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“Scelsi di andare alla Juve con l’idea di giocare un calcio più offensivo perché l’allenatore era Sarri: ha una grande reputazione per ciò che ha fatto con Napoli e Chelsea e pensavo di trovare uno stile più simile all’Ajax. Purtroppo dopo un anno è andato via”

Mathijs de Ligt

L’ultima dichiarazione al veleno di Mathijs de Ligt ha messo ancora una volta in evidenza la sua difficoltà ad ambientarsi ad un gioco, quello di Allegri, che mira al risultato e alla vittoria, talvolta a discapito dell’estetica. L’olandese, che di certo non sta risparmiando bordate (non richieste) alla sua vecchia squadra, ha aperto tuttavia un dibattito mai sopito.

Il secondo regno di Allegri, cosa è cambiato?

Si può mettere in discussione un tecnico che ha fatto la storia della Juventus e che ha la percentuale di vittorie (71%) più alta della storia del club più vincente d’Italia? L’ultima annata di Allegri non è stata brillante e l’opinione sul suo secondo mandato alla Continassa ha oscillato tra la riconoscenza per quello che ha fatto, la giustificazione di molti tifosi che imputano alla società di non avergli messo a disposizione i giocatori adatti al suo gioco e chi, invece, vorrebbe la testa del tecnico livornese su un piatto.

Allegri ha patito il declino e la menomazione della linea difensiva sulla quale aveva costruito le sue fortune durante il suo primo “regno”, la famosa BBC, orfana di Barzagli e con Chiellini in declino. Il centrocampo di quest’anno non godeva certo della sublime regia di Pirlo, del miglior Pogba di sempre, dei Marchisio e dei Vidal. Anche l’attacco, orfano di Ronaldo, ha sofferto i continui infortuni di Dybala e si è retto su Morata costringendo la società a prendere Vlahovic in fretta e furia per non perdere quel treno Champions che, per un momento della stagione, sembrava in partenza senza che i bianconeri riuscissero a salirci sopra.

De Ligt non è stato l’unico però, nel corso degli ultimi anni, ad aver rimpianto apertamente Sarri. A gennaio Kulusevski aveva lamentato, una volta al Tottenham, la stessa mancanza di “filosofia offensiva” che lo aveva invogliato a scegliere la Juventus, ammaliato dalle possibilità di giocare esterno con Sarri e successivamente con Pirlo.

sarri juve
Due filosofie di gioco agli antipodi, la Juve scelse Sarri proprio perché in contrapposizione alla filosofia di Allegri

L’anno di Sarri alla Juve va “riabilitato”?

Se all’epoca del suo arrivo vincere il campionato sembrava una formalità, la storia recente della Juve ha riabilitato Sarri che, di fatto, è l’ultimo ad essere riuscito nell’impresa. Il tecnico di Napoli era arrivato a Torino con aspettative altissime, forte di un gioco meraviglioso sciorinato nel suo triennio alla guida dei partenopei e di una vittoria europea alla guida del Chelsea.

Un costruttore di gioco che aveva bisogno di lavorare sul campo per dare la sua impronta alla sua squadra. In questo contesto molti dimenticano che Sarri ha vissuto l’infausta stagione del primo Covid, con un’interruzione degli allenamenti che ha arrestato il processo di crescita della squadra e ha rimandato il campionato, oltre che la Champions, a date da destinarsi. Un danno irreversibile al suo famoso “sarrismo” che ha bisogno della memoria dei movimenti per poter funzionare.

Sarri di certo non aveva lo “stile Juventus”. Non era politicamente corretto e magari metteva la tuta al posto della giacca e la cravatta. Nonostante l’avvento della prima ondata della pandemia, tuttavia, riuscì a traghettare la Juve verso il nono scudetto consecutivo.

In molti imputano il suo esonero alla fallimentare campagna europea, eliminato in Champions agli ottavi dal Lione (non che i suoi successori abbiano fatto meglio in seguito). Altri danno la colpa al rapporto turbolento che aveva con Cristiano Ronaldo. Il fenomeno portoghese, sostituito qualche volta di troppo, in quell’anno realizzò la sua migliore stagione in bianconero arrivando a 36 gol stagionali. Un altro ragazzo che ha dato l’addio quest’anno per scelta della società, Paulo Dybala, quell’anno vinse il premio di miglior giocatore della Serie A.

Un dibattito che ancora accende i tifosi, Sarri era da mandare via o no?

Di questi interpreti, da De Ligt, a Kulusevski, da Ronaldo a Dybala adesso non c’è più nessuno. Ad esclusione di Ronaldo che vive di vita propria, tutti gli altri non hanno elemosinato rimpianti verso il periodo juventino di Sarri. Fermo restando che Allegri è uno dei tecnici più vincenti della storia della Juventus, le ultime parole di De Ligt hanno riaperto il dibattito. E’ stato veramente un bene arrestare il processo che aveva iniziato Maurizio Sarri in bianconero?

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