Alan Shearer, al di là dei freddi trofei

«Ho ottenuto tutto quello che volevo e sono andato anche oltre le aspettative», rifletteva Alan Shearer, ricordando la sua carriera e, nello specifico, la sua avventura al Newcastle. «È sempre stato il mio sogno. Era la mia squadra», ha continuato. «La gente viene sempre criticata per non essere leale nel calcio di oggi. Beh, sono tornato a casa, ci sono rimasto per dieci anni, e mi sono divertito tantissimo. Ho giocato per la mia squadra, la squadra che ho sempre tifato. E questo è il sogno di ogni ragazzo».

Shearer sarebbe diventato il miglior marcatore di tutti i tempi della sua squadra del cuore, ed è ancora il miglior marcatore della Premier League. Questo nonostante la sua carriera sia iniziata prima dell’istituzione della Premier League, avvenuta nel 1992.

Gli inizi lontano da casa

Dopo essere stato scartato dal Southampton, Shearer scelse di fare la trafila delle giovanili con la maglia del Southampton, su raccomandazione dello scout Jack Hixon. L’impatto con la maglia dei Sants fu immediato, al punto che arrivò a segnare una tripletta alla sua prima da titolare. L’avversario non era esattamente uno dei più morbidi: l’Arsenal.

Un giovanissimo Alan Shearer con la maglia del Southampton

 

Alla quarta stagione, nel 1991-1992, Shearer superò i 20 gol tra tutte le competizioni. Con l’avvento della Premier League, nel 1992, Shearer fu ingaggiato dal Blackburn ed era già titolare della nazionale inglese. Il Blackburn investì molto in quel periodo e lo strappò ai Saints per 3,6 milioni di sterline. Shearer rifiutò il Manchester United. I Rovers erano nel bel mezzo di una rivoluzione, con i soldi di Jack Walker a sostenere economicamente la squadra e le competenze manageriali di Kenny Dalglish a guidarla in campo. Il Blackburn non si nascondeva e puntava a vincere il titolo di Premier.

L’impatto devastante con il Blackburn

La prima stagione di Shearer al Blackburn fu condizionata da un infortunio. Eppure in quel 1992-1993 mise a segno 16 gol in 21 partite, traguardo oggettivamente notevole per un under 21. Ma è nelle due stagioni successive che l’abilità di Shearer nel segnare portò il Blackburn a raggiungere nuove vette. Shearer realizzò 31 gol in 40 partite nella stagione 1993/94, quando il Blackburn si classificò secondo. Fu l’arrivo di Chris Sutton per la stagione 1994/95 che sancì la realizzazione dell’ultimo step per il titolo. Con quella coppia d’oro, i Rovers vinsero il titolo di Premier nel 1994/1995.

Shearer-Sutton, una delle più forti coppie gol di sempre

 

La premiata ditta composta da Shearer e Sutton, la SAS, come si è fatta conoscere, è stata dirompente e devastante. Completandosi perfettamente, i due hanno contribuito a far segnare ai Rovers 80 gol in quella stagione, lanciando la squadra verso il primo (e unico) titolo di Premier. Il contributo di Shearer al titolo portò la giuria della Premier ad assegnargli il PFA Player of the Year, il riconoscimento come miglior giocatore della Premier.

L’anno successivo il Blackburn non riuscì a confermarsi, finendo la stagione al settimo posto e uscendo ai gironi di Champions League. I Riversiders uscirono in un girone che comprendeva lo Spartak Mosca (dominatore), il Legia Varsavia e il Rosenborg. Tuttavia Shearer chiuse la stagione nuovamente come capocannoniere della Premier League con ben 31 gol in 35 partite.

Il palcoscenico internazionale

Nelle prime 12 partite con la nazionale inglese, Shearer non andò a segno, ma a Euro ’96 segnò ben 5 reti, arrivando a sfiorare la finale e conquistando il Golden Boot. Le quotazioni di Shearer erano arrivate ormai a un livello tale da essere considerato uno dei migliori al mondo. Infatti, avrebbe concluso l’anno arrivando terzo al premio FIFA World Player. In virtù di ciò, divenne l’obiettivo di mercato dei top club in Europa, ma soprattutto del Manchester United, che cercava di aggiungere un altro fuoriclasse alla sua squadra per inseguire il sogno Champions League.

