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Se domandiamo a un appassionato di calcio portoghese chi sono i calciatori più forti di tutti i tempi, risponderà senza dubbio: “Maradona, Pelé ed Eusebio”. La Pantera Nera del Mozambico, è considerato nella sua patria d’adozione ancora più grande di una leggenda come CR7.

E dire che uno dei primi calciatori celebri a rimanere ammaliato dalla gesta di Eusebio è stato proprio Pelé.

“Chi è quel giovane di colore che ha segnato 3 gol in 20 minuti?!”.

Questa l’esclamazione di uno stupito Pelé dopo la tripletta lampo di Eusebio nel match tra Santos e Benfica al Tournoi de Paris. La squadra di O Rei vinse 6-3, ma quel giovane portoghese di origini mozambicane rubò la scena al più grande. L’Équipe intitolò: “Eusebio 3, Pelé 2”. Eusebio da Silva Ferreira, nato a Lourenço Marques, oggi Maputo, strabiliò il mondo e non si parlava che di lui.

Gli inizi

Eusebio nacque in una capanna di Mafalala, il quartiere dello zinco, del legno e della canna, tra acacie, cocco, mango, anacardi e banani, che si incrociava con Avenida Caldas Xavier e si estendeva fino a Xipamanine.

Il padre Laurindo António da Silva Ferreira era un bianco angolano, che si era trasferito in Mozambico per lavorare nelle ferrovie.

Paulo Furtado impersona papà Laurindo nel film sulla vita del fuoriclasse mozambicano

Mamma Elisa Anissabeni era invece una nera mozambicana di umili origini. La capitale mozambicana era terra anche di Karel Pott, sprinter che ha rappresentato il Portogallo alle Olimpiadi di Parigi nel 1924. Il padre, Gerard Pott, era andato a Lourenço Marques come console della Repubblica Boera e viveva con diverse donne, aveva avuto diversi figli meticci, uno dei quali era Karel.

Quando era ancora studente, Pott aveva contribuito a fondare l’Associazione Africana. Pott scriveva sul giornale O Brado, attaccando il regime dell’epoca. Il giornale era diretto da João Albasini, figlio di un italo-portoghese, che prese a cuore la squadra dell’Associazione Africana. La squadra prese il nome di João Albasini e vi giocava un’altro dei calciatori portoghesi più forti di sempre. Si trattava di Mario Coluna, anche lui mulatto mozambicano. Alla squadra si unì anche Eusebio, che pochi anni dopo fu ingaggiato dallo Sporting Clube Lourenço Marques. Lui, tifoso del Benfica da sempre, vestì i rivali della sezione mozambicana dei rivali di Lisbona.

Un giorno, la squadra brasiliana della Ferroviária svolse una tournée in Mozambico. Il tecnico José Carlos Bauer rimase ammaliato da Eusebio, che segnò caterve di gol contro la sua compagine. Bauer, che aveva giocato al San Paolo sotto la guida di Bela Guttman, parlò con il suo ex tecnico, riferendogli di aver visto un fenomeno. Guttman non si fece scappare l’occasione e acquistò quel giovanissimo attaccante per 400.000 escudos.

Il Benfica e il regime

Non avendo ancora firmato il contratto, al suo arrivo a Lisbona, Guttmann fece proteggere Eusebio da tre guardie del corpo, che lo condussero in una località segreta in Algarve. L’obiettivo era evitare che il ragazzo venisse avvicinato da emissari dello Sporting.

Cittadino portoghese, il giovanissimo mozambicano non ebbe alcun problema di integrazione, anche se aveva nostalgia della famiglia e tornava spesso a casa. Non poteva rinunciare a un pranzo a base di gamberoni del Mozambico e lupini.

Eusebio con lo Sporting de Lourenço Marques (è il penultimo in basso a destra)

A inizio anni ’60 ha strappato Coppe dei Campioni al Real Madrid di Puskas e Di Stefano. Celebre quella del 1962, quando segnò due gol nel 5-3 finale. Negli anni al Benfica ba conquistato 11 scudetti, 5 Coppe del Portogallo, due Coppe dei Campioni, è stato 7 volte capocannoniere portoghese, ha vinto un Pallone d’oro nel 1965.

