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Zinedine Zidane era un giocatore come ne nascono ogni 50 anni. Galleggiava in campo come se stesse solo sfiorando la superficie, scivolava senza sforzo tra le fasi di gioco assumendo quasi le vesti di un ballerino, danzando tra gli avversari con equilibrio e sicurezza.

Chiedeva la palla, la gestiva in un istante con la parte piatta del petto, la morbidezza della coscia, la punta del piede, e la portava avanti con uno stile inconfondibile.

Zidane si aggirava per il campo a suo piacimento, lanciando delicati passaggi e infilandoli improvvisamente oltre le difese avversarie. Raramente compiva gesti banali o ovvi; era polvere da sparo in un contenitore di vetro decorato.

Il francese era l’eleganza fatta persona, di certo ha condotto innumerevoli bambini di svariate generazioni ad avvicinarsi ad un pallone. Non solo per il suo incommensurabile talento ma certamente a causa di quanto incredibilmente semplice abbia fatto sembrare l’atto di creare bellezza.

Durante quattro dei suoi cinque anni a Torino, Zizou ha giocato con quello che si può definire il suo partner ideale: Edgar Davids.

Davids e Zidane assieme con le maglie delle rispettive nazionali (Foto Old Football Photos)

L’olandese era lo yin dello yang di Zidane, difficilmente avrebbe potuto esistere un compagno di reparto più adatto.

Soprannominato “Pitbull” da Van Gaal, per la sua grande grinta, Davids giocava un calcio aggressivo e combattivo, non ha mai avuto paura di giocare duro e sporco quando la situazione lo richiedeva. Un passaggio leggermente corto e ti avrebbe surclassato, recuperando il pallone grazie alla sua prontezza.

È altrettanto vero che chiunque pensi che fosse esclusivamente determinazione e presenza fisica, forse non l’ha mai visto giocare. Davids aveva una serie esemplare di abilità, una tecnica che i giocatori con la sua tenacia solitamente se la sognano.

Non solo. La sua fiducia nelle proprie capacità era enorme: poteva rompere una linea con un breve passaggio e contendere un lungo lancio ai migliori del mestiere. In due parole era creativo e affidabile.

Zidane arrivò alla Juve dopo sette stagioni in Francia dove si è messo in mostra lasciando la Ligue 1 come giocatore dell’anno.

Il suo trasferimento in Italia lo avrebbe visto realizzare le sue potenzialità facendo partire il suo viaggio verso l’olimpo dei campioni.

Davids trovò invece il suo posto nella Juve dopo un anno al Milan. L’olandese aveva già ottenuto una serie di titoli con l’Ajax tra cui tre campionati e una Champions. Il che significa che la sua reputazione ha preceduto il suo arrivo in Italia.

Alla Juve, i due, sotto la saggia guida di Marcello Lippi, sarebbero diventati il cuore e l’anima di una squadra capace di raggiungere numerosi successi. Non facile essere protagonisti veri e propri di un team che vantava nomi di livello assoluto.

La coppia era sincronizzata alla perfezione, praticamente i due combaciavano tra loro.

Davids puliva il campo permettendo al francese di avere quasi sempre la palla tra i piedi dandogli così modo di inventare e mettere in atto le sue meravigliose qualità.

Un episodio curioso che sostanzialmente testimonia il loro legame calcistico è quello dell’ottobre 2000, quando i bianconeri vennero sconfitti ad Amburgo per 3-1. In quella circostanza infatti nel giro di 4 minuti la Juve si ritrovò in 9 uomini per le espulsioni, pensate un po’, proprio di Zizou e Davids. Hanno vinto e perso insieme insomma.

Quando all’olandese in un’intervista gli è stato chiesto riguardo al suo rapporto con Zidane, la sua risposta è stata indicativa: “Si trattava di fiducia ed energia. Se hai questa connessione con qualcuno, sai già come andranno le cose. Si tratta di sensazioni, di conoscere il calcio ad un certo livello, ed entrambi abbiamo capito il calcio allo stesso livello”.

L’uno accanto all’altro, sempre al centro del gioco, Edgar Davids e Zinedine Zidane hanno trovato una connessione come poche altre nella storia del calcio.

Alessio Maria Giannitti