• Tempo di lettura:8Minuti

Morire per dare speranza ad un popolo oppresso da uno stato nemico, morire per opporsi al nazismo, che come un parassita rovina a poco a poco il tuo paese. Morire da eroi. Questa è la storia della Fc Start, gli oppositori del nazismo morti da eroi. 

Nasce la Fc Start– Siamo a Kiev, nella primavera del 1942. La città è da un anno sotto la dominazione tedesca. Gran parte dei cittadini sono gettati nei campi prigionia. Non tutti però sono rinchiusi. Tra i cittadini liberi infatti c’è il signor Josif Kordik che, sia per le origini tedesche, sia per la professione di panettiere, è riuscito ad entrare in buoni rapporti con alcuni ufficiali tedeschi. Kordik è un grandissimo tifoso della squadra locale: la Dinamo Kiev; squadra che però, come tutte le altre società sportive, è stata eliminata dopo la conquista tedesca. In uno di questi giorni di primavera vede, tutto trasandato, l’ex portiere della Dinamo: Nicolaj Trusevich. Kordik non esita un secondo ad offrire al portierone un lavoro, in nero, nella sua panetteria.

Il campionato– Passano i giorni e al tedesco viene un’idea “Perché non rifondare la vecchia Dinamo? La città ha anche bisogno di divertirsi”, e così, grazie all’aiuto di Trusevich, Kordik trova altri 7 ex giocatori della Dinamo, a cui se ne aggiungono 3 della ex Lokomotiv Kiev. La squadra formatasi viene chiamata Fc Start. I tedeschi, per farsi propaganda, decidono di istituire un mini-campionato formato da 6 squadre: I collaborazionisti ucraini della Rukh; 3 squadre formate da soldati tedeschi e loro alleati, come gli ungheresi o i rumeni; la Flakelf, squadra formata dai soldati dell’aviazione tedesca della Luftwaffe; e infine la Fc Start. La particolarità degli uomini di Kordik sta nelle divise rosse. Infatti tutti i membri sono apertamente comunisti e antifascisti. La mossa di far partecipare la Start è quindi strategica: ogni loro sconfitta equivarrebbe ad una vittoria del nazismo su ucraini e comunisti.

L’imperativo è vincere- Il campionato inizia nel grande stadio di Kiev. La Fc Start vince facilmente contro la Rukh per 7-2. La vittoria però non è una buona propaganda per i nazisti; così i tedeschi decidono di trasferire le casacche rosse in uno stadio più piccolo: potranno anche vincere, basta che non diano nell’occhio. Nonostante il trasferimento i giocatori riescono sia a vincere per 11-0 contro i rumeni, sia ad attirare l’attenzione dei loro concittadini. I panettieri rossi diventano subito gli idoli di Kiev; gli ucraini accorrono in massa allo stadio per vedere i loro eroi. Loro sono il simbolo contro l’oppressione tedesca. Le camicie rosse, spinte anche dal loro pubblico, volano sulle ali dell’entusiasmo. Segnano 38 gol in 6 partite, tutte vinte ovviamente. 

La Flakelf- È il 6 agosto 1942 quando la Start affronta la Flakelf. La squadra tedesca ha un solo compito: vincere e mettere fine al sogno di “Un manipolo di sprezzanti comunisti”. La partita però non ha storia. I nazisti, che non fanno altro che sparare, andare a prostitute e ubriacarsi tutto il giorno, non possono competere. Di contro hanno dei campioni, cresciuti passando pomeriggi interi a giocare a calcio. La partita finisce infatti con un 5-1 che fa scalpore tra le fila della Luftwaffe. La Flakelf non ci sta, e così il giorno dopo tappezza la città con manifesti che annunciano una partita di ritorno, fissata 3 giorni dopo.

Perdere o morire– La situazione è chiara fin dall’inizio ai giocatori della Fc Start. I tedeschi non hanno intenzione di perdere, e se le casacche rosse dovessero vincere di nuovo, di certo non sarebbero sopravvissuti. Per i panettieri rossi la strada più facile è ovviamente quella della sconfitta, i tedeschi avrebbero avuto la loro agognata propaganda; mentre loro avrebbero potuto continuare a giocare a calcio. Ma loro non possono farlo, loro sono il simbolo e l’orgoglio di Kiev, loro sono quel barlume di speranza che da’ forza agli ucraini, loro sono quel momento di pura gioia che tutti gli adulti hanno quando finiscono un giorno di lavoro nei campi di prigionia, loro sono il sorriso dei bambini che tirando 2 calci al pallone cercano di imitare i loro campioni. Loro sono gli eroi di Kiev e niente li fermerà dal vincere la “Partita della Morte”.

