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Artur Antunes Coimbra, meglio noto come Zico, è considerato tra i più forti calciatori sudamericani di sempre. Nato il 3 marzo 1953, Zico ha trascorso gli anni ’70 e i primi anni ’80 con la maglia del Flamengo. Figlio di un portoghese, lo Sporting era la sua passione dopo l’amato “Fla”.

A 29 anni, l’asso brasiliano era all’apice della sua carriera. Ai Mondiali del 1982, Diego Maradona, all’epoca 21enne, aveva una gran fetta di carriera davanti a sé. Paolo Rossi, 25 anni, stava finendo di scontare la squalifica per essere stato ingiustamente coinvolto nello scandalo del Totonero, che scosse il calcio italiano nel 1980.

“Un direttore di partite. Gli hanno dato la maglia numero 10 di Pelè e se l’è infilata senza problemi: aveva un’autorità da grande. Un tipo sensazionale e un giocatore fantastico” (Parole e musica di Diego Armando Maradona)

In quegli anni, Zico conquistò la Copa Libertadores, la Coppa intercontinentale e il premio di calciatore sudamericano dell’anno. Spagna ’82 sarebbe dovuto essere il Mondiale di coronamento della gloria. E quel Brasile ci arrivò da favorito.

Foto account Twitter Old Football Photos

O Galinho, il Galletto, come era soprannominato, ha fatto parte dell’ultima generazione di assi brasiliani che non si sono trasferiti presto in Europa. A volte per scelta, altre volte per volere del governo militare brasiliano, i migliori giocatori della nazione rimanevano in patria piuttosto che approdare nei ricchi club dell’Europa meridionale.

Definito anche “il Pelé bianco”, Zico ricopriva una posizione più arretrata rispetto al suo leggendario predecessore e prediligeva portare la palla a un passo molto rapido. Il suo gioco veloce si contrapponeva alla classe compassata del Doutor Sócrates. Il suo tipo di gioco è stato avvicinato più volte a quello di Gianfranco Zola.

Quel Brasile guidato da Telê Santana pullulava di talenti. Basti pensare che la nazionale verdeoro poteva vantare calciatori del calibro di Falcão, Serginho, Cerezo ed Éder. In Spagna, Zico era il portatore del testimone, il custode delle speranze di una nazione.

Quattro anni prima, in Argentina, aveva condiviso l’onere (e l’onore), essendo uno dei tanti pretendenti al trono su cui un tempo si era seduto Pelé. Rivellino, a 32 anni, guidava la squadra come capitano, mentre Zico lottava per avere spazio in squadra con gente come Zé Sérgio, Dirceu e l’uomo che molti davano come nuovo re del calcio brasiliano, Reinaldo.

Foto account Twitter Old Football Photos

Nel 1982 la squadra brasiliana entrava in campo con tracotanza e sembrava poter vincere le partite in pantofole. Contro l’Italia di Bearzot, i verdeoro si sentivano sicuri di vincere. Con la stessa sicumera dei Mondiali del 1938… D’altronde gli azzurri di Bearzot avrebbero dovuto essere carne da macello nel gironcino che li vedeva contrapposti ad Argentina e Brasile.

Quella tripletta leggendaria per i nostri colori segnò invece la fine del futebol bailado e viene ancora oggi annoverata tra le “tragedie” del calcio brasiliano. La tragedia del Sarrià è sul podio dopo il Maracanazo e il Mineirazo.

Quando Zico aveva 30 anni inoltrati, la Serie A riuscì ad assicurarsi un calciatore che aveva bramato per quasi un decennio. Eppure, ad acquistarlo non fu nessuna big, ma l’Udinese del presidente Lamberto Mazza, proprietario anche della Zanussi. Quest’ultimo aveva messo tantissimi operai in cassa integrazione, ma non si fece problemi a investire 6 miliardi per il fuoriclasse brasiliano. Antônio Augusto Dunshee de Abranches, presidente del Flamengo, lo avrebbe trattenuto volentieri, ma l’asso verdeoro preferì misurarsi con il calcio europeo.

