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Il primo gennaio è il giorno che ha dato i nativi a uno dei difensori più forti di tutti i tempi: Lilian Thuram. Il colosso di origini guadalupensi incarna la nuova era del calcio francese, con i settori giovanili che reclutavano giovani calciatori di tutte le etnie, i quali contribuivano ai successi della nazionale transalpina.

Thuram emigrò nel 1981 con la famiglia dall’isola di Guadalupa in Francia. La sua prima squadra fu Fontainebleau, poi fu notato dal Monaco, dove esordì nel 1991. Un problema alla vista lo costringeva a giocare con le lenti a contatto; questo inconveniente non ne inficiava comunque le performance. Thuram si consolidò tra i migliori difensori del campionato francese e poi del mondo.

Cinque anni dopo il suo esordio al Monaco, Thuram approdò al ricco Parma, che stava vivendo il boom con i Tanzi. Nella città ducale, Thuram conquistò Coppa Uefa, Coppa Italia nel 1999 e Supercoppa Italiana, sfiorando lo scudetto in un paio di occasioni. Il sogno fu spezzato da quella che diventò la sua nuova squadra: la Juve.

Le migliori soddisfazioni della carriera, però, Thuram se le tolse in nazionale. Nel 1998 i transalpini vinsero il mondiale. Thuram formò una coppia difensiva impressionante, tutta fisico, esplosività e classe, con Marcel Desailly. Lilian svestì i panni del centrale e indossò quelli di goleador nel match contro la Croazia, sancendo la rimonta in semifinale. E, due anni dopo, nel 2000, vinse l’Europeo con i transalpini battendo, ahinoi, l’Italia in finale per 2-1. Con i Blues, Thuram disputò 110 partite, giocando anche il mondiale 2006, nel quale si consumò però la vendetta nostrana.

A Parma si consolidò subito tra i migliori centrali del campionato e arrivò a comporre una coppia di livello mondiale con Fabio Cannavaro. Tra Carletto Ancelotti e Lilian Thuram nacque un ottimo rapporto. Lilian era un leader in campo e fuori e Ancelotti ne apprezzò le doti umane. Al suo passaggio alla Juve, chiede subito Thuram, ma il Parma, in quel tempo ricchissimo, riuscì a resistere. Thuram passò alla Juve nel 2001, a 29 anni, quando Moggi presentò un’offerta che non si poteva rifiutare: 75 miliardi del vecchio conio. Come noto, Thuram approdò alla Juve assieme a Buffon, all’epoca 23enne.

Lilian Thuram con Henry e Deschamps dopo la doppietta contro la Croazia a Francia ’98

Lilian, quando giunse a Torino, non ritrovò né Ancelotti né l’amico e compagno di nazionale Zidane. Questo il suo commento: «Ancelotti ha insistito tanto perché io venissi a Torino, quando l’hanno mandato via era molto arrabbiato, ma mi ha suggerito di non cambiare idea. Anche Zidane mi aveva convinto ad accettare le proposte della Juventus. È una cosa strana sapere che Zizou è andato via. Ma cambiare fa parte della vita».

Il francese, quasi 30enne, quindi nel pieno della carriera, aveva tutto per lasciare un marchio indelebile anche alla Juve, ma gli inizi non furono eccellenti. Thuram soffrì tatticamente. Lilian aveva trascorsi da difensore polivalente da centrale nel Parma e da laterale destro nella Nazionale francese. Lippi provò a farlo giocare come centro-destra, non conferendogli le consegne di baluardo difensivo, ma dandogli anche licenza di fare progressioni e impostare.

Dopo tante difficoltà iniziali, nel match contro il Brescia, alla vigilia di Natale, Lippi trovò la chiave dell’assetto bianconero e Thuram si trovò finalmente a suo agio nella nuova veste. Le sue sgroppate e i suoi cross divennero l’arma in più di una Juve che aveva oramai imboccato la strada giusta.

Senza perdere nulla della grinta, dell’intelligenza tattica e del tempismo che lo avevano reso tra i difensori più forti del mondo, acquisì anche consapevolezza di poter svolgere la doppia fase. Non solo difensore che spaventava quasi tutti gli attaccanti ma, allo stesso tempo, temibile terzino devastante in progressione. Nel 2001-2002 il gol più bello con una squadra di club: cavalcata trionfale contro il Milan e gol a coronamento di quella splendida corsa.

Con la maglia della Juventus, Thuram è riuscito a vincere il tanto agognato scudetto, che aveva solo sfiorato a Parma. Di scudetti ne conquistò ben sei, con l’unico cruccio della sua carriera: non essere mai riuscito a vincere la Champions League, in mezzo a tantissimi trofei. Probabilmente siamo al cospetto del miglior difensore a non aver mai vinto la competizione.

Vincenzo Di Maso