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Il 1° febbraio è una data da ricordare per i tifosi della Fiorentina e anche per quelli della Roma. In quel giorno, a Reconquista, è nato nel 1969 Omar Gabriel Batistuta, conosciuto anche come Batigol o il Re Leone per la sua criniera al vento mentre abbatteva record a suon di gol. Memorabile la sua “mitraglia” o la sua corsa alla bandierina del calcio d’angolo, il suo “Irina te amo” e quel gol a Wembley contro l’Arsenal che scatenò le fantasie viola.

Oggi possiamo anche chiamarlo il “Nonno Leone”, perché nel frattempo uno dei suoi quattro figli l’ha reso nonno da quasi due anni di un bambino, che è stato chiamato Lautaro, chissà, forse in onore di Martinez.

Batistuta e Firenze non è stato forse amore a prima vista, perché il diamante era ancora grezzo quando arrivò nel capoluogo toscano, parafrasando un celebre album dei Pink Floyd, ma poi si è trasformato, lavorando molto.

Aveva il carattere per diventare il migliore di tutti, forse non le caratteristiche iniziali, ma con testardaggine e volontà si è ritagliato il posto tra i grandi centravanti di tutti i tempi. La Fiorentina è stata la sua grande madre, ma per vincere qualcosa è dovuto andare da una matrigna intrigante come la Roma, che l’ha subito scudettato, dopo nove anni di una bella avventura viola, ma senza trofei rilevanti, se non una Coppa Italia e una Supercoppa, con lo scudetto che svanì nella stagione ‘98/99. Ma 333 presenze e 207 gol è un qualcosa che si racconta ai posteri.

Poi tre anni alla Roma, mezza stagione all’Inter e infine gli Emirati Arabi, dove si accorse che le sue caviglie erano rovinate, al punto da rischiare di non camminare nemmeno più. Per fortuna un pericolo scongiurato.

Batigol fu l’idolo indiscusso dei tifosi della Fiorentina e, quando viene in Italia, Firenze è la città che lo accoglie sempre con tanto amore. Si dice che fosse tirchio, che non sempre voleva essere riconosciuto dai tifosi, ma nell’immaginario collettivo lui fu un idolo indiscusso di una tifoseria che prima aveva applaudito Antognoni, poi Baggio ma mise sul piedistallo più alto Batigol.

Anche se il tradimento di andare alla Roma non fu preso bene dalla tifoseria, infatti in quel periodo girava un fotomontaggio del Perseo del Cellini, che si trova in Piazza della Signoria, con Rui Costa che teneva in mano la testa tagliata della Medusa, con le sembianze di Batistuta. Tutta l’ilarità fiorentina per un addio annunciato da anni, ma che si avverò solo nel momento in cui la famiglia Cecchi Gori fu in difficoltà.

Comunque sia colui che superò il record di Kurt Hamrin (152 gol a 151) resta uno splendido cinquantenne, che ancora farebbe sognare i tifosi se un giorno dovesse tornare in società. Auguri Batigol.