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Tra i calciatori più duri di tutti i tempi, almeno tra quelli che hanno giocato professionisti e sono diventati famosi, non possiamo non annoverare Paolo Montero.

L’uruguaiano ha acquisito la fama di duro e anche di scorretto, e questo video non fa altro che confermarla.

Di diverso avviso è il protettore dell’Uruguay e della garra chuarrua, Lele Adani: “Montero passava spesso per giocatore duro, ma non era scorretto bensì pulito. Lo marcavo spesso nelle situazioni da calcio d’angolo. Ricordo che Trapattoni mi mise in marcatura su Paolo in un Fiorentina-Juventus, io gli dissi a Paolo marchiamoci senza strattonarci, non ci siamo più sfiorati accettando il confronto. C’è sempre stata chiarezza e rispetto, lui poi difficilmente ti toccava, perché arrivava  prima sul pallone”.

Il calciatore uruguaiano è stato inserito in molte classifiche che lo vedevano tra i 10 calciatori più duri di tutti i tempi, e ha ragione. Non a caso Montero è stato il calciatore più espulso in tutta la storia della Serie A (16 cartellini rossi in totale) anche se a riguardo lui ha una giustificazione: «Prima c’era un’altra regola per il fallo da ultimo uomo, io giocavo da libero. Dunque c’era più possibilità di prendere il rosso. Poi ci sono stati altri episodi, quando prendevo la maglia, a volte per un pugno. Quando la partita diventava aggressiva, finivo nel mirino degli arbitri perché avevo ormai una certa fama… Sa cosa le dico? Di quelle espulsioni ne avrò meritate al massimo 8 o 9. Non ho rimpianti».

E anche nel 2000, quando non aveva collezionato che circa metà di queste espulsioni, Montero era su questa lunghezza d’onda: «Io non ho mai commesso falli cattivi, le mie reazioni sono istintive. Del resto sono latino […]. E per i latini il calcio è anche furbizia».

Furbizia certamente, ma anche una dose di incoscienza, viste le conseguenze.

Montero era una delle anime di quella Juve, assieme a Del Piero e Zidane. L’uruguaiano e il francese erano considerati opposti polari: Zidane era la bella e Montero la bestia. Eppure i due andavano d’amore e d’accordo dentro e fuori dal campo. Si sentono ancora ma parlano molto poco di calcio.

Montero è figlio di un calciatore famoso, Castillo, anche lui noto per essere un duro nonché componente di una delle squadre nazionali più aggressive e cattive di tutti i tempi, quell’Uruguay sconfitto dal Brasile ai mondiali del 1970. E proprio come il papà, anzi, ancor più, Montero vedeva il calcio come una guerra. In un’intervista a The Observer, l’ex difensore della Juventus dichiarò che non capiva perché la gente si scandalizzava per le due parole. Montero non voleva essere un esempio, ma per lui vincere era l’unica cosa che contava, tenendo fede al motto diventato realtà per l’ambiente Juventus.

Per Montero il fine giustificava i mezzi, ingannare l’arbitro, dare un calcio o un pugno di nascosto a un altro giocatore non erano “peccati” se finalizzati a fare vincere la propria squadra. Queste sono testuali parole dello stesso calciatore uruguaiano, la cui fama di calciatore duro e cattivo è perfettamente giustificata!