• Tempo di lettura:4Minuti

Garrincha è semplicemente un fuoriclasse che ha segnato un’epoca. Oggi l’ex asso della nazionale brasiliana avrebbe compiuto 88 anni.

Manoel Franisco dos Santos è una delle ali più forte di tutti i tempi. Bassino, tarchiato, ma potente e dotato di un dribbling ubriacante, Garrincha ha legato la stragrande maggioranza della sua carriera al Botafogo, squadra di Rio.

Si dice che al cospetto di Pelé bisognava togliersi il cappello, ma quando si parlava di Garrincha una lacrima bagna il volto sorridente.

Fu soprannominato così (il “garrincha” era un tipo di uccello) dalla sorella perché da ragazzino era solito catturare gli uccellini, ma anche perché il suo aspetto gracile (da bambino) lo faceva sembrare quasi un uccellino.

Era affetto da parecchie piccole deformazioni. A riguardo  Nilton Santos, il più forte terzino degli anni ’50 e ’60, umiliato da Garrincha in un provino dichiarò:
Quando lo vidi mi sembrava uno scherzo, con quelle gambe storte, l’andatura da zoppo e il fisico di uno che può fare tante cose nella vita meno una: giocare al calcio. Come gli passano la palla gli vado incontro cercando di portarlo verso il fallo laterale per prendergliela con il sinistro, come facevo sempre. Lui invece mi fa una finta, mi sbilancia e se ne va. Nemmeno il tempo di girarmi per riprenderlo e ha già crossato. La seconda volta mi fa passare la palla in mezzo alle gambe e io lo fermo con un braccio e gli dico: senti ragazzino, certe cose con me non farle più. La terza volta mi fa un pallonetto e sento ridere i pochi spettatori che assistono all’allenamento. Mi incazzo e quando mi si ripresenta di fronte cerco di sgambettarlo, ma non riesco a prenderlo. Alla fine vado dai dirigenti del Botafogo e dico: tesseratelo subito, questo è un fenomeno…”

Era soprannominato Alegria do Povo (Allegria del popolo) e Anjo de Pernas Tortas (Angelo dalle gambe storte). Vinse due coppe nel mondo, nel 1958 e nel 1962 ed era considerato il calciatore sudamericano più forte, dopo Pelé ovviamente.

Garrincha Pelé
Garrincha e Pelé (Foto account Twitter Retro Football)

Per rendere l’idea del personaggio, un giorno il tecnico del Botafogo gli mise sulla fascia di competenza una sedia e cercò di spiegargli la tattica di gioco. L’allenatore gli ordinò di dribblare la sedia e crossare. Lo scopo era quello di evitare di dribblare continuamente l’avversario, facendo perdere tempi di gioco alla squadra. Garrincha fece il tunnel anche alla sedia. D’altronde a Garrincha piacevano troppo dribbling e tunnel, come donne e alcol.

Alegria do Povo era uno dei più grandi esecutori del futbol moleque e della ginga, elementi che il Brasile ha limitato (e non messo da parte, vista che è l’essenza del calcio verdeoro) dopo il Maracanazo. Per lui il dribbling era una ragione di vita. Quel tipo di calcio, a lui tanto caro, era stato soffocato dall’approccio scientifico, ma all’esterno brasiliano venivano concesse licenze, viste le mirabolanti imprese che era in grado di compiere.

Nel 1958, Vicente Feola riuscì a trovare il giusto mix tra rigore prettamente scientifico e arte. Dopo essere stato accantonato nei match iniziali, Garrincha si prese il posto nel match contro l’URSS. Da quel momento, la scheggia carioca divenne inamovibile e sempre più decisivo. Quel mondiale vinto in Svezia rappresentò la chiave per la nascita di una dinastia. Una dinastia che si fondò su un connubio tra tattica e libertà agli artisti.

A differenza di “O Rei”, non riuscì mai a tirarsi completamente fuori dalla povertà. Purtroppo fu vittima di tanti vizi, in primis l’alcol: non riusciva a staccarsi da un bicchiere di cachaça, tipica bevanda brasiliana. A 49 anni morì di cirrosi epatica. Dopo aver dilapidato l’enorme fortuna guadagnata da calciatore, Garrincha, il re del dribbling – uomo autentico tra personaggi corazzati – se ne andò in povertà, vittima dei suoi vizi irrinunciabili.

Il giornalista brasiliano Armando Nogueira scrisse un epitaffio per il grande Manu Garrincha: “Pelé era un atleta, Garrincha era un artista. Una loro fusione avrebbe rappresentato la totale perfezione”.

Vincenzo Di Maso