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Mariella Scirea ha dichiarato «È un regalo particolare di Sky a me e mio figlio Riccardo. Un regalo proprio sotto l’albero di Natale», riferendosi al bellissimo speciale Sky preparato da Federico Buffa un tre anni fa. Rimanendo in tema, abbiamo deciso di proporvi l’ultima intervista di Scirea da calciatore, ovvero quando il leggendario libero della nazionale annunciò il proprio ritiro dal calcio giocato.

Il tragico schianto avvenne esattamente 33 anni fa. Quell’incidente maledetto su una fredda strada polacca ci portò via uno dei calciatori più forti e amati che il nostro calcio ha mai vissuto.

Riportiamo pertanto questa famosa intervista.

In una giornata così, ti passano per la testa mille nomi e rivivi mille emozioni. Sei commosso e frastornato. Una domenica difficile, l’ultima da calciatore. 
Non so ancora come l’affronterò. 
So però che lascerò un mondo meraviglioso: con tanti pregi e qualche difetto, tuttavia un mondo affascinante.
Sono felice di aver vissuto da protagonista sedici anni di grande calcio.
Sono felice di aver vinto tanto; mi rendo conto di essere stato aiutato anche dalla fortuna.

Forse i tifosi vorranno ringraziarmi, ma sono io per primo a ringraziare loro; chiedo in cambio soltanto un applauso. Verrà spontaneo, non ho dubbi. Penso di meritarmelo. E sono certo che non riuscirò a trattenere qualche lacrima. Mi conforta la consapevolezza di restare comunque nell’ambiente.

Mi sono domandato anch’io tante volte se è davvero il momento giusto di dire basta. E sono convinto di sì. Meglio smettere ancora da giocatore vero che trascinarsi da campione in disarmo. Non mi pento di una decisione presa ormai da tempo. 
Sono felice, comunque, per aver giocato domenica a San Siro: una gara importantissima, direi decisiva, finita bene. Come spero finisca la nostra travagliata stagione: oggi dobbiamo conquistare un posto in coppa-Uefa, la festa sarà doppia. 
Lascerò una Juve europea, pronta a ricominciare la scalata.

In giornate così vorresti ringraziare tante persone, ed hai sempre paura di dimenticare qualcuno. Così, citando Boniperti e Giuliano, i dirigenti che hanno creduto in me, Zoff che mi ha sempre protetto, come fossi suo fratello minore, e Bearzot.

Voglio soffermarmi in particolare su un uomo che il grande calcio conosce poco: Gianni Crimella, il mio scopritore che abita a Cinisello Balsamo. Gli devo tutto, fu lui a portarmi a fare il primo provino all’Atalanta quando ero ancora ragazzino. Oggi sarà commosso come me.

E poi ringrazio mio padre, Stefano, al quale ho dedicato troppo poco tempo: quando mi vede, mi dice: Ciao forestiero. Da domani spero di esserlo un po’ meno. Anche se mi attende un compito nuovo, ugualmente impegnativo.

Farò l’allenatore, ricominciando da zero, con umiltà. La stessa che mi ha sorretto durante la gavetta da giocatore. So che non mi servirà la precedente esperienza, dovrò scoprire tutto da capo. Ma ho un segreto; ho rubato qualcosa a ciascuno dei tecnici che ho avuto. Da Parola la capacità di responsabilizzare i giovani, da Trapattoni la capacità di tenere unito lo spogliatoio, da Marchesi la serenità. E da Bearzot quella straordinaria umanità che è la base di ogni successo.

Grazie a tutti