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Uno dei soprannomi più comuni in Argentina, oltre a “el Loco”, è “el Mudo”. Vengono definiti tali quei calciatori che sono solitamente taciturni fuori dal campo.

Juan Román Riquelme è stato sempre di poche parole, ma in campo ha sempre lasciato parlare i suoi straordinari piedi. Talmente straordinari che è stato la fonte di ispirazione di Luka Modric, uno dei trequartisti preferiti da Zinedine Zidane e uno dei più grandi idoli di Lele Adani.

Il numero 10 ha rappresentato una parte importante della vita di Juan Román Riquelme. Sarebbe stato il numero che avrebbe caratterizzato il retro della sua maglia, forse l’ultimo numero 10 che il mondo del calcio avrebbe associato allo stile di gioco languido e classico, fatto di velocità mentale prima che di prestanza fisica. Il 10 è stato il numero che ha definito Riquelme, il numero che ha fatto sognare milioni di persone.

L’11 maggio 2014, El Mudo lasciò a modo suo il pubblico della Bombonera. Tunnel senza toccare la palla e tifosi in visibilio ad applaudirlo.

Questo tunnel senza toccare palla è la dimostrazione che le statistiche vanno interpretate. In nessun numero di statistiche Sofascore si evincerà una giocata di questo tipo. D’altronde, il Mudo non toccò il pallone! Il “Diez” si rese protagonista di quella giocata a due minuti dal termine della gara, prima di lasciare spazio a Juan Manuel Sánchez Miño. Riquelme ricevette l’ovazione da uno stadio che definiva “il cortile di casa mia”

Quell’11 maggio di poco più di otto anni fa anni fa calò quindi il sipario sulla carriera in maglia Xeneize di uno dei migliori numeri 10 del Boca. Riquelme diede il suo addio nella 18ª giornata del campionato argentino. Gli Xeneizes vinsero 3-1 sotto una pioggia scrosciante..

Il Boca scese in campo con Agustín Orión; Hernán Grana, Daniel Díaz, Juan Forlín, Emanuel Insúa; Cristian Erbes, Pablo Ledesma; Nicolás Colazo, Juan Román Riquelme; Juan Manuel Martínez, Emmanuel Gigliotti.

Il contratto dell’attuale vicepresidente del Boca era in scadenza a giugno. Dopo una serie di divergenze con Daniel Angelici, presidente della società, all’età di 35 anni Riquelme decise di non rinnovare il proprio contratto e concludere la sua carriera all’Argentinos Juniors, squadra dove ha dato i primi calci a un pallone.

I tifosi accorsero a quella partita di 8 anni fa con striscioni, bandiere e cartelloni in onore del Mudo. Riquelme ha disputato 381 partite con la maglia del Boca, condite da 92 reti e 124 assist. Nel mezzo tra i due periodi in maglia Xeneize, il 10 si è trasferito in Spagna, dove ha dipinto calcio con le maglie di Barcellona e Villareal.

Carlos Izquierdoz, vittima di quel tunnel, ha recentemente dichiarato: «Ricordo benissimo il tunnel di Riquelme. Quel giorno è stata una situazione speciale. Magari me ne parlerà e mi dirà qualcosa di simpatico».

La partenza di Riquelme dall’Europa nel 2007 recise l’ultimo legame tra il sogno del calcio classico e il mondo moderno.

Foto account Twitter Diario Olé

Fu l’Argentinos Juniors a svolgere il ruolo più importante nella crescita di Román. Fu anche a La Paternal, a Buenos Aires, che venne fatto il primo paragone con Diego Maradona. In realtà Riquelme non era affatto simile al Diez. I loro stili, pur essendo entrambi innegabilmente efficaci, erano molto diversi. Sono personaggi diversi, sognatori diversi. L’etichetta di “Nuovo Maradona” può aver pesato sulle spalle di stelle di livello inferiore, ma per Riquelme non ha significato nulla. Sapeva di essere diverso.

Fu nelle celebri giovanili dell’Argentinos, splendidamente soprannominate “La culla delle stelle”, che Riquelme forgiò l’atteggiamento mentale e l’ingegno tecnico per diventare una leggenda. I metodi che avevano contribuito a far crescere campioni del calibro di Maradona, Sergio Batista e Fernando Redondo sono stati fondamentali nel primo sviluppo di Román. Di corporatura esile, timido e affetto da stanchezza cronica in giovane età, gli allenatori della Juniors sono stati determinanti nel suo sviluppo.

L’Argentinos e il Boca concordarono un compenso di 800.000 dollari per il trasferimento di Román a Buenos Aires. La sua storia d’amore con il Boca Juniors durò quasi 20 anni e il suo nome entrò nella lunga lista dei grandi del club.

Se prima c’erano stati dei timidi paragoni con Maradona, ora Riquelme era sulla bocca di tutti alla Bombonera. Era nato un nuovo eroe. Un eroe che ha vissuto le sue stagioni più belle proprio in patria, fermo restando un notevole intermezzo al Villareal. L’unica stagione in un top club europeo, il Barcellona, è stata invece deludente.

Riquelme incarna un’idea che purtroppo non trova spazio nel gioco moderno. Un artista del pallone, poco avvezzo alla corsa e ai rigidi schemi degli allenatori europei. Un fantasista che cantava al suo ritmo. Si può discutere se questo lo renda un vero fuoriclasse o meno, ma una cosa è certa: con quei piedi dipingeva calcio e deliziava le platee. A noi resta il ricordo di un genio che era un maestro nell’accarezzare il pallone.