Italia-Brasile, Pelé e l’arbitro

“Un paradigma irraggiungibile, la più grande squadra che il mondo abbia visto e che probabilmente vedrà mai”. Jonathan Wilson sul Brasile di Pelé

Esattamente 50 anni fa, l’Italia ha disputato la finale di Coppa del Mondo di Messico ’70. Per quanto possa sembrare bizzarro, quell’edizione dei Mondiali è ricordata con grande piacere in Italia. Il 4-1 patito contro il Brasile è stato un granello di sabbia al cospetto delle emozioni di Italia-Germania, la Partita del Secolo.

L’Italia ha affrontato la partita contro “un paradigma irraggiungibile, la più grande squadra che il mondo abbia visto e che probabilmente vedrà mai” a distanza di pochissimi giorni da una memorabile impresa, una maratona di 120 minuti.

Eppure gli azzurri non hanno sfigurato. In quel match giocato all’Azteca, si sono contrapposte due scuole calcistiche totalmente diverse. Da una parte la leggiadria del futebol bailado, dall’altra la solidità difensiva e la grinta degli azzurri in un epoca post-catenaccio. L’Italia è riuscita a giocarsi la partita, difendendosi con le unghie e con i denti per una buona ora. Poi è venuto fuori Pelé, autore tra l’altro di uno degli stacchi più celebri e imperiosi della storia del calcio. D’altronde gli azzurri sono arrivati stremati e hanno gettato la spugna solo nella seconda metà della ripresa.

In quella partita c’è stato un episodio, poco noto ai più, ma assolutamente curioso. Allo scadere l’arbitro Rudi Glöckner (primo e unico direttore di gara dell’ex DDR ad arbitrare una finale dei Mondiali) ha concesso una punizione al Brasile. Lancio per Pelé in area, stop perfetto, solo Albertosi da battere e si sente un fischio. I difensori azzurri hanno cercato di spiegare a Pelé che si è trattato di un’irregolarità.

 

Il direttore di gara è venuto prendersi il pallone e ha decretato la fine del primo tempo, ma con secondi di anticipo rispetto al minuto ’45. Una scelta assolutamente inusuale e, chiaramente, del tutto errata. Non c’era nessun fuorigioco, né stop di braccio né irregolarità di qualsiasi altro tipo. Semplicemente l’arbitro aveva calcolato male i secondi. Una cosa impensabile per il calcio attuale.

In quella partita Pelé ha dimostrato, ancora una volta, di essere stato il calciatore più dominante rispetto a quelli che hanno giocato nelle sue epoche. Celebri le dichiarazioni di Tarcisio Burgnich: «Prima della partita mi dissi: ‘È fatto di carne e ossa come tutti gli altri’. Ma mi sbagliavo».

Dal canto suo, nonostante il risultato, quell’Italia non ha vissuto alcuna onta e quella partita non può essere reputata una disfatta, anche se il freddo tabellino direbbe l’opposto. Per chi ama il calcio, quel match ha fatto vedere che quell’Italia ha saputo cadere in piedi e, ovviamente, ha rappresentato il manifesto della grandezza di Pelé di quella leggendaria nazionale. E poi quella valutazione dell’arbitro l’arbitro Rudi Glöckner ha dato un tocco di simpatia a quella finale…

 

Vincenzo Di Maso

 

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