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La volée di Paolo Di Canio con l’esterno del piede, il 26 marzo 2000, rimane uno dei gol più emblematici mai segnati in Premier League. Un cross perfettamente riuscito da destra trovò l’attaccante del West Ham dall’altro lato dell’area di rigore, in posizione assolutamente defilata. Di Canio ricorda così il gol: «Trevor [Sinclair] ha avuto un grande ruolo, il suo passaggio fu assolutamente fantastico. Se la palla non fosse arrivata in quel modo, non sarei riuscito a calciarla così bene. Ad essere onesto, non so come abbia fatto quel gol. In allenamento provavamo spesso un’azione simile, ma io calciavo da centro area. Da una posizione così defilata è stato molto, molto, molto difficile. Devo ringraziare Trevor e Dio, per me è stato un momento magico, anche se non era una finale di Champions League».

Non sembrava possibile segnare da quella posizione: al massimo ci sarebbe stata la possibilità di controllare il pallone. Eppure Di Canio fu capace non solo di tirare, ma anche di trovare la giusta coordinazione. Dulcis in fundo, nonostante si trovasse a sinistra, l’attaccante italiano fece leva con la gamba sinistra per coordinarsi e segnare di destro. Un momento squisitamente straordinario da parte di un giocatore straordinario.

Un episodio, invece, poco lusinghiero è quello che vide Di Canio spingere il direttore di gara Paul Alcock in un match tra Sheffield Wednesday e Arsenal dopo un rosso comminato a lui e a Keown. Il club inglese gli diede poi il benservito. Era il 26 settembre 1998.

E con la maglia del West Ham Di Canio si è redento agli occhi dell’opinione pubblica inglese in quel famoso match contro l’Everton. Il portiere avversario Paul Gerrard si era infortunato. Di Canio era solo in area, con porta praticamente spalancata, dopo aver ricevuto un cross da destra. Invece di deviare il pallone verso la porta, l’attaccante italiano decise di fermare il gioco, prendendo la palla con le mani, per consentire i soccorsi all’estremo difensore avversario. Questa era la carriera di Paolo di Canio, che offriva momenti incredibili uno dietro l’altro.

Il gesto di Fair Play di Paolo Di Canio

Appena 20enne, il 15 gennaio 1989, Di Canio decise il derby di Roma. Dopo il gol, Di Canio emulò Giorgio Chinaglia e alzò il dito nei confronti dei romanisti, provocando tantissime polemiche. Quel 15 maggio la Lazio e il calcio italiano scoprirono quindi un ragazzo di cui abbiamo sentito parlare per tanti anni e, ancora oggi, regala emozioni, anche se fuori dal campo ma in TV.

Un altro episodio “iconico” è invece quello del gol decisivo nella vittoria contro il Milan degli Invincibili. L’attaccate romano ricevette un passaggio da Fonseca, ma si trovò in posizione molto defilato. Panucci lo chiuse e Baresi lo raddoppiò. Di Canio, trovandosi lontanissimo dai compagni, aveva come unica possibilità quella di puntare la porta. Movimento verso l’esterno ma Panucci non lo mollò e Di Canio rientrò verso il centro. Finta e controfinta su Panucci, movimento di bacino che ingannò sia lui sia Baresi e bordata di sinistro sul primo palo a battere Sebastiano Rossi. La palla si infilò in maniera chirurgica tra palo e portiere. Rossi che vide la sua imbattibilità interrompersi dopo 825 minuti. Un gol pazzesco. La corsa di Di Canio sotto la Curva B fu celebre… E Raffaele Auriemma andò in delirio.

Il girovago italiano che trovò casa a Londra Est

Senza quella spinta ai danni del direttore di gara Paul Alcock, lo Sheffield Wednesday non si sarebbe mai lasciato sfuggire Di Canio. Non era un centravanti, eppure aveva segnato 12 gol nell’edizione precedente della Premier League ed era già a quota 3 in 6 gare in quella del brutto episodio. Harry Redknapp approfittò della situazione e lo portò agli Hammers a gennaio, pagandolo 1,5 milioni di sterline.

