José Altafini, italo-brasiliano classe 1938, leggenda della serie A e Valentina Giacinti, capitano del Milan femminile e Calciatrice del mese AIC classe 1994. Vediamo cosa hanno in comune (e cosa condividono) questi due personaggi del panorama calcistico italiano.

Correva l’anno 1960, era il 27 marzo e la partita era un Milan-Inter della stagione 59/60, non esattamente il più semplice degli incontri. L’atmosfera al Meazza era tutt’altro che serena, tanto quanto il contesto.

Il Milan era solo di tre lunghezze sopra l’Inter e la sfida poteva valere per i nerazzurri il terzo posto, appena dietro la Fiorentina di Luis Carniglia e la qualificazione in Coppa delle Coppe. Per completare la rilassante atmosfera appena 72 mila persone in un San Siro che assomigliava tanto alla Bombonera durante un qualsiasi Boca-River.

Eppure questo non sembrò affatto intaccare la concentrazione di José Altafini, detto Mazzola per la sua somiglianza con Valentino, che durante i novanta minuti segnò un poker contro i rivali Neroazzurri. La partita finì 5-3 per i Rossoneri, che passarono a sei punti di vantaggio sull’Inter conquistando il terzo posto. Quel campionato fu vinto dalla Juventus con cinquantacinque punti in trentaquattro partite e un capocannoniere in squadra, Omar Sivori. Bei tempi quando nella Serie A non c’erano egemonie ed eravamo fra i campionati più belli del mondo.

Tanto per rendere l’idea, in quella stessa stagione e nell’Alessandria giocava un appena sedicenne (eppure titolare) Gianni Rivera, dopo l’esordio dell’anno prima. Fatto sta che fu proprio quella la stagione in cui Altafini si incise a caratteri indelebili nella storia del calcio, e dopo tempo affermò:

“Ricordo gli abbracci e la gioia di quei momenti, sono quello che ha fatto 4 goal in un derby. Chi sarà capace di battermi?”

José Altafini

Avrà tirato un sospiro di sollievo José, quando nella stagione 2017/18 Mauro Icardi arrivò a tanto così dal suo record, facendone tre ai Rossoneri e chiudendo la partita con un 3-2 su rigore che regalò l’ennesima delusione all’esosa annata del Milan timbrato Fassone-Mirabelli.

“I record sono fatti per essere battuti”

Questo diceva più o meno Usain Bolt riferendosi ai primati mondiali del suo sport, l’atletica. E probabilmente è questo quello che avrà sentito rimbombare nella sua testa Valentina Giacinti a seguito della sua tripletta siglata dopo appena trentotto minuti nell’ultimo Derby della Madonnina di Serie A femminile. Entra nella storia chi non si accontenta, entra nella storia chi punta all’inimmaginabile; proprio quello che ha fatto in questi novanta minuti l’attaccante rossonera.

Il contesto era completamente diverso, sia chiaro. Lo stadio non era il Meazza, bensì il Vismara e di persone non ce n’erano di certo 72.000, anzi era maledettamente vuoto e silente a causa di questo dannato Coronavirus che non vuole mollare d’un centimetro neppure dopo un anno di tirannia. E chissà se quel contesto desolato non abbia iniettato la giusta motivazione a Valentina Giacinti per prendere il suo Milan sulle spalle e portarlo alla vittoria. Quello che sappiamo è che le bastò mezz’ora per segnare il 4-1 ed eguagliare José Altafini. Il poker è arrivato al minuto sessantacinque, e all’81’ è stata sostituita prendendo la standing ovation di tutta la panchina e di tutti suoi tifosi, seppur da casa.

A quanto pare non sono servite neppure le tante critiche rifilate a Valentina Giacinti durante questo mese a fermare la sua fame di gol. Le stesse critiche che l’hanno costretta a prendere provvedimenti sui suoi canali social le sono valse come motivazione per fare sempre meglio. Dunque, come il calcio femminile continua a lavorare sodo senza ascoltare le spesso violente e infondate critiche, anche la rossonera ha fatto lo stesso. Ha risposto nel modo migliore che si potesse ai suoi detrattori, con un record di gol e un titolo individuale. Si perché come tutte le favole anche questa ha un lieto fine, e Valentina Giacinti è stata da poco premiata come Calciatrice del mese AIC. Cinque gol, tutti contro le rivali di Milano per il capitano rossonero, che ringrazia e porta il suo Milan sempre più vicino alla Champions League.

Ho sempre creduto che i paragoni fossero ciò che di più sbagliato non ci sia nel calcio, figuriamoci che io mi metta a farli ora. Le epoche sono totalmente opposte, i generi pure e il contesto rimane tremendamente diverso. Una sola cosa resta in comune tra queste due storie, l’amore per Calcio. Lo stesso che sia Josè che Valentina hanno manifestato con i gol.