Zico e Paolo Rossi (Foto La maglia bianconera)

Tuttavia il contratto arrivò in ritardo e la FIGC annullò il trasferimento. Si dice tuttavia che mancassero le coperture economiche. A quel punto la città di Udine insorse. I tifosi friuliani affermarono di vergognarsi di essere italiani e affissero un cartello eloquente: O Zico o Austria”. Sulla scia di questa sommossa popolare, il CONI sovvertì la sentenza della FIGC (ricorda qualcosa, no?).

I tifosi di quell’Udinese, che vantava anche Edinho e Causio, si innamorarono immediatamente del Pelé bianco. Le sue punizioni erano magnificazione dell’arte. Nel gennaio 1984 una delle sue migliori partite in Italia. A San Siro l’Udinese rimontò il Milan dall’1-3 al 3-3, il brasiliano dipinse calcio, segnò una doppietta (uno dei due gol in rovesciata). Immancabili gli applausi della Scala del calcio.

Nonostante i gol del suo fuoriclasse e il terzo miglior attacco, l’Udinese arrivò al nono posto a causa di una fase difensiva quantomeno rivedibile. In Coppa Italia arrivò l’eliminazione per mano del Verona. In quell’annata, Zico realizzò 19 reti in 24 partite, alcune delle quali contro Juventus, Roma, Fiorentina e Inter. In annate in cui si segnava poco e condizionate dai 2 punti a vittoria, quei numeri erano notevolissimi.

Foto account Twitter Old Football Photos

Nel 1983 la rivista World Soccer lo elesse miglior calciatore al mondo. Il fantasista dell’Udinese precedette Michel Platini, Paulo Roberto Falcão, Diego Maradona e Karl-Heinz Rummenigge.

La seconda stagione del brasiliano fu invece contraddistinta dagli infortuni. Nonostante l’arrivo del connazionale Luís Vinício alla guida della squadra friulana, Zico faticò molto e mise a segno solo 3 reti in 15 presenze in Serie A. L’Udinese concluse la stagione salvandosi a stento.

Inoltre, anche la sua situazione fuori dal campo era complicata. Zico fu accusato di evasione fiscale e costituzione illegale di capitali all’estero. Gli furono pignorati due terzi dello stipendio e fu obbligato a pagare 600 milioni di lire alla giustizia italiana. L’asso brasiliano fu assolto solo nel 1988.

Di fronte a tanti problemi, il ritorno al Flamengo nel 1985 fu un sollievo per il numero 10. Nel frattempo Juve e Torino provarono ad acquistarlo ma non se ne fece nulla. Il “Fla” pagò 2,5 milioni di dollari all’Udinese, oltre agli incassi di 10 amichevoli in Europa.

Il giocatore rinunciò a un ingente somma di denaro, accettando uno stipendio cinque volte inferiore a Rio de Janeiro. Nel 2009 Zico fu insignito della cittadinanza onoraria del comune di Premariacco (Udine).

Il mondiale 1986 non andò nel migliore dei modi e O Galinho continuò alcune annate al Flamengo prima di trasferirsi in Giappone, dove concluse la carriera nel 1994 all’età di 41 anni.

Alla guida della nazionale giapponese (Foto account Twitter Old Football Photos)

Come all’allenatore il risultato migliore fu la vittoria della Coppa d’Asia nel 2004. Ai Mondiali 2006 il Giappone guadagnò tanti elogi per il bel gioco, ma ottenne appena un punto (0-0 contro la Croazia). A livello di club ha vinto trofei in campionati minore come Turchia (Fenerbahce), Uzbekistan (Bunyodkor) e Russia (CSKA Mosca).

Nell’immaginario collettivo Zico è considerato uno dei numeri 10 più forti di sempre. Un po’ tutte le classifiche lo inseriscono nella top 5 dei migliori calciatori brasiliani di sempre. Eppure, assieme a Insieme a Lionel Messi, Paolo Maldini, CR7, Michel Platini, Alfredo Di Stefano, Eusebio, Johan Cruyff e Ferenc Puskás, etc, è uno dei molti fuoriclasse a non aver mai vinto un Mondiale.