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Il Napoli ha iniziato il campionato come meglio non poteva, dimostrando di essere un gruppo probabilmente più forte dello scorso anno.

Ovviamente, bisogna procedere con i piedi di piombo e bene fa Spalletti a smorzare i facili entusiasmi. Siamo solo agli albori della stagione. Bisognerà attendere test maggiormente probanti e impegnativi rispetto a Verona e Monza, per certificare il grado di competitività degli azzurri in ottica scudetto

Dunque, da qui a dire che non potranno accampare scuse nella corsa al titolo, ce ne corre ancora parecchio.

Cambio marcia (im)prevedibile

Nonostante abbia perso giocatori fondamentali,  l’organico a disposizione dell’uomo di Certaldo è cambiato tanto, rimanendo comunque assai competitivo.

Se la critica attendeva al varco i nuovi innesti nell’undici titolare, Kvaratskhelia e Kim non hanno deluso le aspettative. Ma l’attenzione non era rivolta ai singoli, bensì al calcio espresso dalla squadra.

Collettivamente, il Napoli sembra migliorato sensibilmente, pur mantenendo invariati i principi che ne ispirano il gioco spallettiano: possesso consolidato e dominio dell’avversario.

Pure contro i brianzoli, la manovra si è rivelata dinamica e imprevedibile, con il terzetto d’attacco capace di stimolare efficaci soluzioni di passaggio.

E’ indubbio che attualmente i partenopei sfruttino le caratteristiche dei loro offensive players, supportati egregiamente dal palleggio sopraffino della mediana.  

Tatticamente, però, la squadra resta compatta, con i calciatori molto vicini. Un atteggiamento che non lascia il tridente isolato là davanti, in quanto Osimhen ha arricchito il suo personalissimo bagaglio tecnico con un movimento ad accorciare, piuttosto che aggredire costantemente la profondità. Offrendo così ai compagni l’opportunità di servirlo sul breve.  

Una situazione difficile da leggere per le difese altrui…

Idee diverse per un “nuovo” Napoli

Ieri pomeriggio Stroppa ha tentato di limitare i danni creando grande densità sotto la linea della palla, specialmente in zona centrale.

Tallonato da Marlon e Andrea Ranocchia, privato degli spazi vitali, il centravanti nigeriano s’è sottratto all’asfissiante francobollatura, che lo costringeva spesso a ricevere spalla alla porta, venendo incontro per legare il gioco.

Eppure, il giropalla ha continuato a fluire grazie agli sganciamenti di Kvaratskhelia e Lozano. Il georgiano è un esterno abbastanza autosufficiente, nel senso che punta il dirimpettaio, riuscendo a ritagliarsi una superiorità, a prescindere dall’assistenza del compagno di catena laterale.

D’altronde, Mario Rui funziona anche con compiti di costruzione e conservazione dell’attrezzo, non soltanto quando deve proporsi in fascia.

Il messicano, invece, per incidere offensivamente, preferisce essere innescato nell’ultimo quarto di campo. Quella è la classica comfort zone, dove spadroneggia per crossare o finalizzare.

Tutti sul carrozzone

Insomma, al netto di due rotonde vittorie, che testimoniano segnali incoraggianti circa la bontà del lavoro condotto finora da Spalletti, il Napoli ha gli strumenti per provare a migliorarsi da un’annata all’altra.

La premiata ditta De LaurentiisGiuntoli hanno assemblato una “creatura” assolutamente talentuosa, aggiungendo forza fisica e creatività ad una squadra già competitiva.

In questo momento, in cui l’entusiasmo nell’ambiente è esploso fragorosamente, occorre rimanere con i piedi ben ancorati al suolo, evitando di esaltarsi con prematuri voli pindarici.

Equilibrio è la parola d’ordine, alla faccia di chi intende festeggiare senza averne diritto.

Del resto, il carro dei vincitori viene tradizionalmente preso d’assalto da tutti quelli che, in realtà, parteggiavano per una situazione opposta o contraria!

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