Quando Diego Maradona saltò davanti al portiere Shilton e gli fece passare con la mano la palla sopra la testa, alle Malvinas il consigliere municipale Louis Clifton avvertì il primo mancamento.
Il secondo, più prolungato, si verificò quando Diego dribblò mezza dozzina di inglesi e segnò il secondo goal per l’Argentina. Fuori un vento gelato spazzava le strade deserte di Port Stanley e le truppe britanniche chiuse in caserma ascoltavano, turbate, come il piccolo diavolo del Napoli stava rovinando la festa del quarto anniversario della riconquista di quelle che loro chiamano Falkland.
Sabato, Clifton aveva convocato l’unico giornalista condannato a vivere in quel luogo per annunciargli che tutti gli abitanti dell’arcipelago volevano il trionfo britannico «come nel 1982». Quell’anno l’Inghilterra aveva non soltanto vinto la guerra ma anche la partita della Coppa del Mondo, in Spagna. Questa volta era diverso perché Maradona era ispirato sia nelle mani sia nei piedi e l’arbitro tunisino Ali Bennacoeur era uno del Terzo Mondo che non stava lì a fare gran distinzione tra un arto inferiore e uno superiore del corpo umano.
Di modo che il consigliere municipale Clifton sospettò la congiura e cercò di mettersi in contatto con il Foreign Office di Londra mentre io, dalla mia casa nel quartiere della Boca a Buenos Aires, cercavo di chiamarlo per spiegargli che quando noi eravamo bambini i goal fatti dopo una serie di dribbling contavano doppio, e perciò la seconda rete di Diego valeva anche per quella che aveva segnato di pugno.
(Osvaldo Soriano)