La storia del campione pallone d’oro nel ’94

Hristo Stoichkov, fantasista dalle straordinarie doti tecniche ma con un carattere scontroso e ribelle, è stato il più forte giocatore bulgaro della storia calcistica. 

Stoichkov nasce a Plovdiv l’8 febbraio del 1966 da un’umile famiglia di operai. Da giovane si arruola nell’esercito e diventa maresciallo. Ma la sua passione è un’altra: il calcio. 

STOICHKOV E GLI INIZI DI CARRIERA IN BULGARIA

Dopo anni passati al Marista Plovdiv e all’Hebros, passa al Cska Sofia all’età di diciotto anni. Nel 1985, durante la finale d’andata della Coppa nazionale, segna quattro reti nel 5-0 contro i rivali del Levski. Al ritorno si presenta in campo con l’inusuale numero 4 sulle spalle (il numero 8 è stato un tratto distintivo di tutta la sua carriera). A fine gara rimane coinvolto nella rissa che comporterà una squalifica per sei mesi e che non gli permetterà di partecipare al Campionato del Mondo in Messico. La voglia di rivalsa lo porta a diventare campione nazionale con il CSKA Sofia per ben tre volte sui quattro campionati disputati al suo rientro, divenendo, nella stagione 1988-89, capocannoniere del campionato bulgaro. Nello stesso anno riceve la Scarpa d’oro, premio per il bomber più prolifico d’Europa. Le sue fortune avvengono in Europa: trascina la sua squadra fino alle semifinali di Coppa delle Coppe, segnando una doppietta al Camp Nou e stregando Johan Cruijff, allenatore scomparso nel 2016 per una malattia all’età di sessantotto anni, che lo ingaggia nel suo Barcellona. È il 1990 e Stoichkov sbarca in Catalogna.

BARCELLONA E I RECORD PERSONALI

Stoichkov sarà protagonista del Barça più vincente della storia prima di quello di Pep Guardiola. Vince quattro campionati di fila, tre Supercoppe di Spagna e la Coppa dei Campioni 1992 in finale contro la Sampdoria, seguita poi dalla Supercoppa Europea. A livello personale segna tantissimo e si piazza secondo, dietro solo a Marco van Basten nell’edizione del Pallone d’Oro 1992. Nell’estate 1994 si giocano i Mondiali americani dove guida la sua Bulgaria al miglior risultato di sempre. La marcia trionfale si ferma in semifinale, dove ha la meglio l’Italia di Roberto Baggio: la Bulgaria chiude al quarto posto e Stoichkov si laurea capocannoniere della manifestazione con sei reti. A fine anno viene poi insignito del Pallone d’Oro: è il primo giocatore bulgaro ad ottenere un riconoscimento di tale levatura. Assieme a giocatori del calibro di Michael LaudrupRonald Koeman e Romario forma quello che è stato ribattezzato il «Dream team» e diventa l’idolo della tifoseria del Barça. Il suo rendimento, tuttavia, inizia a calare bruscamente. A causa di alcuni dissapori con colui che lo aveva voluto fortemente in Catalogna, lascia il Barcellona.

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L’ITALIA E IL FINALE DI CARRIERA

Nell’estate 1995 passa al Parma che lo acquista per 12 miliardi di lire. Nevio Scala, tuttavia, relega spesso Hristo in panchina, preferendogli, nel suo 4-3-3, a volte Zola, idolo delle folle, a volte il giovane Pippo Inzaghi. Il suo gioco mostra sprazzi di classe ma è altalenante e discontinuo. L’esperienza non è delle migliori a conferma del rapporto non idilliaco con il calcio italiano. Lo stesso Stoichkov ha più volte dichiarato che i migliori calciatori giocavano in Spagna e non in Italia. Segna 5 gol in Serie A e, lasciando l’Italia senza grandi rimpianti, ritorna al Barcellona per un altro biennio. Nel ’98 gioca i Mondiali francesi e, per un breve periodo, torna a Sofia. Gioca successivamente negli Emirati, in Giappone e chiude la carriera nell’MLS americana. Annuncia il proprio ritiro dal calcio nel 2003, spostando la propria passione dal campo di gioco alla panchina.

STOICHKOV ALLENATORE

Appese le scarpette al chiodo, Stoichkov si dedica alla carriera di allenatore ed inizia subito con un incarico di prestigio: la guida della Nazionale di cui è stato per lungo tempo un simbolo. Il 10 aprile 2007 si dimette e ricomincia dall’amata Spagna, seguendo il Celta Vigo, ma viene esonerato dopo poco tempo. Dopo quasi un anno prende la guida dei sudafricani del Mamelodi Sundowns. Fonda un istituto di credito e pubblica un’autobiografia, i cui proventi vengono devoluti in beneficenza. Diventa anche commentatore televisivo. 

GENIO E SREGOLATEZZA

Piede mancino sopraffino, geniale dal punto di vista tattico, Stoichkov era abile nell’utilizzo tanto dell’interno quanto dell’esterno. Dotato di grande maestria nel creare spazi per i compagni, in campo era in grado di svariare per tutto il reparto offensivo. 

Stoichkov rimane amatissimo non solo in Spagna, dove ha vinto tantissimo, ma in tutto il mondo grazie ad un gioco elegante e decisivo. Resta senza alcun dubbio il giocatore bulgaro più forte della storia che ha dato grande risalto alla Bulgaria.

REVOCA DEL TITOLO ONORARIO

Stoichkov riceve il titolo di Console onorario in Spagna nel 2011, grazie alla sua militanza per otto anni nel Barcellona. Nel 2017 Il Ministero degli Esteri della Bulgaria, tuttavia, annuncia il ritiro del titolo. Motivo della decisione è la netta presa di posizione dell’ex fuoriclasse a favore dell’indipendenza della Catalogna. “Non mi interessa la Spagna, quello che conta per me sono le persone della Catalogna“, dichiara Hristo durante un programma televisivo. 

DIVENTARE UN CALCIATORE

Se non fossi diventato un calciatore, sarei diventato un ladro o un criminale. Ad un certo punto stavo pensando di lasciare il paese senza chiedere l’autorizzazione. Mi sono detto che dovevo andare in un altro paese, prendere un passaporto e giocare lì. Avevo due opzioni: essere un bandito che rubava e commetteva crimini o diventare un calciatore. Ho scelto di diventare un calciatore”. Questa dichiarazione di Stoichkov racchiude lo spirito combattivo che ha guidato il campione bulgaro nel corso della sua carriera.