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Presidente, allenatore, presidente del comitato organizzatore locale, capitano, ambasciatore; quando si tratta di riassumere la carriera di Franz Beckenbauer, potrebbe essere più facile elencare ciò che non ha fatto. La sua influenza dentro e fuori dal campo si è diffusa ben oltre il suo Paese. Anche se è stato coinvolto in varie controversie, il suo status di figura di spicco nella storia del calcio non può mai essere messo in discussione.

Anche se ha trascorso gli ultimi scampoli della sua leggendaria carriera tra New York Cosmos e Amburgo, il suo legame con il Bayern Monaco è di gran lunga il più forte e profondo. Eppure la storia sarebbe potuta essere ben diversa. Il suo primo amore è stato il Monaco 1860, rivale cittadina del Bayern. Quel Monaco 1860 che affrontò in un torneo cittadino, da attaccante, quando aveva 13 anni. I suoi idoli erano gli attaccanti del 1860 Kurt Mondschein e Ludwig Zausinger.

Nel dopoguerra e nel periodo immediatamente successivo, la supremazia cittadina era appannaggio del 1860. Da ragazzino, Beckenbauer giocava con l’SC München von 1906. Proprio in quel torneo, quel poderoso attaccante fece ammattire la difesa della squadra del suo cuore. L’atteggiamento antisportivo dei difensori avversari, culminato con uno schiaffo nei suoi confronti da parte del difensore König, gli fece cambiare idea. A quel punto accettò la corte dei rivali del Bayern.

Gli inizi al Bayern furono devastanti a livello calcistico, ma il carattere era fuori dalle righe. I continui alterchi con compagni, arbitri e spettatori costrinsero il tecnico Rudi Weiß, allora alla guida della squadra primavera, a metterlo fuori rosa. Inoltre, il giovane Franz mise incinta la fidanzata. Nella Baviera di inizio anni ’60, cattolica e conservatrice, tutti gridarono allo scandalo.

Il ragazzo si salvò grazie alle sue doti calcistiche fuori dall’ordinario. Il tecnico Zlatko Čajkovski, un ometto poco più alto di 1,60 ma dotato di enorme intelligenza e fiuto, lo fece esordire da ala. Nella sua prima stagione da titolare segnò ben 17 reti. Utilizzato poi come centrocampista, dirigeva il gioco con immensa classe ed eleganza. L’arretramento in difesa è avvenuto con il passare degli anni. A farlo scalare nel ruolo di Libero, di cui Kaiser Franz è uno dei massimi esponenti nella storia del calcio, fu lo stesso Čajkovski.

Zlatko Čajkovski era un personaggio sui generis

Il debutto in nazionale arrivò nel 1965 in un match di qualificazioni ai mondiali del 1966. Il CT Helmut Schön si consultò con Uwe Seeler per avere un parere su quel 20enne del Bayern. Il parere fu positivo e così iniziò l’epopea di Kaiser Franz con la Mannschaft. L’esordio fu straordinario e al Mondiali fu la principale sorpresa.

Da pilastro del Bayern e della nazionale, il suo palmares recita tre Coppe dei Campioni, un Mondiale, un Europeo e due Palloni d’Oro, prima di dirigersi verso il lussuoso soggiorno statunitense.

La leadership era insita nel suo essere. Dopo soli tre anni da titolare era diventato un caposaldo della nazionale tedesca, e aveva anche avuto un’influenza diretta nella progettazione della prima linea di attrezzi da allenamento Adidas. Il suo rapporto con la Federazione e il Bayern è continuato ben oltre la sua carriera da calciatore. Kaiser Franz è stato allenatore di Germania e Bayern, presidente del club bavarese, nonché presidente del comitato organizzatore dei Mondiali 2006.

Il perfetto mix grazia e di eleganza, unito ad un fisico atletico e a piedi fatati, lo fanno entrare nel ristrettissimo novero dei fuoriclasse del calcio. Uno come lui ha reinventato un ruolo, quello di Libero, ed è andato oltre il terreno di gioco. Visionario e precursore in campo, visionario e precursore fuori dal campo.