondo che lo adotta… ci sarà un motivo. Il designatore non avrebbe la possibilità di far crescere gli arbitri, di portarli avanti gradualmente in base alle loro qualità e al loro livello. Con il sorteggio integrale un arbitro crescerebbe solo per casualità. Il motivo per cui è stato eliminato in Italia non nasce dal controllo del designatore, ma perché le partite non sono tutte uguali e viene tolta all’arbitro la possibilità di crescere nella giusta maniera. Un arbitro che dalla Serie C salta direttamente a Milan-Juventus rischia di perdersi completamente. Non si può dare in mano alla casualità una tale responsabilità”.

Tornando indietro nel tempo, ai tuoi tempi eravamo i primi al mondo per distacco grazie a personaggi del calibro di Collina o Rizzoli. È possibile vederne nascere altri?

“Di Collina ce n’è stato uno, non ce n’è uno simile e non ce ne sarà mai un altro. Siamo a livelli di arbitraggio che per un giocatore possono valere un Maradona. Ne nasce uno. Al netto delle frizioni personali, che ci sono state e anche forti, a livello professionale è stato il miglior arbitro della storia e anche il miglior designatore. Per avere un altro Collina nel calcio e nel mondo arbitrale dovrebbero clonarlo. La forza di Collina e Rizzoli è che oltre ad essere stati grandi arbitri, sono persone di straordinaria intelligenza: una qualità indispensabile per arrivare ad altissimi livelli in qualsiasi campo, arbitraggio compreso”.