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Non si placano le squalifiche comminate dal giudice sportivo a calciatori ed allenatori per bestemmie. Andrea Sottil è stato squalificato dalla FIGC per aver “pronunciato ripetutamente, per circa 12 volte, espressioni blasfeme”. Circa tre anni fa ha fatto scalpore caso di Beppe Iachini. Qualche settimana fa nell’occhio del ciclone è finito il tecnico del Crotone Serse Cosmi.

Già qualche anno fa fu portato avanti un giro di vite del giudice sportivo nei confronti delle bestemmie proferite dagli allenatori. Proprio Beppe Iachini, allora allenatore del Piacenza, nel 2014 si vide comminare due giornate di squalifica per “aver bestemmiato per tutto l’arco della gara, inveito contro i calciatori avversari e rivolto una frase pesantemente ingiuriosa verso il proprio pubblico”. 

Lo stesso Iachini considerò la sanzione afflitta troppo severa.

Ma cosa dice il regolamento? La Guida Pratica dell’AIA, relativamente alla Norma 12, specifica al punto 52 che debba essere punita con l’espulsione o l’allontanamento ogni condotta che comporti offesa, denigrazione o insulto per qualsiasi motivo (colore, religione, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica,…) o configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. L’uso di un linguaggio o di gestualità osceni, volgari irrispettosi, come pure di espressioni blasfeme deve essere considerato rientrare in detta previsione normativa. Al verificarsi di tali infrazioni, constatate direttamente o su segnalazione di un altro ufficiale di gara, l’arbitro deve espellere (se calciatore) o allontanare dal recinto di gioco il responsabile.

Quello tuttavia che emerge è che l’applicazione delle norme dipende in larga misura dal giudice sportivo e dal commissario FIGC.
Il primo allenatore nella storia della serie A ad essere espulso per aver proferito una bestemmia fu Silvio Baldini nel 2001. La squalifica fu irrogata dal magistrato torinese Maurizio Laudi. La motivazione recitava: «Perché, al 47′ del secondo tempo, dopo aver oltrepassato i limiti dell’ area tecnica, nel rivolgersi ai calciatori della propria squadra pronunciava ad alta voce alcune espressioni blasfeme». Dal 2001 le bestemmie sono state considerate “reato” nel calcio.
 
La decisione fu adottata dall’allora commissario FIGC Gianni Petrucci.Lo stesso Petrucci non fu tenero contro la presa di posizione del sindacato internazionale dei calciatori FifPro, la quale tramite il suo avvocato Wil Van Megen, si oppose alla squalifica in caso di bestemmie, invocando la libertà di espressione: «ognuno ha il diritto di dire ciò che vuole, anche se può essere spiacevole. In base alle norme nazionali e alla legislazione internazionale, la libertà di espressione può essere rivista soltanto con un atto del Parlamento. Il potere di una federazione sportiva non può essere estesa ai diritti fondamentali. Se la Figc vuole punire questo, lo può fare solamente con l’appoggio del Ministero della Giustizia. Ma vorrei far notare che nessun governo ha fatto qualcosa del genere negli ultimi 100 anni». La risposta di Petrucci fu perentoria: «La FifPro ha perso un’occasione per tacere».