Nonostante si trattasse di un calciatore di 30 anni, con problemi caratteriali e con quell’episodio che lo aveva ulteriormente marchiato, la cifra pagata si rivelò irrisoria. Redknapp fu contestato per la scelta, ma risposta laconicamente: “Avrete tutti le vostre opinioni, ma alla fine chi avrà ragione sarò io”. Dopo 52 gol in 141 partite con la maglia del West Ham, Di Canio sancì che mai scelta si rivelò più azzeccata.

L’amore non era tuttavia a senso unico. Di Canio arrivò ad amare tanto gli Hammers, al punto da farsi tatuare lo stemma dellla squadra sul braccio. L’attaccante italiano mostrò immediatamente affetto per i nuovi colori e, al suo arrivo a Upton Park, dichiarò: “Ho commesso un errore [riferendosi alla spinta all’arbitro] e mi dispiace. Il West Ham mi ha dato una grande opportunità e sono molto felice perché è una squadra migliore rispetto allo Sheffield Wednesday”. Poteva sembrare più un attacco al suo ex club che un elogio a quello nuovo. Eppure si rivelò un atto di riconoscenza per un club che aveva puntato su di lui, nonostante tutto…

Paolo Di Canio con Harry Redknapp

Dopo un inizio non esaltante, alla quarta partita con gli Hammers Di Canio timbrò il cartellino nella vittoria contro l’Everton. Con le sue prestazioni trascinò gli Hammers al quinto posto in Premier e fino all’Europa, raggiunta tramite l’Intertoto. Nonostante gli Hammers non abbiano raggiunto questo livello in campionato durante il periodo in cui Di Canio era in squadra, l’affetto ricevuto dai tifosi aveva toccato picchi incredibili. Il momento magico che lo ha fatto entrare nella storia del West Ham e della Premier League è arrivato nella sua prima stagione completa a Londra Est, nel match vinto per 2-1 contro il Wimbledon. Parliamo chiaramente del gol messo a segno esattamente 20 anni fa.

Per il noto magazine FourFourTwo è il terzo gol più bello nella storia della Premier League. Per i tifosi di Londra Est che hanno tatuato sulla loro pelle l’inno “I’m Forever Blowing Bubbles” è semplicemente il gol più bello di sempre realizzato nel vecchio stadio, il Boleyn Ground o Upton Park, casa dal 1904 fino al 2016. Di Canio celebrò sollevando il dito e ripetendo la parola “no”, mentre si guardava intorno allo stadio con autogratificazione e compiacimento. Era come se dicesse ai tifosi del West Ham e al resto del mondo che non c’era nient’altro che potesse fare per essere rispettato e apprezzato per quello che fa in campo.

Dopo quel gol, non si parlava che di lui. In Inghilterra i tifosi e i media erano estasiati e quel 32enne italiano era entrato nella storia degli Hammers. Di Canio conquistò il pubblico grazie a quel perfetto equilibrio tra passionalità e abilità tecniche. Era un calciatore di temperamento, ma un gran lavoratore e non uno indolente. Un legame indelebile che Di Canio ha rispettato nel 2002, quando Sir Alex Ferguson fece carte false per portarlo a Old Trafford. Nonostante gli Hammers non se la passassero bene, il ragazzo decise di rimanere a Londra Est.

Nel 2002-2003, il West Ham, in crisi tecnica e societaria, retrocesse. Complice anche un alterco con il tecnico Glenn Roeder, Di Canio abbandonò gli Hammers per disputare con il Charlton l’ultima stagione in Premier. Grazie a un sondaggio del 2003 tra i tifosi degli Hammers, Di Canio fu inserito nella top-11 all time nel libro The Official West Ham United Dream Team.

Di Canio nel derby vinto il 9 gennaio 2005

Nel 2004 il ritorno a Itaca, nella sua Lazio, che aveva lasciato 14 anni prima. Nel libro dei ricordi troviamo gli episodi raccontati e il gran gol contro il Manchester United, episodio nel quale si fece beffa di Fabien Barthez. La sua passione, il suo talento e la sua estrema dedizione alla causa sono indiscutibili, e tra i tifosi del West Ham rimane il pensiero intrigante che Di Canio possa ben rappresentare di nuovo gli Hammers in futuro, nelle vesti di allenatore o dirigente.