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Oggi Pelé, al secolo Edson Arantes do Nascimento, compie 81 anni. In questo articolo ripercorriamo al sua carriera fuori dal rettangolo di gioco. D’altronde O Rei veniva reputato un artista nato.

Nel 1978 Andy Warhol, uno degli artisti più celebri del XX secolo, ha prodotto The Complete Athletes Series, una collezione di dieci ritratti di alcuni dei più grandi sportivi dell’epoca: il giocatore di football americano O. J. Simpson, la pattinatrice Dorothy Hamill, il golfista Jack Nicklaus, il giocatore di hockey su ghiaccio Rod Gilbert, il pugile Muhammad Ali, il giocatore di baseball Tom Seaver, il fantino Willie Shoemaker, il tennista Chris Evert, il giocatore di basket Kareem Abdul-Jabbar… e il calciatore Pelé.

Il fatto che fosse diventato l’ultimo simbolo di quei New York Cosmos che, alla fine degli anni Settanta, hanno fatto del calcio lo sport di moda nella Grande Mela è stato ciò che ha risvegliato l’interesse di Warhol per la stella del calcio brasiliano. Quello e, molto probabilmente, gli incontri notturni nel privé di quella che allora era la discoteca in voga della New York dell’epoca, lo Studio 54, che entrambi condividevano come “base operativa”.

In ogni caso, il fatto che il volto di Pelé sia stato serigrafato su una tela firmata dall’ideologo di The Factory è stata un’ulteriore prova che l’influenza del brasiliano era andata al di là dello sport. Con il permesso del “quinto Beatle” – George Best -, O Rei è stato il primo calciatore a diventare un’icona della cultura pop. In virtù di ciò, la sua personalità magnetica ha fatto breccia in settori come la televisione, il cinema o la musica.

The Complete Athletes Series

Pelé e la settima arte

Con i tre mondiali e altri innumerevoli trofei conquistati, Pelé è un’icona e simbolo del Brasile non solo calcistico. Fu in quell’estate della fine degli anni ’60 che condivise la sua fama con l’equipaggio dell’Apollo 11, la missione spaziale che fece sbarcare l’uomo sulla luna.

Quello storico atterraggio sulla luna è stato il punto di partenza per Os Estranhos. Qualcosa di simile a una versione di Star Trek, in quella serie di fantascienza originariamente trasmessa dal canale Excelsior, un gruppo di alieni del pianeta Gamma Y-12 che viaggiava sulla Terra per aiutare gli esseri umani.

Tra i terrestri contattati da quella spedizione di pace c’era Plinio Pompeu, un personaggio portato sul piccolo schermo da Pelé nel suo primo ruolo di attore. Non fu l’unica volta che O Rei partecipò a una fiction televisiva. Tra le altre incursioni sul “tubo catodico”, decenni dopo si rese protagonista di diversi camei nella famosissima telenovela brasiliana O Clone.

La figura di Pelé è comparsa anche nei Simpson. Dicono che non sei veramente importante in questo mondo fino a quando Matt Groening non invita la tua versione in giallo a visitare la città di Springfield. Pelé è stato così guest star di “The Cartridge Family”, il quinto episodio della nona stagione (1997) della serie con protagonista la famiglia dell’ineffabile Homer Simpson. Tuttavia, il curriculum di Edson Arantes do Nascimento nel mondo del cinema è molto più prolifico.

Houston, abbiamo un film

Kiev, Unione Sovietica. Il 9 agosto 1942, al culmine dell’occupazione nazista, si tenne la “partita della morte” tra l’FC Start – una squadra di calciatori ucraini – e una squadra di soldati della Wehrmacht. La vittoria della prima (5-3) fece sì che diversi membri del FC Start furono arrestati e torturati dalla Gestapo, in quanto accusati di appartenere alla NKVD (il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni dell’Unione Sovietica).

