Generazione Stam e generazione Neymar

Jaap Stam compie oggi 48 anni. Lo celebriamo e parliamo del calcio dei decenni precedenti, che pullulava di duri come lui, mentre oggi si è troppo trasformato

Oggigiorno la generazione Neymar ha preso il posto di quella di Jaap Stam, attuale allenatore dell’FC Cincinnati.

Non molto tempo fa, Gennaro Gattuso ha confessato che quando perdeva una partita distruggeva tutto per la frustrazione della sconfitta mentre oggi i giocatori fanno selfie dopo una partita andata male e pubblicano le foto sui social network.

Daniele De Rossi ci andò pesante sui calciatori giovani di oggi: “Quando ho iniziato a fare il calciatore, 20 anni fa, era tutto diverso. Ora un 20enne che entra in prima squadra ha, su Instagram, già più seguaci di Messi. Alcuni di loro mi irritano. Quando li vedo fare le dirette Instagram nello spogliatoio prima di una partita mi viene voglia di colpirli sui denti con una mazza da baseball”.

Tutti sappiamo come è cambiato il calcio in questo senso negli ultimi anni.

I media, i follower, i tatuaggi e i soldi oggi forgiano un atleta, mentre in passato i calciatori si facevano attrarre meno dalle distrazioni. Ci sono stati tanti fuoriclasse che hanno fatto una vita sregolata, ma davano anima e cuore in campo.

A metà giugno ha fatto il suo esordio sulla panchina del Cincinnati FC un ex calciatore conosciuto per essere un duro, che è la nemesi totale dei calciatori di oggi iperconnessi e “ballerine” in campo: Jaap Stam.

Come dimenticare questo colosso olandese! Un punto di riferimento per le difese, il classico calciatore con cui andare in guerra. Un carattere fortissimo e un elemento estremamente duro in campo, che fosse in Olanda (PSV, Ajax), Inghilterra (Manchester United di Ferguson), o Italia (Lazio e Milan, in una difesa con Cafú, Nesta e Maldini).

Ricordate questo celebre video?

Euro 2000, Olanda-Repubblica Ceca: uno scontro di gioco con un altro gigante, Jan Koller, si fece ricucire il sopracciglio a bordocampo senza mostrare alcuna smorfia di sofferenza. L’arbitro aveva chiamato il cambio, vista l’entità della ferita, ma Stam fece cenno di voler rimanere in campo, e vi rimase.

Queste scene sarebbero mosche bianche nel calcio odierno.

Nel Manchester United, il mitico Ferguson esortava i propri calciatori a cadere in area al minimo tocco. Stam non era d’accordo, affermando che questo atteggiamento non faceva parte della sua indole. Ne nacque un alterco con il tecnico, che portò alla cessione di Stam alla Lazio: fu una scelta di cui Sir Alex si pente ancora oggi. In quegli anni Stam era di gran lunga il miglior difensore della Premier. Basti pensare che Peter Schmeichel lo ha considerato il miglior difensore con cui ha giocato.

A volte l’olandese eccedeva nelle reazioni, ma i calcio degli anni ’80, ’90 e dei primi anni 2000 era un calcio dove il “sacro fuoco” la faceva da padrone e molti calciatori quasi “morivano in campo”, come in celebri sfide, ad esempio, tra Manchester United e Arsenal oppure Juventus e Milan.

Erano vere e proprie epopee, in cui i calciatori davano il sangue in campo, speso letteralmente.

Duelli tra Maldini e Ronaldo, Nesta e Vieri, Batistuta e Baresi, Ferdinand e Shearer…

Per non parlare di autentici combattenti come Ringhio Gattuso o Roy Keane. Con questi giocatori, una squadra andava in guerra.

Oggi assistiamo a un derby Atletico-Real in cui una spinta di Sergio Ramos a João Félix diventa virale e i giocatori si buttano al minimo tocco. E, appunto, un Neymar che si contorce dal dolore dopo una caduta anche banale.
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Siamo entrati nella generazione Neymar…

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