Cluster di casi covid nella nazionale italiana, calciatori contagiati, esito scontato. Gli spazi da dedicare alle nazionali sono sacrosanti. Eppure, se già in tempi normali le finestre sono scelte in maniera insensata, quest’anno si è superato ogni limite di follia.

Da ogni sosta nazionali risulta spesso un bollettino di guerra in termini di infortuni. Adesso sono scoppiati tanti casi di covid. Casi che possono inevitabilmente dilagare. I calciatori positivi sono stati a contatto con compagni e avversari. Il rischio di contagi a catena è palese. Secondo gli esperti, i tempi di incubazione del virus possono arrivare a 14 giorni.

Sirigu, d’altronde, è stato a contatto con i compagni del Torino e gli avversari della Juve. La stagione è stata inevitabilmente falsata e condizionata dai casi di covid. Si è scelto rovinare lo spettacolo pur di mantenere in piedi il carrozzone.

Sarebbe stato d’uopo escogitare format più logici in modo da evitare di compattare troppe partite. Molte nazionali, tra cui l’Italia, hanno giocato addirittura tre gare nello spazio di pochi giorni. In via del tutto eccezionale, sarebbe stato molto più intelligente far effettuare dei preliminari e ridurre al minimo sindacale le partite dei gironi. Che senso ha fare giocare big contro Malta, San Marino, Lituania o Estonia?

Stante l’assenza di pubblico, e quindi di incassi al botteghino, perché non giocare 19 partite dei campionati più altre come fase a orologio?

Perché, nel caso della Serie A, far firmare e provare a difendere un protocollo scritto con i piedi? Perché non si è capito subito che le ASL avrebbero avuto maggiore potere?

Perché, di grazia, in nazionale è stato nascosto questo focolaio fino al termine del ritiro? Per adesso i positivi sono 14, di cui 6 calciatori. Avanti i prossimi. E questi inciampi gestionali continueranno fino al termine della pandemia. Sic!