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L’ex-presidente dell’Inter Massimo Moratti non ha mai nascosto che tra tutti (…e sono tanti) i giocatori acquistati durante gli anni, Alvaro Recoba ha sempre avuto un posto speciale nel suo cuore. Il “Chino”, uruguagio purosangue con caratteri somatici pseudo-asiatici, ero un genio del calcio. Un giocatore capace di assentarsi anche per partite intere, salvo accendersi improvvisamente e far esplodere i cuori dei tifosi nerazzurri.

Il “Chino” arrivò nel 1997 ma nessuno se ne accorse. Era l’estate dell’arrivo del Fenomeno, quello vero: Ronaldo Luis Nazario da Lima era l’attrazione mondiale portata in Serie A dopo una trattativa infinita e un braccio di ferro che Moratti vinse grazie alla volontà di Ronaldo di giocare in Italia, altri tempi (sic). Il “Chino” era la quarta scelta. Davanti a lui c’era ovviamente Ronnie, ma anche un certo Djorkaeff e Ivan Zamorano, altro bomber che da capocannoniere della Liga si era accontentato di fare il comprimario nell’Inter.

L’Inter, in uno stadio stracolmo di amore verso il giocatore che già a 22 anni era il giocatore più forte del mondo, esordì con il Brescia e, essendo pazza come il suo inno, andò sotto grazie a Hubner; bomber di provincia a cui non fregava niente dei timori reverenziali e gelò San Siro. Lo smarrimento di una squadra che doveva demolire le rondinelle neopromosse fece passare in secondo piano l’ingresso di questo funghetto uruguagio di cui molti, in quello stadio non conoscevano neanche l’esistenza.

Il “Chino”, invece di intimorirsi, lasciò partire due missili terra-aria e fece vincere all’Inter una partita veramente complicata. Ancor più ostica si rivelò la trasferta di Empoli dove l’Inter si presentò con il fiatone, un pareggio con il Bari in casa la settimana prima, e la testa della classifica insidiata dalla Juventus di Lippi.

L’Empoli, guidata da un certo Spalletti, era una squadra organizzata, quadrata, figlia di un allenatore che sarebbe diventato un top da lì a breve. L’Inter mostrò i muscoli sin da subito ma non riuscì a sfondare fin quando Recoba non tirò fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro di quel mancino immaginifico. Vide il portiere leggermente avanzato e senza neanche caricare, lasciò partire una botta terrificante da quaranta metri che si infilò dritta sotto il sette.

Il “ragazzino” che nelle gerarchie era in fila alle spalle di tutti, di Ronaldo, di Djorkaeff e di Zamorano, aveva colpito ancora facendo impazzire il settore ospiti, il telecronista che lo definì “la reincarnazione di Maradona” in un momento di delirio, e tolse nuovamente dai guai l’Inter che da lì in poi ingaggiò un testa a testa con la Juventus fino a fine campionato.

Moratti l’aveva preso dal Danubio per un pezzo di pane, Recoba aveva deciso di metterci salmone, caviale e burro. Il Chino, che doveva essere una meteora, rimase in nerazzurro una vita, divenendone una bandiera e incendiando in altri momenti partite che sembravano ormai perse: vi dice qualcosa Inter-Sampdoria 3-2?