Accadde oggi: l’Europeo vinto dalla celebre URSS

Esattamente 60 anni fa l'URSS vinse il primo Europeo disputato. Ricordiamo quella meravigliosa squadra, che annoverava tra le proprie fila Yashin, Netto, Metreveli e Streltsov

Esattamente 60 anni fa ebbe luogo la prima edizione degli Europei e ad avere la meglio fu l’URSS.

In finale l’URSS batté la Jugoslavia per 2-1. A passare in vantaggio fu quest’ultima con Milan Galic, ma i sovietici ribaltarono il risultato e vinsero grazie alle reti di Metreveli e Ponedelnik.

Ponedelnik, che segnò a sette minuti dal termine dei tempi supplementari affermò che quello fu naturalmente il gol più importante della sua carriera.

Come dimenticare le divise rosse con la scritta CCCP stampata in avanti. L’URSS era solo una nazione, ma un’identità e un’ideale. Anche se l’Unione Sovietica potrebbe non aver mai raggiunto il picco più alto di tutti in termini di calcio internazionale, ha goduto di due notevoli periodi di successo: due epoche d’oro, se vogliamo.

Nell’epoca del comunismo e della mancanza di professionismo per coloro che giocavano nella “cortina di ferro”, le migliori occasioni erano le rassegne continentali e mondiali. Quel 10 luglio 1960 una folla di 86.000 spettatori vide i sovietici trionfare contro la Jugoslavia. L’URSS aveva avuto successo contro il mondo calcistico orientale e occidentale.

Tra gli eroi di quella vittoria ci fu leggendario Lev Yashin, l’uomo che sarebbe stato eletto il più grande portiere del XX secolo, vestito di nero come era solito fare. Yashin ha conquistato un Europeo con la Russia nel 1960 e ha vinto un Pallone d’oro nel 1963, unico estremo difensore ad aver conseguito il riconoscimento.

Starostin, Yashin e Netto

 

Un altro eroe della squadra vincitrice del Campionato Europeo del 1960 è Slava Metreveli. Metreveli è nato nell’attuale Georgia, ma ha passato la sua carriera giocando per Torpedo Gorky, Torpedo Moscva e Dinamo Tbilisi. Con la nazionale dell’URSS ha segnato 11 gol in 48 presenze, mentre ha realizzato oltre 100 gol a livello di club: cifra ragguardevole per un’esterno. Ha segnato il primo gol nella finale del Campionato Europeo del 1960, vinta 2-1 dall’URSS, partecipando a tre mondiali con la nazionale.

L’altra stella di quell’URSS era un centrocampista di lontane origini italiane, precisamente venete. Parliamo di Igor Netto, che disputò la sua prima partita in nazionale nel 1952 al torneo olimpico di Helsinki, lanciato dal CT Boris Arkadiev, aiutando l’Unione Sovietica a battere la Bulgaria per 2-1 al primo turno. Purtroppo, per Netto e per l’Unione Sovietica, il torneo si concluse al turno successivo, quando fu sconfitta dalla Jugoslavia, ma presto le cose andarono meglio.

Dopo le deludenti Olimpiadi, Netto fu nominato capitano della Sbornaya, ruolo che mantenne per le successive 52 partite fino al 1965, quando si ritirò. Durante il suo periodo da capitano l‘Oca portò l’Unione Sovietica alla vittoria alle Olimpiadi del 1956 a Melbourne e al primo Campionato Europeo in Francia nel 1960, oltre a due partecipazioni alla Coppa del Mondo.

 

Il suo successo sia per lo Spartak che per la nazionale lo ha reso un eroe nazionale e in tanti lo reputavano il miglior calciatore sovietico. I giornalisti sportivi in TV e sui giornali non potevano parlare della nazionale senza menzionare Netto. Nikolai Starostin, uno dei fondatori dello Spartak e probabilmente uno degli uomini più importanti nella storia del calcio russo e sovietico gli conferì un’investitura non indifferente.

E in rosa c’era uno dei calciatori sovietici più forti di tutti i tempi: Eduard Streltsov. Nonostante le sue prestazioni stellari durante tutto il torneo, Streltsov fu escluso dalla formazione di partenza nella finale contro la Jugoslavia. Il motivo era particolare: il CT Kachalin imponeva di far giocare nello stesso reparto solo giocatori che militavano nella stessa squadra di club. Considerato l’infortunio di Ivanov della Torpedo, il CT decise quindi di mettere in campo il reparto offensivo dello Spartak. L’Unione Sovietica vinse per 1-0. All’epoca, solo i calciatori che partivano nella formazione titolare in finale erano premiati con le medaglie. Quando Streltsov e la squadra tornarono a Vladivostok – da dove presero il treno per Mosca – solo gli undici giocatori della finale furono fotografati per la foto della vittoria.

Un giovane Eduard Streltsov

 

Nel libro di Jonathan Wilson, Behind the Curtain: Travels in Eastern European Football (la cui traduzione letterale è: “Dietro la Cortina: viaggi nel calcio dell’Europa Orientale”), vengono riportate le parole di Nikita Simonyan, attuale vicepresidente onorario della federazione calcistica russa nonché l’attaccante che in finale fu preferito a Streltsov, al quale offrì la propria medaglia. Quest’ultimo rifiutò seccamente: “Nikita, ti ringrazio, vincerò molti altri trofei”. Streltsov non tornò a casa a mani vuote perché tutta la rosa vincitrice delle Olimpiadi fu ricevuta al Cremlino e tutti i calciatori furono insigniti di una laurea ad honorem.

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