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Prima di Roy Keane l’Irlanda ha avuto un altro calciatore iconico, che risponde al nome di Johnny Giles. Si diceva che questo centrocampista irlandese fosse in grado di posizionare il pallone su una monetina da una distanza di 50 metri e riuscirci con entrambi i piedi.

Questo testimonia i piedi d’oro di Giles, calciatore che faceva della tecnica e della precisione le sue armi migliori. Quando passò dal Manchester United al Leeds, nel lontano 1963, “The General” ebbe un impatto immediato. Con lui a comandare le operazioni nel reparto nevralgico, il Leeds fu promosso in prima divisione dopo sette anni. Con i Peacocks vinse una Coppa d’Inghilterra, una Coppa di Lega, un Charity Shield e due Coppe delle Fiere.

La sua grandezza è stata dovuta al suo coraggio, alla sua lungimiranza e alla sua saggezza. Ha avuto la saggezza di lasciare il Manchester United quando era un club di punta in Inghilterra (quando giocava con Bobby Charlton e Dennis Law), di andare al Leeds United in Seconda Divisione e di credere in Don Revie, che stava costruendo una grande squadra, con lui come caposaldo.

Revie arrivò al Leeds nel 1958. Il club aveva evitato per un pelo la retrocessione nella stagione precedente e se l’era cavata un po’ meglio con l’arrivo del nuovo capitano. La retrocessione giunse la stagione successiva, e lo United entrò in quello che sembrava destinato ad essere un lungo periodo buio. La decisione di nominare l’attaccante come allenatore-giocatore, nel 1961, era il segno che che qualcosa stesse per cambiare a Elland Road.

Bobby Collins e Johnny Giles componevano la linea mediana assieme Bremner, mentre davanti a loro c’erano Eddie Gray e Peter Lorimer. Con una tale forza d’urto offensiva, Revie puntò a garantire solidità difensiva attraverso lo studio dettagliato degli avversari, un’altra innovazione che era anni avanti rispetto ai suoi tempi.

Con i Whites Johnny Giles ha disputato stagioni dal 1963 al 1975, sommando un totale di 527 presenze e 115 reti. Era un calciatore fuori dagli schemi, non certamente perché ribelle, ma perché dotato di una genialità fuori dall’ordinario. I suoi passaggi verticali “tagliavano le difese avversarie come il coltello fa con il burro”.

Un ritratto di Johnny Giles

David Peace, autore de Il maledetto United, lo ha descritto come un calciatore duro e cattivo. Giles ha respinto con forza questa etichetta, andando sempre contro l’autore. Il calciatore irlandese ha sempre criticato l’autore, sia per il modo, a suo dire distorto, con cui lo ha rappresentato sia per la mistificazione di Clough.

Nel 2003 la federazione irlandese lo ha nominato miglior giocatore di tutti i tempi della nazione. Liam Brady, suo amico e collega negli studi televisivi, Paul McGrath, Roy Keane, Dennis Irwin e Ronnie Whelan sono i rivali che ha sopravanzato. Nella storia del Leeds è stato invece nominato il settimo miglior calciatore.

Ero un giocatore creativo, diciamo anche con fantasia, per questo all’inizio della mia carriera ho subito dei bruttissimi interventi che non mi hanno solo procurato degli infortuni, ma hanno lasciato delle brutte ferite, anche psicologiche, e così mi sono detto: ‘Bene Johnny, questa è una giungla, e in una giungla è meglio essere un leone che un agnello’”.

Lasciate che vi dica una cosa su Matt Busby: lui era un grande manager e il Manchester United non sarebbe mai arrivato dov’è arrivato se non ci fosse stato lui. Era un dio in quel club, ma non era un dio per me. Il calcio è così a volte”.

Quello che il Don (Don Revie) ha fatto a Leeds è stato incredibile. Il Don non ha rivitalizzato una squadra. Il Leeds non aveva storia. Ha creato tutto dal nulla. Quella era zona di rugby. Quando ho fatto il mio esordio, eravamo ancora in Second Division, a vedere quella partita c’erano 15.000 persone. 15.000 persone per un fottutissimo incontro di Second Division”.

(Brian Clough) era un maledetto bastardo e arrogante per giunta, ma devo riconoscere che quello faceva parte del suo essere un genio”.

Vincenzo Di Maso