I Mondiali di calcio del 1982 sono stati quelli con le migliori squadre mai viste in una rassegna iridata. Parliamo dei campioni mondiali dell’Italia, della brillante Francia di Platini, Giresse e Tigana, e, naturalmente, della magica squadra brasiliana, forse la più grande a non aver mai vinto un Mondiale. In quel mondiale c’era anche un piccoletto argentino, dai capelli ricci, che quattro anni dopo avrebbe vinto il mondiale segnando quello che è reputato “il gol del secolo”.

Sottovalutata e spesso dimenticata, a quel mondiale ha partecipato anche una Polonia che era una signora squadra e che, prima di Robert Lewandowski, annoverava tra le sue fila il suo giocatore più forte e famoso: Zbigniew Boniek.

Boniek, dotato di una progressione fuori dall’ordinario, si era messo in mostra appena ventiduenne ai Mondiali del 1978, segnando due volte nel 3-1 contro il Messico mentre la Polonia vinceva il suo girone davanti ai campioni in carica della Germania Ovest. La maggior parte degli appassionati di calcio, tuttavia, lo ricorda per una tripletta al Camp Nou contro il Belgio quattro anni dopo.

Il primo gol è arrivato con una bordata dopo aver raccolto il passaggio di Grzegorz Lato. Il secondo con un colpo di testa a superare un Theo Custers fuori dai pali. Il terzo da un’azione iniziata da lui stesso, sulla linea di metà campo, con un passaggio per Włodzimierz Smolarek, che ha poi combinato con Lato, il quale a sua volta ha passago la palla a Boniek. Con grande velocità, l’attaccante polacco si è presentato davanti a Custers e lo ha battuto.

Il Belgio, che aveva iniziato il torneo con una vittoria sull’Argentina di Diego Armando Maradona, fu messo in ginocchio. La beffa atroce arrivò per Boniek al minuto ’88 contro la Russia, con un’ammonizione che gli fece saltare la semifinale contro l’Italia. Un’ammonizione come quella di Pavel Nedved nel 2003, che gli impedì di giocare la finale di Champions contro il Milan. Senza il suo talismano e miglior giocatore, la Polonia non riuscì a rispondere ai colpi di Paolo Rossi. Nonostante la delusione, la Polonia, con Boniek di nuovo in squadra, conquistò il terzo posto alla rassegna iridata, battendo per 3-2 una corazzata come la Francia. Quella del 1982, è stata la migliore prestazione della Polonia in Coppa del Mondo e uno straripante Boniek è entrato a far parte della squadra ideale FIFA.

A 26 anni, dopo due stagioni allo Zawisza Bydgoszcz, seguite da 50 gol in campionato e due vittorie del campionato polacco con il Widzew Łódź, Boniek era pronto per il grande salto. Ben presto questo grande salto arrivò, nello specifico con il passaggio alla squadra europea più glamour dell’epoca, la Juventus di Giovanni Trapattoni.

Boniek e Platini ai tempi della Juventus

 

Dino Zoff, Antonio Cabrini, Gaetano Scirea, Claudio Gentile, Marco Tardelli e Paolo Rossi tornarono a Torino nel 1982 con le medaglie dei Mondiali al collo. Ad attenderli c’era probabilmente il miglior giocatore d’Europa, Michel Platini. Con Boniek quella Juve era pronta a spazzare via qualsiasi avversario.

Gli inizi non furono brillantissimi. Come il Real Madrid avrebbe scoperto due decenni dopo con i Galácticos, avere tantissime stelle in squadra non è sinonimo di dominio. Quel Real e quella Juve hanno vinto tanto, ma meno di quanto avrebbero potuto. Nonostante la Juventus abbia vinto la Coppa Italia del 1983, i bianconeri furono costretti ad accontentarsi del secondo posto in Serie A, finendo dietro la Roma. Poi arrivò la finale di Coppa Campioni contro l’Amburgo allo Stadio Olimpico di Atene. Il mondo si preparava ad un’incoronazione della squadra bianconera, ma quel match finì in beffa. La rete al nono minuto di Felix Magath fu sufficiente per regalare al club della Germania Ovest il primo titolo, la sesta vittoria di fila per 1-0 in una finale di Coppa Campioni. Le stelle bianconere non brillarono quel giorno.

Nella stagione successiva la “chimica” aumentò e i tasselli del puzzle combaciarono alla perfezione per la Vecchia Signora del calcio italiano. Con Boniek e Platini in forma smagliante, la Juventus si aggiudicò il suo 21° scudetto prima di conquistare la Coppa delle Coppe con una vittoria per 2-1 sul Porto a Basilea. E Boniek fu un grandissimo protagonista.

Nel gennaio del 1985, nel gelo di gennaio di Basilea, Boniek segnò entrambi i gol nel 2-0 contro il Liverpool. Quando le due squadre si incontrarono nuovamente, pochi mesi dopo, fu uno dei giorni più bui della storia del calcio. Prima dell’inizio della finale di Coppa Campioni 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles, 39 tifosi della Juventus morirono in una calca causata dai tifosi Liverpool. Incredibilmente, la partita ebbe luogo.

Alla fine del primo tempo, Boniek conquistò il rigore che Platini trasformò e che si rivelò determinante per la conquista della coppa da parte della Juve. Ma quello che avrebbe dovuto essere il momento clou della carriera di Boniek si era trasformato da tempo in un incubo per tutti i giocatori coinvolti. La partita si sarebbe rivelata l’ultima in bianco e nero e quell’estate Boniek si trasferì alla Roma.

Boniek in azione contro la sua ex squadra

 

Anche se ha timbrato spessissimo il cartellino nelle grandi occasioni, Boniek, curiosamente, non ha registrato un grande score in Serie A. Ha segnato solo 14 gol in campionato nel suo periodo alla Juventus e 17 nelle sue tre stagioni alla Roma. La finale di Coppa Italia contro la Sampdoria ha regalato al polacco il suo ultimo trofeo in carriera, nel 1986, prima della brutta eliminazione contro il Brasile ai mondiali messicani. Boniek si ritirò dal calcio solo due anni dopo.

Boniek in Italia è ricordato per la sua avventura alla Juventus. I suoi connazionali, invece, ricorderanno quella notte a Barcellona e la fugace promessa che Boniek fece al suo popolo, sfidandolo a sognare di portare il suo Paese fino alla vittoria della Coppa del Mondo.