La partita della morte- È il giorno decisivo, il giorno che cambierà 11 vite. È il 9 agosto del 1942, è Fc Start-Flakelf. Negli spogliatoi le casacche rosse ricevono la visita di un ufficiale delle S.S., che si rivelerà essere l’arbitro della partita. Egli intima ai giocatori di fare il saluto nazista una volta entrati in campo e di “fare il loro dovere”. I giocatori della Start fanno cenno di si, ma una volta soli si stringono in cerchio e si leggono negli occhi: ognuno di loro era partito dai campi di prigionia, tra la fame e la sofferenza. Poi, grazie alla folle idea di un folle amante del calcio, sono diventati coloro che si oppongono alle ingiustizie e oppressioni naziste. Ognuno guarda in faccia i propri fratelli e insieme trovano il coraggio per dire che nessun tedesco si contrapporrà tra loro e la vittoria.

Si va in scena– È il momento del saluto, i tedeschi alzano la mano pronunciando un gelido e tremendo “Heil Hitler”; mentre gli ucraini gridano a squarciagola un semplice “Fitzcult hurrà!”, “Viva lo sport!”. La partita inizia ed è subito un massacro. I tedeschi hanno dalla loro l’arbitraggio, consentendogli di picchiare, letteralmente, gli avversari. A segnare per primi sono proprio i tedeschi. Ma la Start, con una reazione impressionante, in meno di 20 minuti segna 3 gol: uno lo segna Kuzmenko, gli altri due portano la firma del bomber Goncharenko. Durante l’intervallo le casacche rosse ricevono la visita di un altro ufficiale, il quale li intima di perdere o le conseguenze saranno terribili. Ma anche qui i panettieri rossi non fanno un passo indietro, sono assolutamente determinati a vincere. Dopo uno “sbandamento” iniziale che permette ai tedeschi di riportare il risultato in parità, la Start dilaga segnando altri 2 gol.

Il non-gol più bello di sempre– Il k.o. definitivo arriva quando Klimenko prende palla, e con la spensieratezza di un bambino, con stampato in faccia il sorriso beffardo di chi sa che la sta facendo grossa, salta metà dei giocatori della Flakelf come fossero dei birilli. Spinto dalle ali dell’entusiasmo dribbla pure il portiere fermando la palla sulla linea di porta. Segnare un gol sarebbe inutile, lui e i suoi compagni morirebbero lo stesso; i tedeschi devono essere umiliati, ci vuole una giocata per fare capire ai nazisti chi veramente comandava a Kiev. Così con tutta la forza che gli rimane nelle gambe calcia la palla verso il centrocampo, tra l’ovazione del pubblico ucraino.

Fine– La partita termina così, con un 5-3 che racconta la sofferenza e la voglia di ribellarsi di un popolo, da troppo tempo privo di ogni libertà, un 5-3 che descrive a pieno la forza e il coraggio della Start nell’opporsi all’orrenda mano del nazismo. Nei giorni seguenti la notizia incombe per le strade di Kiev dirompente come un fulmine a ciel sereno, 8 giocatori della Start (per puro caso tutti gli ex componenti della Dinamo) vengono presi e portati nei campi di prigionia dove sperimentano la crudeltà tedesca. I nazisti vogliono sapere dove si trovano gli altri tre panettieri rossi per far sì che la notizia della “Sconfitta degli ariani da parte di un gruppo di sprezzanti comunisti” non si diffonda.

Tortura– Per farli parlare torturano ognuna delle casacche rosse, ma le bocche degli ucraini non fiatano. Il primo a morire è il povero terzino Nikolaj Korotkikh, il quale non riesce a sopravvivere alle intense e strazianti torture. Uomini che torturano altri uomini, loro simili, differenti solo nella lingua parlata e il colore della pelle o dei capelli; questa è la guerra, follia allo stato puro. Diversa invece è la fine di Kuzmenko, Trusevich e Klimenko, che vengono fucilati senza pietà da persone come loro, il tutto perché hanno dato 2 calci al loro più grande amore: il pallone. Goncharenko, Tyutchev e Sviridovsky invece sono trasferiti in un campo di lavori forzati a Kiev, campo dal quale riescono a fuggire fino all’arrivo delle armate rosse dei russi. 

Il coraggio di parlare- Nel dopoguerra la paura di essere arrestati per aver partecipato al torneo fa tacere i superstiti, ma, dopo la morte di Stalin nel 1953, il piccolo Goncharenko, unico superstite, trova il coraggio di dire ciò che successe 11 anni prima, consegnando alla leggenda la vicenda della propria squadra. 

“Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo. Il calcio è molto, molto di più”

-Bill Shankly