Acapulco, il paradiso balneare messicano, è diventato famoso negli anni Cinquanta del secolo scorso, e la sua notorietà è arrivata ben presto in tutto il mondo. Attratte dall’eterno sole e dalla libertà, le star di Hollywood, tra cui Elizabeth Taylor e Frank Sinatra, hanno preceduto le folle di studenti americani durante le vacanze di primavera, e hanno reso questa località turistica una delle più apprezzate e attraenti del Messico.

Il sole è di un giallo radioso, la sabbia è dorata e le palme sono di un verde intenso. I cocktail scintillanti e i fluorescenti neon sulla spiaggia mettono in mostra questi colori. Uno dei più celebri figli di Acapulco, Jorge Campos, li ha indossati tutti.

Campos, uno dei calciatori messicani più conosciuti, è venerato per il suo stile di gioco, acrobatico, espressivo, audace, azzardato e, allo stesso tempo, molto efficace. Veterano, con 130 presenze in nazionale e due mondiali giocati, il messicano è stato nominato terzo miglior portiere al mondo dalla FIFA nel 1994.

I kit da portiere progettati e commissionati da lui personalmente, ispirati alla sua città natale, inquadrano un personaggio decisamente grandioso.

Questo ragazzo esile, ma scattante e agilissimo, fece il suo debutto nei nei PUMAS di Città del Messico. D’altronde aveva acquisito questa agilità praticando altri sport. Campos si era avvicinato a tennis, equitazione, basket e baseball. Soprattutto, come quasi tutti i nativi di Acapulco, non poteva non praticare surf. La sua elasticità nel cavalcare le onde è stata traslata tra i pali.

Campos scelse di diventare portiere in virtù del suo senso di sgargiante ribellione, pronto a distinguersi sempre dalla massa. Lui che non arrivava al metro e settanta. Eppure nei primi anni di carriera si divise tra il ruolo di portiere e quello di attaccante esterno. Il tecnico Miguel Mejía Barón gli preferì Rios tra i pali, ma non rinunciò a Jorge in campo. Alla prima stagione completa da attaccante, segnò ben 14 gol.

Nel 1990/1991 trovò la sua dimensione definitiva in porta, contribuendo alla vittoria del titolo dei PUMAS. Il tecnico Mejía Barón, tra l’altro appassionato di filosofia, comprese subito che Campos avrebbe ridisegnato il ruolo di portiere. Dopo essere diventato portiere titolare della nazionale messicana, iniziò a disegnare le celebri divise originali e variopinte che avrebbero segnato un’epoca.

Il suo stile da portiere era senza dubbio unico e diventava un facile bersaglio per le critiche. Tuttavia, Campos ha lavorato duramente per guadagnare solidità e costanza. Ad un occhio superficiale, Campos era discontinuo e imprevedibile. Apparentemente era un colorito artista circense, che intratteneva il pubblico ma terrorizzava difensori e allenatore. Eppure dietro quelle bizzarre divise e i suoi movimenti “da surfista” si celava un gran bel portiere.

Compensava con l’agilità ciò che gli mancava in altezza. La forza di base acquisita durante la sua gioventù da surfista, i rifletti fulminei e la rapidità nel giocare il pallone con i piedi erano il suo cavallo di battaglia. Campos leggeva il gioco da portiere libero, da seguace di Grosics più che da antesignano di Neuer. La differenza con il tedesco era data naturalmente dalla mancanza di fisico ed esplosività. D’altronde tra i due ci sono ben 25 cm di differenza…

Diventato un’icona, non solo nazionale, ma che trascese i confini messicani, a Campos si aprirono le porte dei mondiali di USA ’94. Si aspettava di potersi alternare tra porta e attacco anche nella massima rassegna continentale, ma Blatter si oppose. L’estremo difensore messicano non la prese bene.

Non capisco che cosa significhino le dichiarazioni di Blatter. Se io sono in grado di giocare in due ruoli, è un vantaggio che il mio allenatore, se lo ritiene opportuno, ha tutto il diritto di sfruttare. Certo, in tutto il Mondiale, mi piacerebbe giocare almeno un quarto d’ora da attaccante. Sarebbe una soddisfazione personale”.

Per tutta risposta, Campos continuò a disegnare e indossare divise sempre più variopinte. A seguito del divieto della FIFA, per Francia ’98, di indossare divise di questo tipo, Campos rispose con un’idea delle sue. Quando il Messico indossava la prima maglia, lui indossava la seconda, e viceversa.

Questo suo andare sempre controcorrente e il suo istrionismo gli hanno fatto varcare i confini americani, nonostante non abbia mai giocato in Europa. Celebre la sua partecipazione a uno spot con Cantona e Rui Costa (Good vs. Evil) e la sua caratterizzazione in Holly e Benji nelle sembianze del portiere Ricardo Espadas, personaggio naturalmente dedicato a lui.

I portieri sono diversi, ma alcuni sono più diversi degli altri. Duckadam, Higuita, Chilavert o Grobbelaar sono alcuni di questi esempi. Tutti hanno una propria mentalità e un repertorio di punti di forza individuali. Jorge Campos era un portiere e un mago, che suscitava allegria, stupore e adulazione in egual misura.