Eder, il Fabio Grosso portoghese

Esattamente quattro anni fa, il Portogallo ha vinto l'Europeo battendo in finale la Francia, grazie a un gol di Eder, vero e proprio eroe improbabile

Il mio nome è Ederzito, ma tutti mi conoscono come Eder. Non sono stato cresciuto dai miei genitori naturali, ma sono stato in un orfanotrofio di Coimbra (Portogallo) e ho ricevuto un’educazione religiosa. Tutti mi chiamavano Eder.

Nel 2003 ho meditato il suicidio dopo che mio padre naturale, Filomeno Lopes, è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso la seconda moglie.

La signora Susana Torres si è presa amorevolmente cura di me, fungendo da vera e propria mamma. Con i genitori naturali non ho mantenuto grandi rapporti. Nel 2002 sono venuto a conoscenza dell’orrendo crimine di mio padre, che arrivò a strangolare la sua seconda moglie, gettando il corpo nel fiume Bure, nel Regno Unito.

Pur non essendo stato cresciuto da lui e non avendo mai avuto rapporti con lui, qualcuno mi avvicinava: “Ah, sei tu Eder: il figlio di quel criminale?”. Non so come sarebbe stata la mia vita se non avessi conosciuto Susana Torres.

Ho mosso i primi passi da calciatore nell’Adémia, poi sono arrivato all’Académica, passando per la Tourizense, di nuovo all’Académica e la mia ultima squadra portoghese è stata il Braga. Nessuno dava credito a questo Eder. Sembravo destinato a una carriera mediocre. Ma poi al Braga sono esploso e mi sono guadagnato la nazionale. Dopo un brutto mondiale da parte del Portogallo, ho segnato il primo gol in nazionale. Ha coinciso con la prima vittoria contro l’Italia dopo 40 anni.

Nella stagione dell’Europeo non sono riuscito a segnare neanche un gol con il Lille in campionato. Con mia grande sorpresa sono stato convocato agli europei da Fernando Santos. Ho giocato solo 54 minuti, ma ho segnato il gol più importante della storia del Portogallo. Questo traguardo non l’ha raggiunto Eusebio, non l’ha raggiunto Figo, non l’ha raggiunto Rui Costa, l’ho raggiunto io Eder, segnando il gol della vita. Proprio come Fabio Grosso, 10 anni (e un giorno) prima, per voi italiani.

Quell’Eder che ha fatto sognare i portoghesi esattamente 4 anni fa è finito nel dimenticatoio per molti. La mia carriera è tornata alla normalità, ovvero quella di un onesto attaccante da media-piccola squadra, ma quel marchio indelebile sul primo trionfo del Portogallo e di Cristiano Ronaldo mi farà ricordare tra gli eroi del calcio lusitano, sicuramente l’eroe più improbabile.

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