Pietro Anastasi, indimenticato ex attaccante di Juve, Inter e nazionale italiana, avrebbe oggi compiuto 73 anni. L’ex attaccante è deceduto il 17 gennaio 2020. Lo ricordiamo tramite questi video che raccontano tanti aneddoti. Gli aneddoti di un ragazzo catanese, juventino dalla nascita, che fu provato in amichevole dall’Inter ma al quale, nell’intervallo, comunicarono che fu acquistato dalla “sua” Juve.

Anastasi coronò quindi il suo sogno. L’attaccante della Juve era diventato il simbolo dei tanti meridionali emigrati al nord, che “ce l’avevano fatta”. Il rapporto con il tifo bianconero decollò subito, al punto tale che sugli spalti comparve uno striscione “Anastasi Pelé bianco”. E in quel periodo Pelé era ancora considerato il miglior giocatore al mondo…

La Juve acquistò Anastasi dal Varese nel 1968 dopo che il ragazzo siciliano aveva vinto l’Europeo da protagonista con la nazionale, a soli 18 anni, segnando anche un gol in finale. Anastasi fu costretto a saltare il mondiale 1970 per un fatto singolare: un massaggiatore (mai chiarito se si trattò di Spoltini o Tresoldi) lo colpì per scherzo alle parti basse, provocandogli un infortunio.

Petruzzo trascorre otto stagioni alle corte della Vecchia Signora. All’esordio in campionato con la Juve segna una doppietta contro l’Atalanta. Giovanissimo, ma impavido. Contro la Lazio entrò a gara in corso segnando una tripletta in cinque minuti.

Nel 1976, a causa di incomprensioni con l’allenatore Parola, fu ceduto all’Inter in uno scambio con Roberto Boninsegna.

Questa la tripletta nel 4-0 contro la Lazio. Il primo gol arriva dopo un’azione strepitosa di Causio, il secondo dopo un cross di Capello, mentre il terzo di rapina dopo una caparbia azione di Viola.

Questo invece un momento di juventinità da parte di Anastasi. Presente in studio, l’ex giocatore della Juve non contiene la propria esultanza al rigore decisivo di Jugovic, che consegna la Champions League alla Juve.

https://www.youtube.com/watch?v=Kzc6iP_cbL0&feature=youtu.be

Nonostante sia passato all’Inter, arcirivale dei bianconeri, praticamente nessuno lo ha attaccato o insultato. Erano altri tempi, lo scambio fu concertato tra le due società e Anastasi dovette accettare, vista la situazione con il proprio tecnico.

Non possiamo purtroppo dimenticare la scelta della Lega Serie A che, con la giustificazione dei tempi tecnici, non organizzò il minuto di raccoglimento per ricordarlo.

Tutto è cominciato a febbraio di quattro anni fa. Pietro aveva un problema alla mano destra, non riusciva a impugnare bene la forchetta. Così siamo andati in ospedale e ci hanno detto che era meglio ricoverarlo, fare tutti gli esami. Hanno scoperto che aveva un tumore all’intestino e la Sla. È stato operato subito per il tumore e sottoposto alla chemioterapia, riuscendo a sconfiggerlo. Ma io ho deciso di non dirgli niente della Sla. I miei figli si fidano di me, erano d’accordo. Ho preferito che non sapesse nulla per proteggerlo. Lui aveva sempre in mente Stefano Borgonovo, morto nel 2013 proprio a causa della Sla. E io, ricordandomi di questo, non volevo farlo stare male. Finché non si sono manifestati segni evidenti.“Anna, faccio fatica a camminare, a respirare, a muovere le mani e le braccia”. Arrivati a quel punto, però, anche lui aveva capito. Muoversi diventava sempre più difficile, qualsiasi minimo gesto quotidiano si trasformava in un’impresa insormontabile. Finché un giorno, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto: “Sai cos’hai?”. E lui mi ha risposto: “Sì, ho la Sla”. Ed è rimasto a lungo in silenzio. Da quel momento la situazione si è aggravata, non riusciva più a muoversi, respirava a fatica e si aiutava con una macchina.Aveva rinunciato all’accanimento terapeutico, scrivendo su un foglio che rifiutava di essere rianimato. Ha anche rifiutato la tracheotomia alla quale gli avevano consigliato di sottoporsi. Quindi è arrivata una dottoressa, una persona davvero splendida, ha parlato con mio marito e gli ha prospettato la sedazione con una puntura. Si sarebbe addormentato e non si sarebbe mai più svegliato. È andata proprio così ed è avvenuto tutto molto rapidamente.C’eravamo io e mio figlio. “Mi faccio sedare”, ci ha comunicato. “No, aspetta”, l’ho pregato. Ma aveva deciso. Ha salutato l’altro nostro figlio che sta in America, chiamandolo via Skype, e alle sette di sera si è addormentato. Alle dieci e mezza era morto. Questa è una cosa che si fa solo se ci si ama e prima di morire mio marito mi ha detto delle parole bellissime. Parole d’amore“.

Lo straziante ricordo della moglie Anna Bianchi, che racconta gli ultimi giorni del grande campione siciliano.