Pelé con Sylvester Stallone e Bobby Moore in una locandina di “Fuga per la vittoria”

Quei 90 minuti rappresentarono la fonte di ispirazione su cui si basò lo straordinario regista John Huston per girare Fuga per la vittoria. Il film uscì nel 1981 e vantava un casting in cui, oltre a O Rei, si sono distinti anche star di Hollywood come Michael Caine, Sylvester Stallone e Max von Sydow, nonché calciatori come Bobby Moore, Paul van Himst, Osvaldo Ardiles e Kazimierz Deyna. Non fu però la prima volta che il fuoriclasse brasiliano ha partecipato a un lungometraggio. Nel 1971 è comparso nei titoli di coda di O Barão Otelo no Barato dos Bilhões, una commedia leggera. Seguono altri film come A Marcha (1973), dramma d’epoca in cui Pelé ha svolto il suo primo ruolo da protagonista, o il film poliziesco Os Trombadinhas (1979), in cui ha interpretato se stesso nel ruolo di redentore di delinquenti minorenni.

Nel 1983, due anni dopo le riprese di Fuga per la vittoria, Pelé recitò nuovamente sotto la regia di John Huston in Giovani Giganti. Il brasiliano ha poi partecipato a titoli minori come Pedro Mico (1985), Os Trapalhões e o Rei do Futebol (1986), Hotshot (1987) o Mike Bassett: England Manager (2001). Pelé ha inoltre preso parte a documentari come Il profeta del gol (1976), The Ball Is Round (1994), Pelé Eterno (2004), Puskás Hungary (2009), The Referee (2010), Bahêa Minha Vida: O Filme (2011), Santos 100 Anos de Futebol Arte (2012)…

Diretto dai fratelli Jeff e Michael Zimbalist, autori del brillante documentario I due Escobar (2010), il biopic Pelé è uscito nel 2016. Tra gli attori che hanno partecipato alla produzione, spiccano Vincent D’Onofrio, Rodrigo Santoro, Colm Meaney e Seu Jorge. Il film biografico, nel quale Pelé compare alla fine, ha avuto tuttavia un critica assolutamente negativa, in quanto riproduce troppi fatti non veritieri.

Pelé e la musica

In un Paese dove il calcio si muove al ritmo di generi caldi come la bossa nova, non sorprende che Pelé abbia cercato di lasciare il segno anche sul palco o in studio di registrazione. Nel 1969 l’asso brasiliano ha formato un duetto con Elis Regina. I due registrarono il singolo Perdão não tem.

Il primo disco di Pelé (in foto con Elis Regina)

Entusiasmato da una carriera musicale iniziata con risultati più che notevoli, Pelé, che da allora ha imparato a suonare la chitarra e a comporre le proprie canzoni, ha continuato a confrontarsi con i migliori rappresentanti dell’MBP (un genere emerso negli anni Sessanta, un misto di musica popolare brasiliana, da cui il suo nome, con i suoni del rock e del pop) come Jair Rodrigues, Gilberto Gil o Sergio Mendes, con il quale ha realizzato la bella colonna sonora di un documentario su di lui nel 1978, album di cui lui stesso è autore di sei brani. Il suo talento musicale sorprese persino Diego Armando Maradona. Nel 2005 Maradona invitò O Rei al suo programma La noche del 10, e il brasiliano lasciò Diego senza parole con un’interpretazione eccezionale di uno dei suoi classici: Eu quero ser você.

La hit list si completa con la canzone che Pelé ha realizzato come musica scelta per accompagnare la nazionale brasiliana ai Mondiali di calcio 2014. “Ho ascoltato le canzoni ufficiali di Ricky Martin e Pitbull con Jennifer Lopez, ma non mi sono piaciute”, ha detto il giorno in cui ha presentato la canzone ai media. “Non ricordano le difficoltà che le squadre affrontano durante il campionato. Inoltre, mancava una canzone brasiliana”.

Infine, nel 1980 ha introdotto il rivoluzionario videogioco Pele’s Soccer per Atari. Naturalmente O Rei fu la prima persona a ricevere il videogame.

Vincenzo Di Maso