Gian Piero Gasperini è stato esaltato, in tempi non sospetti, da José Mourinho, tecnico che compie gli anni nel suo stesso giorno. Lo Special One definì Gasp come il tecnico più preparato tatticamente che avesse mai affrontato.

Il Gasp ha sempre avuto un’idea tattica precisa. Funzionale ad esaltare le caratteristiche dei singoli e la qualità complessiva della rosa a sua disposizione.

La proposta “estrema” della Dea è quella di creare un riconoscibilissimo marchio di fabbrica, che si traduce nella volontà di non adattarsi alla controparte. Gasperini, infatti, non muta mai l’approccio all’avversario di turno.

I nerazzurri, dunque, non possono fare a meno di lavorare continuamente sulla ricerca degli automatismi, all’interno di una certezza strategica: il 3-4-2-1.

Coerentemente, con questa impostazione dottrinale, a Gasperini va riconosciuto il merito di aver dimostrato con i risultati, e non a chiacchiere, che l’Atalanta rappresenta l’unica realtà progettuale dell’intera Serie A. Non soltanto confinata in provincia, bensì esportabile anche a livello internazionale, nonostante un fatturato strutturale sicuramente lontano dai principali Top Team europei.

I punti di forza di questa rosa sono dovuti principalmente a un gioco corale e organizzato, con i calciatori nei posti giusti. Il laboratorio Gasperini è andato avanti per un po’ di tempo e, nel corso degli anni, al tecnico sono stati privati tanti giocatori. 

Consigli, Castagne, Caldara, Bastoni, Spinazzola, Kessie, Cristante, Gagliardini, Bonaventura, Baselli, Petagna. Questo è un possibile undici titolare dei calciatori ceduti dagli orobici negli ultimi anni, una squadra intera. Il bello è che l’Atalanta, a seguito delle cessioni, si è resa protagonista di un ulteriore upgrade.

Con la partecipazione alla Champions, il fatturato è aumentato e, grazie alla chiusura in netto attivo nei due bilanci precedenti, il prossimo anno Percassi potrà permettersi di chiudere anche con un deciso rosso. Chiaramente facendo fronte alla situazione contingente dovuta alla pandemia di covid-19.

Una crescita costante anche a livello economico. Chiaramente sarà difficilissimo mantenersi in Champions e andarci con costanza, in quanto le contender hanno altre possibilità economiche. Il punto è che, viste le finanze rosee, la Champions è un di più e non un’ossessione. Già partecipare con costanza alle manifestazioni europee potrà essere manna dal cielo, spingere i migliori a rimanere e alzare l’asticella ulteriormente in termini di acquisti.

Basti pensare che, tolto l’incidente di percorso nei preliminari di Europa League del 2018 contro il Copenhagen, la Dea si è sempre fatta valere in Europa. Non possiamo dimenticare che nella competizione meno nobile gli uomini di Gasperini hanno dato 8 palloni all’Everton in due gare e hanno battuto anche il Lione… In Champions Gasperini e i suoi ragazzi sono riusciti a reagire nel migliore dei modi a grandi batoste, qualificandosi agli ottavi di finale per due stagioni consecutive. Traguardi impensabili prima che la Dea decidesse di puntare su un tecnico che si è dimostrato una vera e propria miniera d’oro.