In effetti, Shearer aveva parlato con Sir Alex Ferguson di un suo passaggio ai Red Devils, ma non se ne fece nulla. In primo luogo, il proprietario dei Blackburn, Walker, era riluttante a vendere la sua stella ai rivali principali, al punto da scoraggiare Shearer dal trasferirsi allo United. Il presidente dei Red Devils Martin Edwards affermò poi che la cessione di Shearer fu bloccata da Walker. In secondo luogo, il richiamo di casa era troppo forte e quando Shearer ricevette l’offerta del Newcastle non ci pensò due volte.

Back home

Quando nell’estate ’96 si vociferava della trattativa con il Newcastle, la notizia si diffuse in tutto il mondo. Shearer aveva firmato per il suo amato club della sua città natale, Newcastle. Il prezzo, record per l’epoca, fu di 15 milioni di sterline. Bazzecole per i tempi attuali. Aveva anche ritrovato il suo idolo da ragazzino, Kevin Keegan, il tecnico di quella che era una squadra divertente e frizzante, anche se imperfetta. Il giovane Shearer aveva visto Keegan allo stadio all’inizio degli anni ’80. Il ruolo di Keegan ai fini del ritorno di Shearer a casa è stato determinante.

Per quanto nella sua lunga avventura al Newcastle Shearer abbia segnato caterve di gol, le cose non sono andate come lui o la società avrebbero sperato. All’inizio componeva una coppia gol da fuochi d’artificio con Les Ferdinand. Il picco fu raggiunto nella vittoria per 5-0 contro il Manchester United alla fine del 1996 ma, all’inizio del 1997 lo scenario stava cambiando.

Il declino dei Magpies

Kevin Keegan lasciò per contrasti con la dirigenza. Il suo addio e la sua sostituzione con il vecchio tecnico di Shearer ai tempi del Blackburn, Kenny Dalglish, videro inizialmente il Newcastle ancora in alto, con i Magpies che si classificarono al secondo posto nel ’96/’97. Ma le cose si misero per il verso sbagliano.

Ferdinand fu ceduto al Tottenham all’inizio della stagione successiva e Shearer subì il primo di una serie di gravi infortuni che avrebbero avuto un impatto enorme sulla sua carriera, anche in termini di gol. Sia lui che la sua squadra trovarono grosse difficoltà e, nonostante abbia raggiunto due finali di FA Cup, sotto la guida di Dalglish e poi di Ruud Gullit, non arrivarono trofei.

Il rapporto tra Gullit e Shearer è sempre stato molto teso. Gullit sosteneva che Shearer era un giocatore enormemente sopravvalutato, e all’inizio della stagione 1999/2000 questo rapporto si ruppe completamente. Una catastrofica sconfitta nel derby contro il Sunderland tra un diluvio universale, in cui Shearer fu lasciato in panchina mentre Gullit cercava di affermare la sua autorità, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Gullit si è poi scusato dopo qualche anno e il rapporto tra i due si è ricomposto.

Gullit e Shearer in un programma televisivo

 

Ma con l’arrivo di Bobby Robson come nuovo tecnico, Shearer trovò una nuova vita. Sotto la guida di un uomo che un paio d’anni prima aveva cercato di ingaggiarlo per il Barcellona, Shearer decise di cambiare modo di giocare, proprio perché il suo corpo non rispondeva come nel periodo precedente agli infortuni. Era meno esplosivo, meno dinamico, ma letale come sempre. I gol continuavano ad arrivare, mentre Newcastle saliva di nuovo in classifica per tornare in Champions League finendo quarto. Un’impresa che avrebbe ripetuto con il terzo posto la stagione successiva.

Con il declino della sua carriera, i gol non arrivavano con la stessa frequenza, ma il suo score continuava a salire costantemente. Nel match contro il Sunderland, vinto per 3-1, ha subito l’ennesimo infortunio, che lo ha costretto a concludere la carriera con leggero anticipo. A sole tre partite dalla fine della stagione in cui avrebbe dovuto ritirarsi, ha di fatto anticipato la sfortunata fine di una carriera magistrale.

In tutto, Shearer ha segnato 260 gol in Premier League, record ancora imbattuto, più altri 23 gol nella vecchia First Division con il Southampton. Nei suoi fasti pre-infortunio, a metà degli anni ’90, è stato il migliore attaccante della sua generazione, eppure, una volta che gli infortuni hanno cominciato a farsi sentire, si è ritagliato un ruolo di grande efficacia. Forse non ha vinto i trofei che alcuni giocatori decisamente inferiori a lui possono vantare, ma il suo impatto è stato profondo e ha realizzato il suo sogno personale di rappresentare la sua squadra del cuore.

 

Vincenzo Di Maso

 

 

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