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La Serie A vale Tuvalu. Iperbole, provocazione, grido di rabbia da parte di chi ha sempre amato il nostro campionato e odia vederlo ridotto così. Di chi aborra i commenti trionfalistici sul mercato delle squadre ad agosto. Squadre che, purtroppo, arrivate in Europa, le prendono a destra e a manca.

L’ultimo exploit degno di nota è stato la semifinale di Champions della Roma, ben quattro anni fa. La Juve ha raggiunto la finale cinque anni fa. Le due squadre si sono affrontate sabato, giorno della maggior parte delle partite di Premier, ma anche di qualche gara molto interessante in altri campionati europei. La differenza è stata purtroppo abissale.

La Serie A è equilibrata perché il campionato è da tempo livellato verso il basso. I “nomi” arrivano ma il campione nel pieno della carriera sta lontano dal Belpaese. Un campionato che ha perso appeal anche per via dell’aberrante gestione di razzismo, discriminazioni e altre schifezze negli stadi. Impera la mentalità dello “sfottò” e della “goliardia”. Per atti meno “goliardici” in Premier non si scherza.

Inoltre, solo per aver programmato uno scontro che non ha mai avuto luogo, due tifosi del Chelsea, appartenenti al gruppo degli Headhunters, sono stati arrestati e condannati rispettivamente a sei e cinque anni di reclusione. I due sono stati inoltre banditi da tutti gli stadi per venti anni. Pugno duro e misure thatcheriane che hanno risolto problemi di hooligans, razzismo e inciviltà oltremanica.

In Italia imperano razzismo e discriminazione. I vigliacchi e criminali che si rendono protagonisti di tali soprusi sanno di poterla fare franca. Vige la regola del “cattivello, non lo fare più”. All’estero si parte con le stangate, senza pietà. Uno dei motivi per cui Premier e altri campionati volano, e la Serie A resta al palo. Con buona pace di chi, per due click e due copie in più, prende in giro i tifosi, millantando mercati da 9 o da 10.

Da noi non si è capaci di prendere posizione sul razzismo. Si dice che non vi sono i mezzi (falso, appunto), certi presidenti (vedi Giulini) si rendono protagonista di discorsi deliranti e dei compagni (vedi Bonucci su Kean) parlano di colpa al “50 e 50”.

In Italia si puniscono invece le società, spesso ostaggio di questi decerebrati.  L’attaccante della Juventus Moises Kean ha subito ululati razzisti praticamente per tutta la partita in Cagliari-Juventus. La tifoseria del Cagliari si era resa già protagonista di questo atteggiamento inqualificabile. E Kean non è la prima vittima tra i calciatori di colore della Juventus. Come noto, l’altro fu Blaise Matuidi. Gli infrattori, sapendo che rimarranno impuniti, continuano e continueranno imperterriti finché non cambieranno le cose.

Ricordiamo naturalmente i cori rivolti all’indirizzo di Koulibaly, in quanto non bianco, nel corso di tutta la partita Inter-Napoli. Stesso discorso per Kean in Cagliari-Juve.

L’espulsione del difensore degli azzurri non solo è il paradigma di quanto possa essere invasivo sul rendimento di un giocatore, e di conseguenza, sulle sorti di una partita, il comportamento incivile di una parte più o meno consistente di una certa tifoseria. Al contempo, rappresenta addirittura una sorta di paradosso, poiché la sanzione dell’espulsione applicata dall’arbitro allo stesso centrale senegalese, reo di aver risposto agli ululati del pubblico di casa, che imitavano una scimmia, con un plateale applauso, pur essendo un atto (quasi…) dovuto, è risultata oltremodo penalizzante, per il giocatore e la sua squadra.

Matuidi, Kean, Lukaku e Koulibaly sono stati vittima di insulti quasi in ogni trasferta. Purtroppo non da parte di “tre imbecilli”. Le reazioni dei calciatori in questione sono state doverose. L’opinione pubblica le ha appoggiate. Purtroppo non la giustizia sportiva. Una giustizia da riscrivere daccapo. Gli sfottò da stadio sono ben altro. Non inneggiare a città bruciate, esplosione di vulcani e insultare persone per il colore della pelle o della provenienza.

Chi scrive si vergogna per il modo in cui (non) vengono affrontate le discriminazioni. Stesso modus operandi volto all’ignavia e al menefreghismo che prescinde dal colore politico di chi è al governo. Intanto, quasi a ogni giornata di campionato, dobbiamo assistere a questi spot di figuracce in mondovisione. Il guaio è che tanti parlano di goliardia e a tanti altri tutto ciò sta bene. Sic!

PS Non ci risulta che a Tuvalu ci siano questo razzismo e queste discriminazioni totalmente impunite