Compie 80 anni Renzo Ulivieri, un tecnico sui generis che ha allenato per quattro decenni, raggiungendo il suo apogeo con il Bologna alla fine dello scorso millennio.

Proprio nella città felsinea si rese protagonista di un particolare episodio, raccontato da Bruno Pizzul.

Era la stagione 1997-98, siamo alla vigilia di un Bologna-Juve colorito e significativo (anche per la classifica). Il Bologna veleggiava verso metà classifica, la Juve di Lippi lottava per lo scudetto. Vista la difficoltà di arginare l’alta marea bianconera, quel «geniaccio» di Ulivieri cosa s’inventò? Di tenere in panca Roby Baggio, idolo della folla bolognese e goleador del campionato (finirà la stagione con 23 gol). «Scelta tecnico-tattica» spiegò l’allenatore. Il “divin codino”? «Meglio cambiare aria…», disse. Finì la partita, la Juve dilagò 1-3. Fu un peccato vedere Roby fuori dalla partita perché lui era uno che trasmetteva la gioia di giocare a calcio e voleva che anche coloro che andavano a vedere la partita si divertissero. Tutti lo hanno amato Baggio: anche a casa Ulivieri. Infatti proprio dopo quel Bologna-Juve, Ulivieri tornò a casa in Toscana, dove abitava ancora con la mamma. Quando arrivò, suonò il campanello per farsi aprire la porta e la mamma gli disse: “chi non fa giocare Roberto Baggio in casa mia non entra!” e lo mandò a dormire in albergo“.

E poi c’è questo aneddoto raccontato da Carlo Nervo, esterno del Bologna di quegli anni:

Una domenica un compagno, sostituito, fa polemica. Il martedì, nello spogliatoio, mister Ulivieri mette le cose in chiaro: ‘Domenica chi verrà sostituito, per dimostrare felicità nei confronti di chi entra, dovrà fare una capriola davanti alla panchina!’Si gioca a Firenze, derby tesissimo. Io ho il terrore di essere richiamato e mi impegno alla morte. A metà secondo tempo l’arbitro fischia. Cambio, esce Kolyvanov che si incammina, arriva davanti a Ulivieri e ooooplà, si esibisce in una piroetta spettacolare tra gli insulti degli ultrà viola. Un mito! Cristallini, richiamato in panca per la seconda sostituzione, si rifiutò. E da quel momento giocò gran poco...”.

Aneddoto sul sesso:

Allenavo l’Empoli, dovevamo salvarci e avevamo perso la penultima partita. Dovevo fare qualcosa e allora mentre eravamo ancora sull’autobus chiesi alla squadra di giurarmi massimo impegno in quella settimana, con astensione al sesso. Arrivammo a destinazione e i calciatori, per scendere, mi passavano davanti uno a uno giurandomi che non avrebbero fatto sesso, finché a un certo punto arriva il più giovane del gruppo e mi dice che non se la sente di farmi quella promessa. Mi arrabbiai ma prima che le cose potessero degenerare spiegò subito: «Mister, io sono vergine, se mi capita l’occasione in settimana come faccio a dire di no?». L’Empoli riuscì a salvarsi.

Sulla sua avventura a Napoli, ha invece ricordato, guarda caso, l’episodio con un giornalista:

Napoli? Mi è dispiaciuto molto per Antonio Juliano che ha assecondato le mie richieste. I giocatori li avevo scelti io e la responsabilità mia. Li avevo sbagliati dal punto di vista caratteriale, perché non sapevo che giocare a Napoli è difficile. Il San Paolo è impegnativo. Io mandavo a quel paese un giornalista nell’intervallo? È vero“.

Per rendere l’idea del personaggio e dei suoi valori, riportiamo le sue parole sul silenzio stampa:  “Io il silenzio stampa non lo faccio perché voglio rispettare chi ha lottato per il diritto di parola”.

Nonostante non sia “di primo pelo”, Ulivieri è particolarmente sensibile ai problemi che attanagliano la società attuale: “Tante volte credo non si riesca ad inquadrare il problema: il problema è a monte, è la violenza. Non c’è razzismo senza violenza, chi si esprime in certe maniere non ha il concetto dell’essere non violento. Ci vuole il rispetto, che significa accettare i problemi, le difficoltà e che tu possa fermarti ad aspettare un compagno rimasto indietro. Se noi riprendiamo in mano queste idee, il razzismo trova campo per andare avanti? Io credo di no”.