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Quando viene in mente una grande vittoria, un’impresa, una partita indimenticabile, il cervello richiama subito al grande campione che l’ha decisa o magari al grande allenatore che ha trascinato il gruppo.

Componenti fondamentali delle vittorie sono però i cosiddetti gregari, i regolaristi, giocatori di affidamento sicuro che mettono in campo ordine ma soprattutto grinta e cuore.

Prendendo come riferimento la Juventus, ci sono giocatori che nonostante non fossero dotati di grande tecnica sono ricordati con grande orgoglio dai tifosi e considerati parte importante della storia bianconera.

Basti pensare a Michele Padovano che decise la qualificazione ai quarti di finale del 1996 contro il Real Madrid nella cavalcata che portò alla vittoria della Champions League.

O a Marcelo Zalayeta, sicuramente il meno dotato di un attacco che vantava nomi come Del Piero, Ibrahimovic e Trezeguet, il quale siglò il gol qualificazione sempre contro il Real Madrid nel 2005.

Qui ci soffermeremo in particolare su tre personaggi della storia juventina che sono rimasti nel cuore dei tifosi per la grande dedizione messa a disposizione dei colori bianconeri, nonostante non fossero dotati del talento del campione.

MORENO TORRICELLI

Quella di Moreno Torricelli è la classica storia a lieto fine che ha come protagonista un ragazzo partito dal basso, che grazie al sacrificio realizza il suo sogno.

Moreno, dopo aver giocato nelle giovanili del Como, passa all’Oggiono in Promozione e, successivamente, alla Caratese in Serie D.

Il pallone è prima di tutto una passione, il ventiduenne Torricelli non si aspetta certo chissà quale svolta. È ancora ai margini del calcio professionistico e, nonostante uno stipendio, non può permettersi il lusso di essere un calciatore a tempo pieno.

 Così lavora come magazziniere in un mobilificio. La svolta però arriva. Anzi, due: la prima è un’intuizione di Roberto Antonelli, suo allenatore alla Caratese che, decide di riadattarlo a terzino dopo una vita passata come centrale di difesa, contando sulla sua grinta e straripanza atletica; la seconda è un colpo di fortuna, in quanto una partita della suddetta Caratese vede tra gli spettatori Claudio Gentile, campione del Mondo a Spagna ’82 ed ex giocatore della Juventus, che rimane favorevolmente impressionato da Moreno. 

Sarà proprio lui a suggerire il suo nome a Giovanni Trapattoni, allenatore bianconero, che lo convoca prontamente per le tradizionali amichevoli di fine stagione, quando altre società di serie C, Pro Vercelli e Lecce su tutte, erano ormai pronte ad avanzare un’offerta. Il Trap rimane folgorato e convince la dirigenza bianconera ad acquistare il giocatore per circa 60 milioni di Lire. Correva l’anno 1992 e per il giovane difensore cambiava la vita. Da magazziniere in un mobilificio alla maglia bianconera. Da terzino nella Serie D lombarda a compagno di Baggio e Vialli.

Un piccolo aneddoto da raccontare è appena proprio successivo alla vittoria di Roma contro l’Ajax: è stata forse la miglior partita di Moreno alla Juventus, nella quale sfiora il gol dopo una corsa di cinquanta metri verso la porta avversaria, riesce a contenere le folate offensive di Kanu e Kluivert e viene eletto miglior giocatore in campo. Dopo la premiazione viene sorteggiato per il controllo antidoping con Kluivert e la battuta dell’avversario sconfitto non si fa attendere: “Ti hanno beccato, eh?”.

La Nazionale è solo la normale conseguenza per Torricelli che con la maglia azzurra disputerà 10 partite, partecipando agli Europei del ’96 e i mondiali del ’98.

 Pochi nella storia bianconera hanno un trascorso simile. Non solo e non tanto per il doppio salto dall’Interregionale alla Juventus, quattro categorie in un colpo solo. Quanto perché, a quelle altezze, lui ci si è abituato da subito.

ALESSANDRO BIRINDELLI

Alessandro Birindelli era il giocatore tutto cuore e sostanza. Qualche colpo geniale e qualche bordata da fuori, per il resto ordinato e instancabile terzino destro.

Nella famosa semifinale del 2003 , oltre al poker d’oro composto da Buffon-Trezeguet-Del Piero-Nedved, tutti decisivi, è da ricordare la prova superba di Alessandro Birindelli che si trova titolare contro un certo Luis Figo. È il Real dei “galacticos”: oltre al lusitano, ci sono anche Raul, Ronaldo e Zinedine Zidane. In quella semifinale la Juventus non partiva favorita. Eppure, la grinta e la forza, la voglia di farcela e di dare ogni grammo di energia, fece fare un partita super a tutti. Finché rimase in campo, prima di essere sostituito da Pessotto, Birindelli cancellò Figo. Senz’altro uno dei simboli di quella impresa.

GIANLUCA PESSOTTO

Gianluca Pessotto vanta ben vent’anni di calcio. Comincia a quattordici nelle giovanili del Milan; vive in collegio e la solitudine, il freddo, la nostalgia di tanti bambini che crescono così, con il loro sogno sotto il cuscino sono i suoi compagni di camera.

Lontano da casa sente la mancanza della famiglia, degli affetti più cari, degli amici di infanzia. Stringe i denti, fa grossi sacrifici.

Questo è il punto di partenza di un giocatore che ha fatto del sacrificio la sua arma.

Con la Juventus gioca 366 volte, vince sei scudetti e tutte le coppe, compresa la Champions League, nel 1996, contro l’Ajax ai rigori. Uno lo segna proprio lui così come agli Europei 2000 in semifinale contro l’Olanda ancora una volta contro Van der Sar, suo futuro compagno bianconero.

Si rompe il ginocchio nell’amichevole prima dei Mondiali 2002: li avrebbe giocati da titolare, invece, sta fermo sette mesi. La sua carriera finisce con l’ennesimo scudetto, il ventinovesimo bianconero.

«La Juventus è il massimo. Tante le gioie. Poche, anche se bruciano ancora, le delusioni. Mi viene ancora la pelle d’oca se penso a quando ho tirato uno dei calci di rigore che ci diedero il trionfo».

Dopo la fine della carriera da calciatore Gianluca diventa Team Manager, prima di quel gesto difficile da spiegare, gesto che tutti vorrebbero dimenticare il più presto possibile: «Di quella mattina non ho un reale ricordo, ma tra le mani avevo un rosario. Prima provavo un forte senso di vuoto, un male nell’anima e una grande solitudine, nonostante le tante persone che ti stanno attorno. Quanto esci da una sofferenza ne trai sempre qualcosa di positivo, di costruttivo. Rivedi tutto, rivaluti tutto e ne esci più forte, con qualche cicatrice, ma sei più forte. L’affetto della gente mi ha aiutato moltissimo ed è una cosa bellissima, se dai amore ricevi amore. Se dovessi fermarmi a ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini nei mesi difficili, non finirei più. Così come la squadra che, addirittura, su decisione di Del Piero e dei vecchi dello spogliatoio, ha ritirato la maglia numero sette».

A Gianluca è sempre sta riconosciuta inoltre grande lealtà; come quella volta a Perugia. La Juventus sta perdendo lo scudetto; ultimi minuti, l’arbitro dà una rimessa ai bianconeri, ma lui dice che è un errore e restituisce la palla all’avversario.

Insomma un giocatore ma soprattutto una persona dotata di grande spirito e di una professionalità fuori dall’ordinario.

Questo è Gianluca Pessotto.

Alessio Maria Giannitti