• Tempo di lettura:5Minuti

«Zinedine Zidane è un mito, uno mito in grado di suscitare tante emozioni nella gente, e non solo emozioni positive». Parole e musica di Raymond Domenech, CT della Francia che affrontò l’Italia nella finale dei mondiali 2006. Una finale che resta impressa in maniera indelebile come una grossa macchia nella carriera di una leggenda come Zidane.

La valutazione di Domenech di un calciatore che molti considererebbero una leggenda archetipica, un calciatore considerato come il più forte francese di tutti i tempi, potrebbe apparire meno sensazionalistica di quanto ci si aspetterebbe. Ma, per molti versi, è stata la forma di grandezza unica e non convenzionale di Zidane che lo ha fatto emergere al di sopra di tutto e tutti.

C’è sempre stato un certo fascino nei confronti Zidane. Il suo atteggiamento introverso ma imperturbabile, la sua sicura eleganza sulla palla, le sue benedizioni e le sue maledizioni si fondevano per dare vita a un giocatore il cui talento era quasi ipnotico. Guardare Zidane significava assistere a un’esibizione teatrale di puro dominio della palla, un dominio tutto estetica e classe. Fermo restando la sua leggiadria, sono stati pochi i giocatori che hanno posseduto un tiro così potente e preciso.

La trasformazione di Zizou

L’affermazione di Domenech secondo cui Zidane sia una specie di divinità con sembianze umane non è forse un’esagerazione. I suoi numerosi riconoscimenti personali e i trofei di cui ha fatto incetta in carriera impallidiscono al cospetto del divertimento e del piacere che ha dato a chi lo ha visto in azione, soprattutto ai sostenitori della Francia.

Il successo di Zidane sulla scena internazionale è stato indiscutibile. Questo misterioso trequartista è stato il fulcro della nazionale di maggior successo della storia del Paese, determinante nella zona nevralgica quando la Francia ha vinto i Mondiali nel 1998, gli Europei nel 2000 e ha raggiunto la finale di Coppa del Mondo nel 2006. “In Francia, tutti si sono resi conto che Dio esiste e gioca nella nazionale francese”, ha detto l’ex compagno di squadra Thierry Henry.

Ci sono pochi argomenti per contestare lo status di Zidane come il più grande calciatore francese di sempre, considerando il suo contributo nei momenti decisivi. I suoi due gol contro il Brasile nella finale della Coppa del Mondo del 1998 sono stati sufficienti a fargli vincere il premio come miglior giocatore della competizione. Uno splendido calcio di punizione nei quarti di finale di Euro 2000 due anni dopo, e poi il golden goal vincente in semifinale, hanno visto Zidane vincere nuovamente il riconoscimento come miglior calciatore di una competizione internazionale. E nel 2006, nonostante la sua famigerata testata in finale nei confronti di Materazzi, ha vinto un altro premio come miglior giocatore di un mondiale.

La famosa testata di Zidane a Materazzi

Alcuni considerano la famigerata testata di Zidane come una macchia indelebile alla sua carriera, ma in Francia questa idea viene respinta con veemenza. Come ha detto Domenech: “Nessuno doveva perdonarlo perché non l’abbiamo nemmeno accusato”.

La carriera di Zidane nelle squadre di club è stata meno controversa, ma non meno ricca di trofei. Trasferitosi dalla Juventus al Real Madrid nell’estate 2001, è diventato il giocatore più costoso di tutti i tempi (all’epoca), passando alle Merengues per 150 miliardi di lire. E nonostante il suo atteggiamento riservato, la personalità di Zidane è emersa in maniera ancora più evidente al Bernabéu. A Madrid Zidane è diventato un Galáctico, ma non in senso tradizionale. Il suo spettacolare tiro al volo nella finale di Champions League del 2001 ha rappresentato il culmine di un periodo di cinque anni che ha definito la sua carriera con i Blancos.

Prima di allora, Zidane aveva vinto con il Bordeaux in patria e con la Juventus in Italia. Quando fu acquistato dal Real, era già stato nominato Giocatore dell’anno con i bianconeri e si era assicurato due Scudetti. Al termine della sua trionfale carriera, Zidane ha vinto un Pallone d’oro, tre FIFA World Player e ha ricevuto riconoscimenti come miglior giocatore da riviste prestigiose come World Soccer, Onze Mondial, Sports Illustrated, Marca o ESPN.

Zidane mostra il suo Pallone d’Oro 1998

Ciò che distingue Zidane dai suoi competitor, dai tanti giocatori di talento della storia della sua celebre nazione calcistica, è la grande costanza. Pochi fuoriclasse nella storia del calcio hanno combinato funzionalità e spettacolarità come ha fatto Zidane. In mezzo a tranquillità compostezza, sensazione di dominio totale del pallone, Zidane non ha mai lasciato trasparire arroganza o voglia di umiliare gli avversari, ma solo una grande sicurezza dei propri mezzi.

Anche se è così difficile riassumere sinteticamente un giocatore come Zidane, la parola che forse lo fa meglio è panache, secondo i francesi. Tradotta letteralmente con “pennacchio”, la parola deriva dal grido di guerra del re Enrico IV di Francia “ralliez-vous à mon panache blanc!” o “seguite il mio pennacchio bianco!”. Per i francesi, la parola panache connotava perfettamente la sfolgorante sicurezza che Zizou sfoggiava in campo.

Sebbene Zidane sia stato molto più sobrio e molto meno esuberante del monarca Enrico IV, è stato lui a guidare la Juventus, il Real Madrid e la nazionale nelle loro battaglie più fondamentali, riscuotendo spesso un’adulazione e un’ammirazione quasi regali. Questo fuoriclasse di origini cabile è stato etichettato come un “mito” da Domenech, un “Dio” da Enrico, e ora, forse in modo più “soft”, un Re, ma ciò che è oggettivo è lo status iconico di Zizou come miglior calciatore francese di tutti i tempi.