Accadde oggi: il capolavoro tecnico-tattico della Roma

Ricordiamo lo scudetto vinto dalla Roma di Capello esattamente 19 anni fa, ricordando il contesto a cavallo del nuovo millennio

Roma è un centro di cultura, commercio, bellezza e storia. Con il Colosseo, i Fori Imperiali, il Vaticano e il continuo viavai di turisti mescolati a gente del posto e venditori ambulanti che vendono, o che cercano di vendere, ombrelli o occhiali da sole o qualcos’altro: tutto ciò che riguarda la capitale italiana è permeato da un inevitabile senso di magnificenza. E il grande passato e il presente frettoloso si fondono in un magnifico teatro: lo Stadio Olimpico.

Lo stadio ospita due squadre di identità nettamente distinte, che hanno in comune, appunto, solo l’Olimpico. Nello spirito non potrebbero desiderare di essere più distanti. Mentre la città è un epicentro e uno dei primi luoghi che vengono in mente quando gli stranieri cercano di visitare la penisola, a livello calcistico la storia è stata caratterizzata da poche soddisfazioni.

Roma e Lazio hanno avuto pochi anni di gloria, eppure a cavallo del nuovo millennio le due squadre contendevano lo scettro alle milanesi e alla Juve. Per contro, quando il calcio italiano arrivò a dominare il continente negli anni ’60, nessuna delle due squadre romane vinse un solo scudetto.

Roma e Lazio hanno avuto un periodo di successi breve ma intenso. Fu una breve, sensazionale rinascita; la prima e unica volta nella storia che il campionato fu appannaggio della capitale per due anni consecutivi.

Dopo aver vinto tutto con il Milan, Fabio Capello decise di andare ad allenare il Real perché non aveva più stimoli. Dopo la proficua avventura spagnola, tornò in Italia, scegliendo la capitale. La Roma era proprio la sfida di cui Capello aveva bisogno, ma nel suo primo anno da allenatore era stato ostacolato dagli infortuni dei calciatori e da un mancato arrivo. Aveva chiesto Ruud van Nistelrooy, la famiglia Sensi era stata d’accordo ma l’olandese si ruppe i legamenti. Capello aveva tuttavia a disposizione valida. Oltre a Francesco Totti, in attacco c’erano Marco Delvecchio e Vincenzo Montella. Nella stagione 2000/01 il tecnico friulano trovò il giusto equilibrio a livello tecnico-tattico.

Totti, Delvecchio e Montella con la maglia della Roma a cavallo del nuovo millennio

 

Un elemento cruciale per il successo di Capello come allenatore è sempre stata la sua flessibilità tattica. Il tecnico decise di abbandonare il 4-4-2 utilizzatoal Milan. Capello sostituì il 4-3-3 di Zeman con un 3-4-1-2, con il quale Totti veniva posizionato dietro le punte, regalando al fantasista romano una maggiore influenza sul gioco della Roma. Questo schieramento incoraggiava anche le scorribande del brasiliano Cafu, un elemento la cui combinazione di sensazionale abilità tecnica, resistenza e precisione nei passaggi lo rese perfetto per un ruolo più offensivo. Il suo dioscuro era Vincent Candela, tra i primi tre laterali sinistri al mondo all’epoca.

La spina dorsale della squadra di Capello fu decisamente rafforzata nell’estate del 2000. L’argentino Walter Samuel aggiunse grinta e aggressività alla linea difensiva. Il brasiliano Emerson era l’elemento ideale per recuperare palloni e garantire dinamismo al centrocampo. Gabriel Batistuta, uno dei migliori attaccanti della sua generazione, aumentò in maniera significativa il potenziale offensivo della Roma. La materia prima c’era e il 3-4-1-2 di Capello fornì una base stabile per esaltare al massimo le qualità di Totti.

Capello, ricco di opzioni, aveva l’imbarazzo della scelta in attacco, dovendo optare su uno tra Delvecchio e Montella. Spesso nella formazione iniziale preferiva il primo per il suo lavoro di sacrificio. Il secondo era invece più tecnico e dotato di un repertorio di tiro non indifferente. Montella era solito entrare e segnare gol importantissimi. Con l’avanzare della stagione, però, anche Capello si rese conto che un terzetto offensivo composto da Montella, Totti e Batistuta sarebbe stato inarrestabile.

La Roma era candidata al titolo fin dall’inizio, un titolo che fu sancito virtualmente nella sfida decisiva contro la Juventus al Delle Alpi, il 6 maggio 2001. I padroni di casa passarono in vantaggio con un colpo di testa di Alessandro Del Piero al quarto minuto. E, due minuti dopo, Zinedine Zidane raddoppiò. Sembrava l’ennesimo campionato appannaggio della Juventus. Sembrava destino che lo scudetto non potesse andare per due anni consecutivi a Roma.

Il gol di Montella contro la Juve, decisivo per lo scudetto

 

A decidere la partita ci pensò il giapponese Hidetoshi Nakata. “Giocherai nel ruolo di Falcao?”, gli chiesero i cronisti presenti il giorno del suo arrivo a Roma. “Mi dispiace, non so chi sia”, la risposta di Nakata. Il buongiorno si vede dal mattino? Non proprio. In quella partita Nakata sostituì un incredulo Totti, con Capello che provò il tutto per tutto. Il giapponese fu decisivo, segnando il 2-1 e propiziando il pareggio allo scadere, con un tiro da fuori respinto male da Van Der Sar e convertito in rete da Montella.

“Corro da Nakata per abbracciarlo e baciarlo, gli sono già addosso tutti, lui ha il consueto sorriso quieto, quasi si schermisce. Gli urlo nelle orecchie ‘Sei un mito Hide!‘, più volte, e alla fine lui si volta, esclama ‘Grazie!‘ e poi si allontana, secondo me un po’ infastidito dal contatto fisico, dalla carnalità esibita di un gruppo di giocatori che hanno appena segnato il goal Scudetto e ora si abbracciano in uno stato di estasi”.

La reazione di Capello non fu molto diversa. Il tecnico rimase risolutamente imperturbabile, scegliendo di guardare avanti, con sguardo severo e braccia incrociate, mentre il titolo si avvicina sempre di più. La Roma conservò il primo posto davanti alla Juventus, vincendo il campionato con un margine di due punti. La vittoria dello scudetto fu certificata il 17 giugno 2001 grazie alla vittoria all’Olimpico contro il Parma.

Raramente il senso di grandezza che pervade Roma è stato rispecchiato dalle prestazioni delle sue due maggiori squadre di calcio. Perpetuamente distratte da un odio reciproco, la Lazio e la Roma sono state poche volte all’altezza della città. Eppure quel periodo magico tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2000 ha elevato Roma e Lazio in una dimensione quasi mai raggiunta.

 

Banner 300 x 250 – Caseificio – Post
Banner 300 x 250 – Spider – Post
Potrebbe piacerti anche