Come noto, il tecnico ungherese Bela Guttmann lanciò un anatema, che non è stato tuttora spezzato. A seguito dell’addio, maturato per dissidi con la dirigenza, Guttmann sentenziò che le Aquile non avrebbero vinto più una coppa internazionale per 100 anni. E così fu, sia per il Benfica che per tutte le squadre di Lisbona.

A farlo esordire in nazionale è stato Peyroteo, uno dei cinco violinos dello Sporting.

Peyroteo fu il tecnico a far esordire Eusebio. Questo ragazzo avrebbe poi segnato 580 gol in 575 partite con le squadre di club e gli furono assegnati soprannomi come “La Pantera Nera”, “La Perla Nera”, o semplicemente “Il Re”.

Soffermandoci brevemente sulla questione delle colonie portoghesi in Africa, è risaputo che il Benfica vantava tra le proprie fila calciatori dichiaratamente a favore della liberazione delle stesse. Erano i casi del centrocampista Mário Coluna, nato nell’isola di Inhaca, in Mozambico, e dell’ala destra Joaquim Santana, nato a Lobito, in Angola. Vale la pena ricordare anche Antonio Simões, che lottò per il professionismo nel calcio e che fu sempre ostracizzato dal regime di Salazar. Ed Eusebio?

Eusebio con Salazar

Per l’Estado Novo le colonie d’oltremare erano un vanto e, ancor più un vanto era poter contare sul miglior calciatore che giocava in Europa. Il dittatore portoghese ha sempre trattato con i guanti la Pantera Nera, personaggio tra l’altro assolutamente affabile e pacifico, nonché poco incline a certe battaglie. D’altronde, secondo quanto riportano vari studi sugli aspetti della politica coloniale portoghese, il razzismo era un elemento assente nel regime.

In Portogallo è stato sfatato il mito secondo cui Salazar avrebbe impedito lo sbarco di Eusebio in Italia. Nel 1962/1963, la Pantera nera aveva l’accordo con la Juve, ma il suo approdo fu bloccato dal servizio militare obbligatorio. Qualche anno dopo, lo chiese l’Inter, ma la FIGC aveva chiuso le frontiere per lo sbarco di calciatori stranieri. Pertanto è decisamente una forzatura affermare che Salazar impedì a Eusebio di trasferirsi in Italia…

Che giocatore è stato

Eusebio ha trasceso ogni logica nei suoi anni d’oro. Si è pregiato di essere stato primo calciatore di origine africana ad essere diventato un fuoriclasse. Il primo portoghese ad aver vinto il Pallone d’oro e l’unico nel secondo millennio. Era l’accentratore, il più dominante del Benfica e del Portogallo. Era alto 1,75, ma visti i suoi muscoli e le sue spalle, sembrava ben più imponente.

Eusebio ai Mondiali 1966

Ai Mondiali del 1966 ha realizzato 9 gol dei 15 della sua squadra, 16 in 12 partite comprese anche le qualificazioni. Nelle sette edizioni di Coppa del Mondo giocate dal 1934 al 1962 il Portogallo non era riuscito a qualificarsi. Questo alieno proveniente dal Mozambico elevò i lusitani a livelli mai visti prima. I cinco violinos dello Sporting erano stati straordinari a livello nazionale, la Pantera Nera fu dominante nel mondo.

Molto utile, ha rivolto parole al miele per Pelé e Di Stefano:  «Uno come Pelé farebbe nel duemila quello che ha fatto fino al ’70, Idem Di Stefano, che per me resta il più grande, il più completo». Il suo idolo come allenatore è stato Arrigo Sacchi, «il migliore di tutti, un uomo nato per vincere», non per gli schemi, che ad Eusebio interessavano relativamente, ma per mentalità e applicazione.