• Tempo di lettura:5Minuti

Pur privilegiando il collettivo rispetto alle individualità, il Colonnello non poteva fare a meno della stella Oleg Blokhin. Lobanovskyi, colui che era solito gridare ai propri calciatori: “Non pensate! Sono io che penso per voi. Giocate!”. La leggendaria Dinamo Kiev, allenata da Valeriy Lobanovskyi, era considerata da molti come una macchina scientifica perfetti con ruoli ben definiti. L’asso ucraino era l’unico calciatore più “libero”.

Nel bel mezzo della Guerra Fredda e di un regime che impediva ai talenti di questo sport di giocare in un altro Paese, Blokhin non ha potuto avere una carriera ancora più brillante al di fuori dell’Unione Sovietica. Tuttavia, ha fatto abbastanza per essere venerato come la grande stella nazionale della sua generazione.

Blokhin è uno dei migliori calciatori sovietici di sempre, eppure avrebbe potuto scegliere di seguire le orme della madre Katerina Zakharivna Adamenko e dedicarsi all’atletica leggera. A ragione, si diceva che fosse ancora più veloce di Valeri Borzov, leggendario velocista e medaglia d’oro ai 100 metri del 1972.

Oltre che essere dotatissimo dal punto di vista atletico, Blokhin era anche una mente brillante. Il suo passo fulmineo e la sua abilità in zona gol erano le componenti principali che lo facevano spiccare, ma il calciatore sovietico era anche dotato di un’intelligenza calcistica fuori dall’ordinario. Ha combinato i due elementi per battere quasi tutti i record alla sua portata. Blokhin è diventato il miglior marcatore di tutti i tempi della Dinamo Kiev, del campionato sovietico e della nazionale dell’Unione Sovietica.

In più, Blokhin è stato il primo ucraino ad aver vinto il Pallone d’oro. Il secondo è stato Igor Belanov, il terzo Andriy Shevchenko, altri calciatori cresciuti sotto l’egida del Colonnello. Se Lobanovskyi è l’equivalente sovietico di Michels, Blokhin non può essere che l’equivalente sovietico di Cruyff.

Oleg Blokhin solleva il Pallone d’oro nel 1975

 

Nel 1975 è stato nominato miglior giocatore d’Europa dopo una stagione spettacolare in cui la squadra di Lobanovskyi ha vinto la Coppa delle Coppe. Tuttavia, è stato contro il Bayern Monaco di Franz Beckenbauer, Sepp Maier, Karl-Heinz Rumminegge e Gerd Müller che ha dato vita al suo momento forse più spettacolare.

Nella gara di andata della Supercoppa Europea giocata Monaco di Baviera, il Bayern perse palla a ridosso dell’area di rigore della Dinamo. Il pallone fu recuperato da Blokhin, il quale partì in contropiede da solo, in quanto troppo più veloce rispetto ai compagni. L’attaccante sovietico portò la palla oltre la metà campo, bruciando Georg Schwarzenbeck, e cercò assistenza.

Ma gli mancava ancora appoggio, così continuò da solo. Arrivato al limite dell’area di rigore, la difesa del Bayern si era ormai riorganizzata, ma Blokhin cambiò di direzione, puntando l’area. Nella sua mente l’unico pensiero era quello di puntare la difesa e concludere, e così fece. Blokhin superò lo statuario Beckenbauer e depositò il pallone alle spalle di Maier.

E Kaiser Franz, che non era certo un personaggio generoso di complimenti, a fine partita riconobbe la performance dell’avversario, affermando che Blokhin era l’attaccante più forte che avesse mai affrontato. Con la sua velocità supersonica, retaggio dell’atletica leggera, e la sua straordinaria intelligenza, Blokhin aveva umiliato una delle difese più forti al mondo.

Una tale personalità e un tale coraggio creativo non passarono inosservati neanche nel mondo chiuso e panglossista dell’Unione Sovietica dell’epoca. Ai calciatori era ufficialmente permesso di lasciare il Paese solo dopo aver raggiunto i 29 anni, ma questo non impedì al Real Madrid di provare a portare a casa i migliori calciatori della Dinamo Kiev. Nonostante due tentativi non andati a buon fine, nel 1981 le Merengues arrivarono a un soffio dal portare Blokhin nella capitale spagnola, offrendogli un ruolo da allenatore dopo la fine della sua carriera da calciatore. L’accordo fu raggiunto, ma, all’ultimo momento, le autorità sovietiche bloccarono il tutto, impedendo al loro uomo di punta di andarsene in una fase cruciale delle qualificazioni ai Mondiali.

Quando finalmente si trasferì in Europa, sette anni dopo, la sua destinazione fu decisamente meno affascinante. Ormai al crepuscolo della carriera, dilaniato anche da problemi fisici, si accasò in Austria dopo quasi due decenni alla Dinamo – ancora due anni prima del crollo dell’Unione Sovietica – per giocare per il Vorwärts Steyr, squadra neopromossa in Bundesliga austriaca.

Blokhin si allontanò dal suo Paese d’origine quando aveva ben 36 anni. Non sono stati pochi i casi di calciatori che hanno legato la carriera a una squadra per poi trasferirsi all’estero proprio a quell’età (De Rossi è stato l’ultimo caso noto). Eppure questi calciatori si sono trasferiti in club ricchi o storici…

Nonostante il genio di Blokhin, la sua carriera coincise con un periodo di magra per l’Unione Sovietica nei grandi tornei. Tra il debutto dell’attaccante ucraino nel 1972 e la sua ultima presenza, 16 anni dopo, l’URSS si qualificò per sole due competizioni: i Mondiali di calcio del 1982 e del 1986. Forse Blokhin è stato vittima del suo tempo e delle sue circostanze. Se avesse potuto beneficiare di una nazionale competitiva, avrebbe sicuramente potuto mostrare al mondo intero ciò che l’Ucraina e l’Unione Sovietica già sapevano, ovvero che è stato uno dei calciatori più completi di tutti i tempi.

In Ucraina, Blokhin e Sheva sono considerati dei. I due decenni alla Dinamo hanno consolidato questo status per Oleg, che può spiegare l’evoluzione del suo Paese nello sport dopo l’indipendenza dall’URSS. È stato sotto la sua guida che la nazionale ucraina ha fatto il suo debutto al Mondiale 2006. La partnership con Sheva si è ripetuta nel 2012, durante l’ultimo match dell’ex milanista. Due generazioni unite attorno alla stessa passione: segnare gol.