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Quando Alexis Sanchez ha fatto passare in vantaggio il Cile contro la Germania in una partita dei gironi della Confederations Cup del 2017, ha messo fine a un record imbattuto da 10 anni. È stato il 38° gol in nazionale dell’attaccante dell’allora attaccante dell’Arsenal a fargli superare il record del Matador Marcelo Salas.

Sanchez è universalmente riconosciuto non solo come uno dei migliori calciatori cileni, ma come uno dei migliori sudamericani degli anni ’10 del terzo millennio. Tuttavia, va notato che l’attuale attaccante dell’Inter ha collezionato 136 presenze in nazionale, a fronte delle 74 di Salas, il quale vanta una media gol decisamente più alta con La Roja.

L’influenza di Marcello Salas non si è limitata solo a una brillante carriera in nazionale – dove, accanto a Iván Zamorano, ha creato una delle più iconiche coppie d’attacco della storia del calcio – ma il bomber nativo di Temuco ha vinto titoli nazionali con tutte le quattro squadre in cui ha militato. Parliamo di un giocatore che ha costruito la sua carriera non solo sul talento e sul duro lavoro, ma anche sulla grande tenacia e sull’indomabile voglia di emergere e vincere.

Salas ha iniziato la sua carriera all’Universidad de Chile, dove ha messo a segno 76 gol nonostante abbia portato a termine solo due stagioni complete per il club, nelle quali ha vinto due titoli nazionali consecutivi. Salas, allora 22enne, aveva oramai trasceso i confini del calcio cileno e i principali giganti sudamericani erano pronti a battagliare per assicurarsene le prestazioni. Nonostante i fruttuosi contatti con il Boca Juniors, l’attaccante cambiò idea e firmò per gli acerrimi rivali del River Plate. Le critiche non tardarono ad arrivare e, prima ancora che il cileno, esordisse in Argentina, Diego Armando Maradona non gliele mandò a dire. Anche a distanza di 20 anni, il D10S è tornato a stuzzicare Salas: “Il popolo argentino è tutto del Boca, quindi non possiamo avere idoli uruguaiani o cileni”. Il riferimento a Francescoli e Salas era chiaro.

Niente di tutto questo sembrava distrarre Salas, che continuava a segnare gol, dando inizio a uno dei periodi più dominanti della storia del River Plate. Con una media di più di un gol a partita (26 reti in 51 match) si guadagnò il soprannome di El Shileno Salas, dato il contributo in quattro trofei vinti dal club: il Torneo de Apertura nel 1996 seguito da Clausura, Apertura e Supercopa Sudamericana l’anno successivo.

Grazie soprattutto a Salas e Zamorano, dopo decenni bui, il Cile stava tornando ad essere una delle potenze sudamericane. L’attaccante ha fatto il suo debutto in nazionale a 19 anni contro l’Argentina, e da quel momento non è uscito più dalla squadra titolare, facendo spessissimo coppia con il suo gemello Zamorano. I due formarono una coppia devastante che permise a Salas non solo di mantenere gli standard delle squadre di club, ma anche di fare meglio. Mise a segno 30 gol nelle sue prime 43 partite. Uno score particolarmente impressionante visti gli avversari a cui mise a segno quelle reti. Undici di questi gol hanno contribuito a spingere il Cile ai Mondiali di calcio del 1998, mentre ha colpito entrambe le volte nella prestigiosa amichevole a Wembley sull’Inghilterra, prima di mettere a segno 4 gol nella rassegna iridata. Dal 1996 al 1998, Marcelo Salas ha messo a segno ben 25 gol in 29 partite con la nazionale cilena.

Il passaggio a un top club europeo era la naturale conseguenza. E arrivò dopo il mondiale, quando la Lazio di Sven-Göran Eriksson si lanciò in picchiata per accaparrarselo. Nella sua prima stagione, Salas conquistò Coppa Italia e Coppa delle Coppe, mettendo a segno 23 gol in 43 partite. Quella successiva fu ancora migliore, con la Lazio che vinse la Supercoppa europea contro il Manchester United (e proprio Salas segnò il gl decisivo), oltre al tanto agognato scudetto. Facendo un passo indietro, in occasione del 4-0 rifilato al Panionios nel ’98-’99, il tecnico dei greci definì la Lazio “la squadra più forte al mondo”. E quel tecnico non era certo un pivellino, ma Ronnie Whelan, leggenda del Liverpool, con il quale vinse praticamente tutto.

Nella pazza estate 2001, Marcelo Salas fu ceduto alla Juventus per 25 miliardi e il cartellino di Kovacevic. Quel trasferimento segnò la fine della carriera del cileno a livelli top, nonostante avesse solo 27 anni. I motivi non furono tecnici né psicologici, ma erano legati ai tanti infortuni che lo tormentarono in quegli anni. Nel biennio bianconero arrivarono due scudetti, ma Salas fu costretto ad assistere alla maggior parte dei match in quegli anni dalla tribuna o dalla panchina.

A soli 29 anni, Salas tornò al River in prestito e, nonostante i continui problemi fisici, mise a segno 17 gol in due stagioni, contribuendo a portare i Millionarios alle semifinali della Copa Libertadores, dove la squadra fu eliminata dai brasiliani del São Paulo. Nel 2005 Salas è tornato all’Universidad de Chile, dove ha giocato fino al 2008, segnando 113 gol in 200 partite, in un campionato di livello decisamente più basso.

Nella prossima puntata parleremo nei dettagli della partnership offensiva composta da Salas e Zamorano.